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Legacoop, segnali di crescita ma cresce l’allarme sull’export: tra resilienza interna e nuove sfide internazionali

Le imprese cooperative italiane continuano a mostrare una sorprendente resilienza nel contesto economico attuale, registrando nel primo semestre 2025 una crescita complessiva del fatturato e dell’occupazione. Tuttavia, Legacoop lancia un campanello d’allarme che riguarda una delle voci più critiche del bilancio: l’export. Secondo l’ultima rilevazione condotta da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos, l’export delle cooperative sta subendo una frenata che rischia di compromettere il consolidamento della ripresa economica, soprattutto per quelle realtà attive nei settori agroalimentare, meccanico e moda.


Il rapporto evidenzia come il 67% delle cooperative intervistate abbia dichiarato una situazione economica in miglioramento o stabile rispetto all’anno precedente, segno che il sistema cooperativo ha saputo reagire bene alle recenti crisi energetiche e inflattive. L’occupazione, in particolare, mostra un andamento positivo: quasi una cooperativa su due ha registrato un incremento degli addetti, con una dinamica particolarmente favorevole nei servizi alla persona, nella logistica e nel welfare. Tuttavia, questa tendenza interna non è sufficiente a compensare la contrazione del commercio estero, che si sta rivelando più profonda e strutturale del previsto.


Il rallentamento dell’export è attribuito a una molteplicità di fattori. In primo luogo, le tensioni geopolitiche globali, tra cui la guerra in Ucraina, le crescenti frizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, e l’instabilità in Medio Oriente, hanno prodotto effetti negativi sulla fluidità degli scambi internazionali e sull’approvvigionamento delle materie prime. In secondo luogo, l’inasprimento delle barriere non tariffarie e dei dazi, in particolare da parte di alcune economie asiatiche e sudamericane, ha colpito in modo specifico le PMI cooperative che spesso non hanno la struttura necessaria per affrontare mercati complessi e ipercompetitivi.


A tutto ciò si aggiungono i rallentamenti economici registrati in alcuni mercati di sbocco tradizionali per il Made in Italy cooperativo, come la Germania, la Francia e gli Stati Uniti, dove l’incertezza macroeconomica e le politiche monetarie restrittive hanno frenato i consumi e gli investimenti. L’effetto combinato di questi elementi ha prodotto una diminuzione dell’export cooperativo stimata attorno al 12% rispetto al primo semestre 2024, con punte che arrivano al -18% in comparti come l’ortofrutta trasformata e le produzioni meccaniche per l’industria.


Legacoop sottolinea che le cooperative sono realtà fortemente radicate nei territori e caratterizzate da un’economia circolare e inclusiva, ma che proprio per questo motivo necessitano di maggiore sostegno quando si confrontano con le sfide dell’internazionalizzazione. Le imprese cooperative esportatrici sono infatti spesso escluse dai grandi network internazionali di distribuzione e devono fare i conti con strutture ridotte, carenza di figure specializzate e limitata disponibilità finanziaria per investimenti in promozione e adattamento del prodotto ai mercati esteri.


Per contrastare questo scenario, Legacoop chiede un intervento organico del Governo e delle istituzioni europee su tre direttrici principali: rafforzamento del supporto pubblico all’internazionalizzazione, creazione di strumenti finanziari agevolati dedicati alle cooperative esportatrici e potenziamento dei servizi di accompagnamento nei processi di ingresso e consolidamento nei mercati esteri. In particolare, viene auspicata una revisione delle misure di SIMEST e SACE affinché siano accessibili anche alle cooperative di piccole e medie dimensioni, attive in settori strategici ma spesso escluse dai grandi flussi di export.


Altrettanto urgente, secondo Legacoop, è la necessità di costruire nuove alleanze tra imprese cooperative e sistema camerale, associazioni di categoria e ICE, per promuovere in maniera più mirata e integrata l’immagine del modello cooperativo italiano nei mercati internazionali. L’obiettivo è valorizzare l’unicità delle cooperative italiane come attori che coniugano qualità, sostenibilità, radicamento sociale e affidabilità produttiva.


Un altro nodo critico riguarda l’adeguamento del sistema logistico e infrastrutturale del Paese. Le cooperative lamentano ritardi nei trasporti, costi elevati delle spedizioni e una scarsa efficienza di alcuni nodi portuali e intermodali, elementi che influiscono direttamente sulla competitività delle merci italiane all’estero. Legacoop ribadisce che una strategia nazionale per l’export non può prescindere da investimenti nelle infrastrutture, nella digitalizzazione della logistica e nell’efficientamento della dogana e dei sistemi di tracciabilità.


Infine, il tema della transizione ecologica e digitale rappresenta una doppia sfida per le cooperative. Da un lato, il rispetto dei nuovi standard ambientali e sociali richiesti dal mercato internazionale implica investimenti onerosi che non tutte le realtà riescono a sostenere. Dall’altro, la capacità di adattarsi a nuove tecnologie e processi digitali è cruciale per poter operare in modo competitivo su scala globale. In questo contesto, Legacoop chiede che i fondi del PNRR e del prossimo bilancio europeo siano orientati a sostenere le imprese che scelgono la via della doppia transizione.

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