La siccità abbatte il valore dei terreni agricoli: il prezzo medio scende a 13.500 euro l’ettaro
- piscitellidaniel
- 17 giu
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La persistente siccità che negli ultimi anni sta colpendo vaste aree del territorio italiano non sta solo compromettendo i raccolti, ma sta anche incidendo pesantemente sul valore dei terreni agricoli. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il prezzo medio dei campi coltivabili è sceso a 13.500 euro per ettaro, con una contrazione generalizzata che riguarda in particolare le aree del Centro e del Sud Italia. L’erosione del valore fondiario è il riflesso di un problema strutturale che coinvolge la gestione della risorsa idrica, i cambiamenti climatici e la crescente incertezza reddituale del settore primario.
I dati emergono dall’ultimo rapporto pubblicato dall’Osservatorio del mercato fondiario curato dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), che ogni anno fotografa lo stato delle compravendite di suoli agricoli in Italia. Il documento evidenzia che per il 2023 il calo medio nazionale si attesta attorno al 3%, ma con punte del 6-8% in alcune zone interne del Mezzogiorno e nelle aree collinari dell’Appennino centrale. Le regioni più penalizzate sono state Sicilia, Basilicata, Calabria e Molise, ma anche ampie zone dell’Umbria e della Toscana mostrano segnali di svalutazione preoccupanti.
Alla base di questo trend si collocano cause climatiche ma anche economiche. La scarsità di precipitazioni – aggravata da temperature medie in costante aumento – sta rendendo sempre più difficile la coltivazione di cereali, ortaggi e foraggi in aree prive di sistemi di irrigazione moderni. Gli agricoltori sono costretti a ridurre la superficie coltivata, riconvertire a seminativo semplice o abbandonare del tutto i terreni più marginali, con ricadute evidenti sulla redditività e quindi sulla valutazione di mercato delle proprietà fondiarie. Le banche, inoltre, tendono a stimare al ribasso i terreni soggetti a rischio idrico elevato, riducendo anche la disponibilità di credito agricolo.
Un altro elemento che incide sulla svalutazione è il crescente costo dell’adattamento. Per garantire la sopravvivenza delle coltivazioni, le aziende agricole devono investire in impianti di irrigazione a goccia, cisterne di raccolta delle acque piovane, trattori intelligenti e sensori per il monitoraggio dell’umidità. Tutte tecnologie che, pur rappresentando un’opportunità per l’agricoltura di precisione, richiedono capitali ingenti. Per i piccoli produttori, spesso a gestione familiare, questi investimenti risultano insostenibili senza un sostegno pubblico mirato.
La siccità ha anche effetti indiretti sulle colture arboree e permanenti, che fino a poco tempo fa garantivano una certa stabilità al valore dei fondi. Gli oliveti, ad esempio, sono stati duramente colpiti negli ultimi anni, con riduzioni di produzione anche del 50% nelle zone più aride. I vigneti, pur avvantaggiandosi di maggiori risorse irrigue e di una filiera più strutturata, cominciano a mostrare segni di sofferenza in alcune aree collinari dove le escursioni termiche e l’irregolarità delle piogge alterano il ciclo vegetativo delle piante.
Non mancano però le eccezioni. Alcune aree del Nord Italia, in particolare nella Pianura Padana occidentale, hanno visto una sostanziale tenuta del valore fondiario, grazie a un sistema irriguo capillare alimentato da consorzi efficienti e dalla vicinanza a mercati agricoli redditizi. In queste zone, il prezzo medio dei terreni si attesta ancora sopra i 20.000 euro l’ettaro, con punte superiori ai 30.000 euro per i suoli vitati di qualità e i seminativi irrigui nelle province di Cremona, Piacenza e Mantova. Anche alcune zone del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia registrano una stabilità o leggeri aumenti, trainati dalla domanda nel comparto vitivinicolo e da un’agricoltura ad alto valore aggiunto.
A livello nazionale, tuttavia, il quadro è dominato da incertezza e instabilità. Secondo Coldiretti, negli ultimi due anni oltre 70.000 ettari di superficie agricola sono stati abbandonati, a causa non solo della siccità ma anche della burocrazia, della mancanza di ricambio generazionale e della concorrenza internazionale sui prezzi dei prodotti agricoli. L’abbandono dei terreni comporta anche un aumento del rischio idrogeologico e una progressiva desertificazione sociale delle campagne, fenomeni che alimentano ulteriormente il ciclo negativo della svalutazione fondiaria.
Il governo ha avviato una serie di misure per fronteggiare la crisi, tra cui il rifinanziamento del Fondo innovazione in agricoltura, che prevede contributi a fondo perduto per gli investimenti in tecnologie idriche, e il Piano nazionale di interventi infrastrutturali nel settore irriguo. Tuttavia, gli operatori del settore chiedono maggiore tempestività nell’attuazione e, soprattutto, una visione strategica di lungo termine che coinvolga la pianificazione urbanistica, l’uso del suolo e la gestione delle risorse idriche a scala interregionale.
Anche il mercato immobiliare agricolo ne risente: gli scambi di terreni sono in calo e le trattative si fanno più complesse. Gli acquirenti sono sempre più selettivi e cercano proprietà con disponibilità idrica garantita, accesso facilitato alle reti infrastrutturali e potenzialità produttive integrate, come la possibilità di trasformare in loco o di accedere a canali commerciali diretti. I terreni marginali o difficilmente irrigabili, invece, vengono spesso messi in vendita a prezzi ribassati, senza trovare acquirenti.
Nel contesto europeo, l’Italia non è un’eccezione. Francia e Spagna stanno vivendo fenomeni analoghi, seppur con caratteristiche diverse a seconda della struttura fondiaria e del modello agricolo. Ma nel nostro Paese la frammentazione della proprietà e la carenza cronica di investimenti infrastrutturali amplificano le conseguenze economiche della crisi climatica. La discesa del valore medio a 13.500 euro per ettaro rappresenta un segnale d’allarme strutturale, che impone una risposta sistemica e non più episodica da parte delle istituzioni e dell’intera filiera agroalimentare.

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