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Minatori, per il rinnovo del contratto chiesto aumento di 300 euro: i sindacati puntano su salario, inquadramenti, sicurezza e partecipazione

Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno ufficialmente presentato la piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro per i dipendenti delle attività minerarie, cave e torbiere, con decorrenza dal 1° aprile 2025 e durata triennale. Il cuore della richiesta è un aumento salariale complessivo pari a 300 euro al livello 5, considerato quello di riferimento. Si tratta di una richiesta superiore rispetto alla precedente tornata contrattuale, che aveva portato a un incremento di 200 euro spalmati su tre anni. La proposta è stata trasmessa a Confindustria Energia, che rappresenta la controparte datoriale del comparto.


I sindacati motivano l’aumento con l’andamento inflazionistico ancora elevato, con la necessità di tutelare il potere d’acquisto e con la volontà di riconoscere l’alto livello di professionalità e rischio dei lavoratori del settore. Le attività estrattive, spiegano, presentano condizioni operative che richiedono competenze specifiche, continuità formativa e attenzione costante alla sicurezza. Per questo, oltre all’aspetto economico, la piattaforma contiene richieste normative volte a rinnovare profondamente la disciplina degli inquadramenti, della formazione, della partecipazione e della parità di genere.


Uno dei punti centrali riguarda proprio la revisione del sistema classificatorio. Le federazioni sindacali chiedono una riforma dell’inquadramento professionale che tenga conto dell’evoluzione delle mansioni e delle trasformazioni tecnologiche intervenute nel settore. L’obiettivo è aggiornare le declaratorie, riconoscere le nuove figure tecniche e rafforzare i percorsi di crescita professionale. L’attuale sistema, secondo i sindacati, è superato e non valorizza adeguatamente i cambiamenti intervenuti, in particolare nelle attività di perforazione, estrazione e manutenzione.


Grande attenzione è posta anche sul tema della sicurezza. Le richieste includono il rafforzamento dei presidi aziendali, l’estensione dei diritti degli RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) e la previsione di un monitoraggio nazionale periodico congiunto sulle condizioni operative nei luoghi di lavoro. I sindacati chiedono anche un sistema più rigoroso di formazione obbligatoria, con corsi specifici sulla gestione dei rischi in ambienti sotterranei, l’utilizzo di mezzi pesanti e la prevenzione di patologie professionali legate all’esposizione prolungata a polveri, vibrazioni e rumori.


La piattaforma rivendica poi il rafforzamento del welfare contrattuale, con l’estensione delle coperture sanitarie integrative, un aumento della contribuzione al fondo previdenziale Previmoda e l’istituzione di un fondo di solidarietà per i lavoratori in uscita dal settore. Le parti sociali ritengono necessario prevedere strumenti di accompagnamento alla pensione, anche alla luce dell’elevata età media della forza lavoro e dell’usura psicofisica legata alle attività estrattive.


Sul piano delle relazioni industriali, la piattaforma chiede un maggiore coinvolgimento delle RSU e delle strutture territoriali nelle scelte aziendali che impattano sull’occupazione, sull’organizzazione del lavoro e sugli investimenti. In particolare, viene proposta l’introduzione di un diritto di informazione preventiva e obbligatoria per i cambiamenti di assetto produttivo e per l’adozione di nuove tecnologie che possano avere ripercussioni sui livelli occupazionali.


Altro capitolo rilevante è quello relativo alla parità di genere. I sindacati chiedono la piena applicazione delle disposizioni in materia di pari opportunità, il riconoscimento del lavoro di cura attraverso permessi retribuiti estesi per i genitori, e la promozione di percorsi di carriera femminili anche in settori tecnici tradizionalmente maschili. La proposta prevede anche la stipula di un protocollo anti-molestie e la nomina di referenti paritari in ogni unità produttiva.


La piattaforma non trascura l’aspetto della sostenibilità e della transizione energetica. I sindacati richiedono un confronto costante su tutti i progetti di riconversione ambientale e di efficientamento energetico che coinvolgano le aziende del settore estrattivo. Il documento sottolinea come la transizione ecologica debba passare anche per la valorizzazione del lavoro minerario, con investimenti nella rigenerazione dei siti, nel riciclo e nel riutilizzo dei materiali e nella messa in sicurezza del territorio.


Secondo le stime delle organizzazioni sindacali, il contratto coinvolge circa 6.000 addetti in tutta Italia, impiegati in attività che vanno dall’estrazione di materiali lapidei e inerti fino alle miniere di sali, gesso e argilla, oltre a cave di marmo e impianti di trattamento dei materiali. Una parte consistente della forza lavoro è occupata in piccole e medie imprese localizzate in aree marginali o montane, con condizioni di lavoro spesso difficili e una scarsa visibilità pubblica.


L’apertura del confronto con Confindustria Energia è attesa entro la fine di giugno. Le sigle sindacali hanno espresso la volontà di giungere a un rinnovo entro l’autunno, evitando le lunghe trattative che hanno caratterizzato le precedenti stagioni contrattuali. La sfida, secondo le parole del segretario nazionale Filctem Cgil, è costruire un contratto moderno, equo e capace di tenere insieme tutela del lavoro e innovazione. Il settore estrattivo – pur con numeri limitati rispetto ad altri comparti – rappresenta un presidio industriale e ambientale strategico per molte filiere produttive italiane.

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