Moody’s lancia l’allarme dazi: peggiora l’outlook sui rating sovrani globali
- piscitellidaniel
- 2 lug
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L’agenzia di rating Moody’s ha diffuso un rapporto in cui lancia un chiaro avvertimento sulla crescente instabilità che minaccia i rating sovrani globali. Il dossier, pubblicato in un momento di crescente tensione commerciale e incertezza politica internazionale, evidenzia come l’inasprimento delle politiche protezionistiche e la frammentazione del commercio globale stiano già producendo effetti tangibili sulla solidità creditizia degli Stati. In particolare, l’agenzia ha rivisto al ribasso l’outlook per numerosi Paesi, sottolineando che il contesto attuale è caratterizzato da rischi strutturali in aumento e da un deterioramento della fiducia nei confronti del sistema multilaterale.
Il rapporto si concentra su una tendenza ben precisa: la progressiva erosione del libero commercio come motore di crescita globale. Secondo Moody’s, l’adozione sempre più frequente di dazi, sussidi interni selettivi e barriere non tariffarie rappresenta una minaccia sistemica per le economie che dipendono dall’export e dalle catene di approvvigionamento internazionali. L’agenzia sottolinea come questi fenomeni non siano più confinati a singoli episodi, ma vadano ormai inquadrati in una dinamica strutturale che potrebbe aggravarsi nei prossimi anni. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina, la crescente ostilità verso l’ingresso di prodotti stranieri in alcuni settori strategici europei e il ritorno dell’agenda protezionistica negli Stati Uniti in vista delle elezioni presidenziali del 2024 sono solo alcuni dei segnali più evidenti di questo scenario in peggioramento.
Tra gli elementi evidenziati nel rapporto, un punto centrale riguarda l’effetto che il protezionismo ha sulla crescita potenziale. Moody’s osserva che politiche restrittive nel commercio internazionale tendono a rallentare gli investimenti, ridurre l’efficienza dei mercati e alimentare pressioni inflazionistiche. Ciò si riflette a sua volta su una minore capacità degli Stati di generare entrate fiscali sufficienti per sostenere il debito pubblico. Questo meccanismo, se prolungato nel tempo, contribuisce al deterioramento del profilo di credito sovrano. In particolare, l’agenzia ha messo sotto osservazione una decina di Paesi ad alto debito che rischiano declassamenti se le attuali tendenze proseguiranno.
Moody’s ha anche lanciato un avvertimento alle economie avanzate. Sebbene generalmente dotate di mercati finanziari robusti e valute forti, queste non sono immuni agli effetti del disordine commerciale globale. L’Unione Europea, ad esempio, rischia contraccolpi rilevanti sul fronte manifatturiero se il disaccoppiamento economico tra Occidente e Asia orientale dovesse acuirsi. I dazi recentemente annunciati o ventilati da Washington su veicoli elettrici e tecnologie verdi provenienti dalla Cina, uniti alle risposte di Pechino, potrebbero costituire un ulteriore colpo alle catene del valore europee, già messe sotto pressione da anni di instabilità energetica e inflazione elevata.
Un altro elemento critico riguarda i mercati emergenti. Molti di questi Paesi si trovano in una posizione di vulnerabilità crescente, a causa della combinazione di elevato debito denominato in valuta estera, deficit commerciali strutturali e accesso limitato ai mercati dei capitali. In tali contesti, l’aumento delle barriere commerciali aggrava la loro esposizione al rischio di crisi valutarie e default sovrani. Moody’s cita esplicitamente l’Africa sub-sahariana, alcune economie latinoamericane e Stati dell’Asia centrale tra le aree più esposte a un peggioramento dei rating nei prossimi trimestri.
Il rapporto non si limita però a un’analisi delle minacce. Viene anche evidenziato il ruolo che le istituzioni multilaterali potrebbero ancora svolgere nel contenere la deriva protezionistica e ripristinare un quadro di regole condivise. Tuttavia, Moody’s osserva come negli ultimi anni l’efficacia del WTO e di altri organismi simili si sia notevolmente ridotta, lasciando campo libero a misure unilaterali e accordi bilaterali asimmetrici. La crisi di fiducia nel multilateralismo, secondo l’agenzia, rappresenta uno dei principali ostacoli a una ripresa stabile dei flussi commerciali globali e, per estensione, a una maggiore stabilità macrofinanziaria.
La preoccupazione di Moody’s assume particolare rilievo anche alla luce del contesto politico globale. Le prossime elezioni americane, il riassetto degli equilibri politici in Europa e le tensioni in Asia orientale sono fattori che potrebbero rendere ancora più incerta la traiettoria dei mercati e il posizionamento strategico dei principali attori internazionali. L’agenzia invita gli investitori a prestare attenzione non solo agli indicatori macroeconomici tradizionali, ma anche ai segnali politici e geopolitici, ritenuti sempre più determinanti per il giudizio sul merito creditizio di un Paese.
Infine, il messaggio implicito del rapporto è che nessuna economia, per quanto forte, può considerarsi al sicuro di fronte al ritorno di una logica da “guerra commerciale permanente”. Moody’s invita i governi a rafforzare la propria resilienza interna, migliorare la sostenibilità delle finanze pubbliche e investire in innovazione e capitale umano per fronteggiare un contesto in rapido mutamento. La sfida, per molti Stati, sarà riuscire a farlo senza compromettere la coesione sociale, evitando che l’adozione di politiche fiscali restrittive o misure protezionistiche interne diventi un ulteriore fattore di instabilità economica e politica.

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