Le banche centrali europee chiedono meno ostacoli e più unità per garantire la sovranità economica dell’Unione
- piscitellidaniel
- 19 giu
- Tempo di lettura: 4 min
Nel cuore della nuova fase geopolitica ed economica globale, i governatori delle principali banche centrali dell’Unione Europea lanciano un appello congiunto per una maggiore integrazione finanziaria e una riforma delle regole che oggi frammentano e rallentano il mercato europeo dei capitali. Da Francoforte a Milano, passando per Bruxelles e Parigi, il messaggio è chiaro: serve un’Europa più unita e meno frenata da vincoli interni.
Il primo a intervenire è stato François Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia, che a Milano, durante l’evento “Young Factor” della Fondazione Osservatorio Permanente Giovani-Editori, ha sollecitato l’Unione a fissare una scadenza precisa per realizzare la sovranità finanziaria europea: 1° gennaio 2028. Per Villeroy, il principale ostacolo è rappresentato dalla persistente frammentazione del mercato europeo dei capitali, che costringe le imprese e gli investitori continentali a rivolgersi oltreoceano. Il governatore ha sottolineato come il 60% del risparmio europeo venga investito negli Stati Uniti e non in Europa, a causa della mancanza di un mercato dei capitali veramente integrato e competitivo. Per superare questo deficit strutturale, ha proposto di creare una “Comunità europea dell’intelligenza artificiale”, ispirata alla CECA del secondo dopoguerra, con l’obiettivo di rafforzare l’unità industriale, tecnologica e finanziaria dell’Unione.
A supporto di questa visione, Christine Lagarde ha ribadito la necessità di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Secondo la presidente della Banca centrale europea, l’euro non può competere con il dollaro se non dispone di un mercato obbligazionario comune sufficientemente profondo e liquido. In questo quadro, l’emissione di eurobond su larga scala rappresenterebbe una svolta strategica. Economisti come Olivier Blanchard hanno sostenuto che trasformare il 25% del debito pubblico nazionale in titoli europei sarebbe sufficiente per creare un benchmark credibile e attraente per gli investitori globali. Tale riforma avrebbe anche il merito di stabilizzare gli spread e garantire maggiore protezione agli Stati membri in tempi di crisi.
Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, ha scelto un profilo più geopolitico. Secondo Panetta, l’Unione Europea rischia di diventare vittima delle tensioni tra Stati Uniti, Cina e Russia, venendo trascinata in una logica di blocchi contrapposti che non le appartiene. Il governatore ha accusato Washington di tentare un isolamento strategico della Russia attraverso l’Europa, con l’intento implicito di ostacolare un eventuale asse russo-cinese. Questa strategia, secondo Panetta, sta danneggiando l’economia europea e riducendo i margini di autonomia strategica di Bruxelles. Il rischio è che l’Unione venga utilizzata come scudo geopolitico senza una vera voce politica ed economica autonoma. Per questo ha insistito sulla necessità di completare l’Unione dei mercati dei capitali e di rafforzare la capacità fiscale comune, elementi essenziali per dotarsi di una vera sovranità economica.
Il vicepresidente della BCE Luis de Guindos ha aggiunto che una maggiore integrazione finanziaria rafforzerebbe l’efficacia della politica monetaria. In un contesto in cui le tensioni commerciali globali possono avere impatti diretti sulla stabilità dei prezzi e sulla crescita, de Guindos ha sostenuto che un’Europa più unita sarebbe in grado di rispondere con più efficacia a shock esterni, evitando di doversi affidare solo agli strumenti tradizionali della BCE. Inoltre, ha ribadito che un euro forte e stabile sui mercati internazionali deve poggiare su fondamenta comuni ben consolidate.
L’appello corale lanciato anche da Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, e da Pablo Hernández de Cos, governatore della Banca di Spagna, ha posto l’accento su una necessità istituzionale: semplificare il quadro normativo europeo per eliminare duplicazioni, rigidità e burocrazia eccessiva. I cinque governatori hanno espresso la necessità di un mercato più agile, dove regole comuni siano veramente applicabili in modo uniforme in tutta l’Unione. Tra le proposte, è emersa quella di istituire un’autorità europea unica per la supervisione finanziaria, capace di superare l’attuale frammentazione regolatoria tra le autorità nazionali.
Le parole di Villeroy, Lagarde, Panetta, de Guindos e Nagel si inseriscono in un contesto di riflessione già avviato dai rapporti Draghi e Letta, commissionati dalle istituzioni europee proprio con l’obiettivo di indicare una rotta per il rilancio del progetto europeo. L’ex premier italiano ha sottolineato, in linea con quanto espresso dai banchieri centrali, che senza una vera unione dei mercati dei capitali sarà impossibile sostenere i grandi investimenti necessari per la transizione digitale, la difesa comune e la sicurezza energetica. Il rapporto Draghi, atteso per l’autunno, indicherà con maggiore precisione gli ostacoli e le tappe necessarie per realizzare questa visione.
A livello politico, anche il presidente francese Emmanuel Macron ha colto l’occasione per sostenere una maggiore integrazione bancaria e ha dichiarato che la Francia è pronta a consentire operazioni transfrontaliere anche se significassero la perdita di asset nazionali, segnalando l’intenzione di favorire una vera unione bancaria attraverso fusioni e acquisizioni su scala continentale. La Germania, attraverso la Bundesbank, ha mostrato maggiore cautela ma ha riconosciuto che, senza un’unione dei capitali, l’euro sarà sempre vulnerabile.
Il messaggio proveniente dalle massime autorità monetarie europee è di rara compattezza: servono meno regole nazionali, più visione europea, strumenti comuni e istituzioni più forti per competere con le grandi potenze globali. Una strada obbligata, secondo i protagonisti del mondo finanziario, se l’Europa vuole evitare di diventare un campo di gioco per le strategie altrui.

Commenti