Nik Storonsky, il fondatore di Revolut destinato a diventare il nuovo miliardario della finanza tech
- piscitellidaniel
- 23 giu
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Nik Storonsky, fondatore e amministratore delegato della fintech Revolut, è destinato a entrare nell’élite dei grandi miliardari globali. Un traguardo che si avvicina sempre di più grazie a una combinazione esplosiva di fattori: crescita esponenziale dell’azienda, un piano di incentivazione azionario senza precedenti e l’ambizione di trasformare Revolut in una super app finanziaria con respiro globale, capace di rivaleggiare con le big tech della Silicon Valley. Il modello seguito è quello già sperimentato da Elon Musk in Tesla: niente compensi fissi, ma obiettivi elevatissimi che, se raggiunti, generano guadagni astronomici in azioni.
Nato a Mosca nel 1984 e trasferitosi nel Regno Unito nel 2004, Storonsky ha una formazione matematica solida ed è stato trader per Credit Suisse prima di fondare, nel 2015, la sua società fintech. Revolut ha mosso i primi passi come app per il cambio valuta a tassi vantaggiosi, ma in pochi anni si è evoluta in una delle realtà più dinamiche del settore bancario digitale europeo. Oggi offre conti correnti, carte di pagamento, trading di criptovalute e azioni, prestiti, assicurazioni, gestione spese e viaggi. Tutto in un’unica piattaforma mobile, disponibile in più di 30 Paesi, con oltre 40 milioni di utenti attivi a livello globale.
Il piano con cui Storonsky potrebbe diventare miliardario prevede un sistema di bonus in azioni subordinato al raggiungimento di obiettivi ambiziosi in termini di valutazione dell’azienda. In particolare, se Revolut dovesse raggiungere una capitalizzazione di mercato pari a 40 miliardi di dollari, Storonsky riceverebbe un pacchetto di stock option stimato in circa 545 milioni di dollari. Si tratterebbe di uno dei piani di incentivazione più ricchi mai visti nel mondo delle fintech europee. Non è previsto alcuno stipendio fisso o bonus annuale in denaro. Il tutto è vincolato esclusivamente al successo dell’azienda.
Attualmente, Revolut ha una valutazione stimata intorno ai 25-30 miliardi di dollari, ma l’obiettivo dichiarato da Storonsky è quello di raggiungere i 100 miliardi nel giro di pochi anni, facendo leva sull’espansione internazionale e sull’ottenimento della licenza bancaria in Paesi chiave come Regno Unito, Stati Uniti e India. La società è già in possesso di licenze bancarie in Lituania e ha avviato l’iter per ottenere lo stesso status in altri mercati strategici. L’ingresso nel circuito bancario pieno aprirebbe a nuove fonti di reddito, come la concessione di mutui, conti deposito remunerati e prodotti di credito al consumo.
Uno dei punti di forza di Revolut è la sua infrastruttura completamente digitale, senza filiali fisiche e con una struttura di costi estremamente snella rispetto alle banche tradizionali. L’azienda investe massicciamente in tecnologia, intelligenza artificiale e sicurezza dei dati, con l’obiettivo di migliorare costantemente l’esperienza utente. Questo modello permette margini più elevati e scalabilità internazionale, con una base clienti in continua espansione e con tassi di fidelizzazione superiori alla media del settore.
Il percorso che porta Storonsky verso lo status di nuovo magnate della tecnologia finanziaria è anche segnato da alcune sfide. La concorrenza nel settore è feroce, con player come N26, Monzo, Wise e le divisioni digitali dei grandi gruppi bancari tradizionali che cercano di difendere le loro quote di mercato. Inoltre, il quadro regolamentare si sta facendo più stringente. Le autorità di vigilanza finanziaria hanno già chiesto maggiore trasparenza nei bilanci di Revolut e controlli più rigorosi sul rispetto delle norme antiriciclaggio.
Nonostante queste difficoltà, il modello di business di Revolut si è dimostrato resiliente. Nel 2023 la società ha registrato un fatturato in forte crescita, superando i 2 miliardi di dollari, con un margine operativo lordo positivo e in netto miglioramento. I ricavi provengono da una combinazione di abbonamenti premium, commissioni di intermediazione finanziaria, operazioni in criptovalute e servizi business dedicati alle PMI. Il tasso di penetrazione nei mercati europei più sviluppati è già significativo, ma l’azienda punta a espandersi ulteriormente in America Latina, Asia e Medio Oriente.
Il profilo personale di Storonsky si discosta dall’immagine classica dell’imprenditore visionario. Di poche parole, riservato, poco incline all’esposizione mediatica, è noto per il suo approccio pragmatico e la forte dedizione al lavoro. Diversamente da Elon Musk, non cerca provocazioni pubbliche né investe in comunicazione personale. Tuttavia, la struttura del suo piano retributivo e le ambizioni strategiche lo avvicinano al modello delle grandi star del capitalismo tecnologico americano.
Il paragone con Musk è inevitabile anche per la portata del progetto. Se Tesla ha trasformato radicalmente il settore automobilistico puntando sull’elettrico e sull’integrazione software, Revolut intende rivoluzionare la finanza personale e aziendale proponendo una piattaforma universale per la gestione del denaro. L’obiettivo dichiarato è rendere obsolete le banche tradizionali, offrendo in un’unica app tutto ciò che serve per operare, risparmiare, investire e spendere in modo efficiente e personalizzato.
Nik Storonsky è oggi tra le figure più seguite del panorama fintech globale, con il potenziale per diventare uno degli imprenditori più influenti della sua generazione. Se Revolut riuscirà a centrare i suoi obiettivi di espansione e a ottenere l’IPO tanto attesa nei prossimi due anni, il suo patrimonio personale supererà agevolmente la soglia dei dieci miliardi di dollari, catapultandolo tra i primi cento uomini più ricchi del pianeta. La sua ascesa sembra solo all’inizio.

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