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Milano verso il 2026: 307 milioni d’appalto per l’Arena Santa Giulia, rincari energetici e legacy nei cantieri olimpici

L’avvicinarsi dei Giochi Olimpici Invernali Milano–Cortina 2026 ha acceso i riflettori su uno dei nodi più complessi e strategici del programma olimpico: la trasformazione strutturale del quartiere Santa Giulia – Montecity‑Rogoredo, con l’arena destinata a ospitare l’hockey su ghiaccio maschile e femminile, affidata in concessione a CTS Eventim, e il polo fieristico di Rho, chiamato a diventare il cuore delle discipline su ghiaccio indoor. A questi due assi si aggiunge il nodo dell’ex‑PalaSharp, bisognoso di riqualificazione, che potrebbe entrare anch’esso nel mix delle infrastrutture private coinvolte, portando a un quadro topografico e finanziario decisamente articolato.


Il primo, e di gran lunga più significativo, appalto riguarda l’Arena Santa Giulia: la somma prevista per la sua realizzazione è di 307 milioni di euro, comprendenti non solo la progettazione e il cantiere, ma anche i progetti legati al piano di lancio e messa a regime dell’impianto, una volta terminata la fase olimpica. La cifra di gara, che riflette il totale stimato, è ben oltre l’importo inizialmente stanziato e mostra il peso crescente del rincaro energetico e delle materie prime, con possibili aumenti nel tempo stimabili tra il 40 % e il 50 % rispetto al budget di riferimento.


Si tratta di un investimento interamente privato, benché permanga un dialogo aperto con il Governo e il Comune di Milano affinché eventuali maggiori oneri non ricadano sul bilancio pubblico. A oggi non è attivo alcun contributo statale diretto, ma sul tavolo sono possibili soluzioni di supporto o garanzie finanziarie messe a disposizione da enti territoriali per limitare le esternalità economiche e sociali della riqualificazione.


L’opera, progettata da David Chipperfield, prevede una torre alta 35 metri, una capienza di circa 16mila posti e la riqualificazione ambientale dell’intero comparto di Santa Giulia. I lavori sono partiti contestualmente alla bonifica dell’area, avviata nel 2022, e proseguono secondo cronoprogramma con circa 300 operai impiegati simultaneamente. L’area è destinata a diventare una nuova centralità urbana, con la hall basata sull’efficienza delle connessioni e una riconversione post-olimpica che prevede eventi sportivi, culturali e musicali.


Il secondo intervento cardine riguarda l’adattamento del polo fieristico di Rho, capace di ospitare gare di pattinaggio di velocità (speed skating) e di hockey femminile. Qui il budget è più contenuto, stimato tra i 10 e i 15 milioni di euro: l’intervento mira a sfruttare i padiglioni 13 e 15, attualmente sotto messa in sicurezza e riadeguamento, per realizzare una pista olimpica da 400 metri, con tribune per circa 6.500 spettatori, oltre a spazi accessori come tunnel, spogliatoi e sale media. La struttura coprirà 35mila m², grazie anche all’installazione di quattro travi in acciaio del peso totale di 1.750 tonnellate, analoghe a un quarto del peso della Torre Eiffel, che sosterranno i nuovi carichi e permetteranno l’eliminazione dei piloni interni.


I lavori, iniziati il 22 maggio 2023 e in corso fino al 31 luglio 2025, sono portati avanti da Fondazione Fiera Milano con un investimento di 25 milioni di euro a totale carico privato e senza ricadute su bilancio pubblico, grazie a un accordo di partnership strategica con Milano Cortina 2026. A regime, l’arena fiera di Rho sarà trasformata in contenitore polivalente: dai concerti indoor alla grande atletica, congressi e fiere, sfruttando il secondo impianto fotovoltaico più grande d’Europa installato sui tetti del polo fieristico (18 MWp), e un sistema di teleriscaldamento alimentato dal termovalorizzatore di Milano.


In parallelo, si valuta anche l’ingaggio del PalaSharp, ex arena di hockey su ghiaccio maschile, per il torneo femminile: l’edificio necessita di significativi interventi, con una stima di spesa di circa 10 milioni. La discussione coinvolge gli attuali gestori e i soci interessati, e resta aperta relativamente a ricorsi al TAR, modalità urbanistiche e finanziamenti necessari.


Tutti questi investimenti fanno parte di un quadro ben più ampio: le Olimpiadi Invernali Milano–Cortina 2026, in programma dal 6 al 22 febbraio 2026, coinvolgeranno aree metropolitane e territori alpini. A Milano, oltre a Santa Giulia e Rho, si aggiungono il Villaggio Olimpico nell’ex Scalo Romana, il PalaItalia (“Milano Ice Skating Arena”) ad Assago e strutture nella fascia montana come Bormio, Livigno, Predazzo e Rasun‑Anterselva.


La società SIMICO (Società Infrastrutture Milano Cortina 2020‑2026), costituita nel novembre 2021, è responsabile della gestione e della centralità degli appalti pubblici, ma gli interventi su Santa Giulia, Rho, PalaItalia e Villaggio Olimpico non rientrano nei suoi programmi: sono opere interamente affidate ai privati, pur restando funzionali al Piano delle opere olimpiche approvato dal DPCM dell’8 settembre 2023.


Il complesso da 307 milioni per l’Arena Santa Giulia, i 25 milioni per l’adattamento di Rho a carico di Fondazione Fiera, i circa 10 milioni ipotizzati per il PalaSharp, s’inseriscono in un investimento regionale complessivo valutato in 2,4 miliardi per opere sportive, trasporti e spazi pubblici in Lombardia.


Tali cifre impongono una riflessione sulla sostenibilità economica e ambientale dei cantieri, oggetto di recente attenzione. Open Olympics 2026 ha sollevato dubbi sul fatto che solo il 10 % delle opere complessive fosse completato, mentre per solo metà fosse già stata approvata la fase progettuale o appaltata. SIMICO ha respinto tali accuse, garantendo che tutto si sta muovendo nei tempi previsti, inclusa la consegna anticipata del Villaggio Olimpico milanese (già a luglio 2025).


Al tempo stesso, la trasparenza degli appalti è saldamente sostenuta dalla pubblicazione dei dati di gara – tra cui progetti, imprese assegnatarie e modalità – visibile tramite il portale SIMICO, strumento innovativo per tracciare interventi pubblici e ridurre il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore delle grandi opere.


Il quadro che emerge è quello di una Milano in costante trasformazione: da città candidate, a città teatro di cantieri milionari, con un approccio misto pubblico‑privato, norme di trasparenza, infrastrutture green, design contemporaneo e scelte funzionali alla legacy urbana post‑olimpica. La natura e la tenuta di questo mix – tra costi in crescita, spartizione delle responsabilità e sostenibilità urbana – saranno decisive per capire se le Olimpiadi lasceranno a Milano un’eredità di qualità e modernità, oppure pezzi incompiuti o infrastrutture sottoutilizzate.

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