Mps, attesa per la decisione della BCE sull’OPS di Mediobanca: nodo strategico tra consolidamento bancario e controllo pubblico
- piscitellidaniel
- 24 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Il mercato bancario italiano è in attesa della decisione della Banca Centrale Europea sull’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) promossa da Mediobanca su Banca Monte dei Paschi di Siena. La partita è cruciale non solo per il futuro dell’istituto senese, ma anche per gli equilibri strategici dell’intero settore bancario nazionale, nel contesto più ampio del consolidamento auspicato da Francoforte e dei processi di razionalizzazione industriale richiesti dal Tesoro italiano.
L’offerta di Mediobanca, formalmente non ancora depositata ma già definita nei suoi tratti essenziali, prevede un’operazione carta contro carta che vedrebbe l’integrazione di Mps all’interno del gruppo Mediobanca con l’obiettivo di creare un polo bancario diversificato, forte nella gestione patrimoniale e nella consulenza finanziaria, ma anche rafforzato nella componente commerciale e retail. Mps, che negli ultimi anni ha avviato un processo di risanamento e ritorno alla redditività sotto la guida dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, rappresenterebbe per Mediobanca un’opportunità di espansione geografica, specie nel Centro Italia, e di rafforzamento nel credito alle imprese.
La BCE, autorità di vigilanza diretta sul sistema bancario europeo, è chiamata a esprimersi sulla sostenibilità prudenziale dell’operazione, analizzando in particolare i coefficienti patrimoniali post-fusione, la governance del nuovo gruppo, la qualità degli attivi e la solidità del piano industriale. Le indicazioni preliminari trapelate da ambienti vicini all’Eurotower mostrano un atteggiamento interlocutorio ma non ostile: la BCE da tempo incoraggia processi di consolidamento tra istituti di media dimensione per favorire la creazione di campioni nazionali in grado di competere in Europa.
Il nodo principale resta il ruolo del Tesoro, ancora azionista con una quota superiore al 26% in Mps. Lo Stato italiano è intenzionato a dismettere progressivamente la propria partecipazione, come concordato con la Commissione europea al momento del salvataggio del 2017, ma intende farlo salvaguardando la continuità dell’istituto e massimizzando il valore residuo. In questo contesto, l’OPS di Mediobanca offre un’uscita strutturata e potenzialmente indolore per il Tesoro, che potrebbe ottenere azioni della nuova entità risultante dalla fusione, da valorizzare in una fase successiva con maggiore marginalità.
L’operazione solleva interrogativi anche sul fronte della governance. L’integrazione tra due strutture profondamente diverse, per storia e cultura aziendale, richiederà un delicato equilibrio. Mediobanca è storicamente orientata alla finanza d’impresa e alla gestione dei grandi patrimoni, mentre Mps ha una forte vocazione retail e territoriale. Il rischio di sovrapposizione delle funzioni e la necessità di razionalizzazione degli sportelli potrebbero generare tensioni sindacali e istituzionali, soprattutto nelle aree dove Mps ha una presenza storica radicata.
Dal punto di vista dei mercati, l’annuncio della possibile OPS ha già prodotto effetti sulle quotazioni dei titoli coinvolti. Il titolo Mps ha registrato un aumento di valore in previsione di un’offerta migliorativa rispetto ai corsi di borsa, mentre Mediobanca ha subito leggere flessioni dovute alle incertezze sull’impatto patrimoniale dell’operazione. Gli analisti guardano con attenzione ai termini dello scambio, che determineranno non solo la composizione del nuovo capitale, ma anche l’assetto dei poteri interni.
La decisione della BCE, attesa entro poche settimane, costituirà il primo banco di prova per valutare la fattibilità politica e tecnica dell’operazione. Francoforte dovrà valutare anche gli scenari alternativi: una mancata approvazione potrebbe rilanciare altre ipotesi di aggregazione, come quelle ventilate nei mesi passati con Banco BPM o con Unicredit. Tuttavia, queste piste appaiono oggi meno percorribili, a causa della divergenza tra le aspettative del Tesoro e gli obiettivi dei potenziali acquirenti.
Il dossier ha risvolti anche di natura sistemica: il successo o meno dell’operazione Mediobanca-Mps sarà un segnale importante per tutto il sistema bancario italiano. La prospettiva di un nuovo polo bancario potrebbe innescare altre aggregazioni a catena, favorendo il ridisegno della mappa degli istituti medi italiani, ancora troppo frammentata rispetto agli standard europei. In questo senso, la posizione di Mediobanca si rafforzerebbe non solo sul piano dimensionale, ma anche come catalizzatore di futuri movimenti strategici.
Parallelamente, la Commissione europea osserva con attenzione l’evoluzione dell’operazione, soprattutto per quanto riguarda il rispetto degli impegni assunti dallo Stato italiano al momento dell’intervento pubblico. L’eventuale fusione dovrà dimostrare che l’uscita dello Stato non determina distorsioni della concorrenza né vantaggi indebiti al gruppo risultante, in linea con la normativa sugli aiuti di Stato. Inoltre, dovrà essere garantita la continuità operativa dell’istituto, in particolare per quanto riguarda la clientela retail e le imprese.
Infine, resta aperto il tema della sostenibilità economica dell’operazione per gli azionisti di entrambe le realtà. Mediobanca dovrà fornire rassicurazioni sul ritorno dell’investimento e sulla capacità di generare sinergie operative, senza compromettere gli attuali equilibri nei settori core, in particolare la gestione di Generali e la banca d’affari. Per Mps, invece, si tratta dell’ultima chiamata per tornare definitivamente a essere un istituto competitivo e indipendente sul mercato.

Commenti