L’accordo con il Mercosur apre nuove rotte per l’export italiano, possibile spinta del 20% nei settori chiave
- piscitellidaniel
- 1 lug
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L’accordo commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur, composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, potrebbe rappresentare una leva strategica decisiva per l’export italiano. Secondo quanto emerso dall’analisi degli operatori di settore e delle istituzioni coinvolte, l’intesa offre un potenziale aumento fino al 20% delle esportazioni verso questa macroarea sudamericana. I benefici attesi derivano principalmente dalla progressiva riduzione dei dazi, dall’allineamento regolatorio e dalla maggiore apertura degli appalti pubblici locali ai fornitori europei.
Le imprese italiane, soprattutto quelle attive nei comparti della meccanica, dell’agroalimentare, della chimica e della moda, guardano con attenzione alle opportunità offerte dall’accordo. In particolare, il settore dei macchinari industriali, che già oggi rappresenta una voce significativa dell’export italiano verso i paesi del Mercosur, potrà beneficiare dell’abolizione di barriere tariffarie che arrivavano fino al 35%. Una dinamica simile riguarda la chimica farmaceutica e i dispositivi medicali, con il Brasile che rappresenta uno dei mercati più promettenti per le forniture europee.
Il valore complessivo delle esportazioni italiane verso i paesi del Mercosur è ancora contenuto rispetto ad altri mercati extraeuropei, ma proprio per questo si intravede un margine di espansione notevole. Nel 2023 il totale dell’export italiano verso l’area si è attestato intorno ai 5 miliardi di euro. Se l’accordo verrà ratificato dai singoli Stati membri e reso pienamente operativo, si stima un incremento medio annuale di circa un miliardo di euro, con una ricaduta positiva sull’intero sistema produttivo nazionale.
Un ruolo centrale nel processo di rafforzamento delle relazioni economiche con l’America Latina sarà giocato anche dalle istituzioni finanziarie italiane, come Sace e Simest, che già operano in quell’area offrendo garanzie, credito all’esportazione e supporto alla partecipazione a gare internazionali. L’intesa UE-Mercosur prevede una maggiore trasparenza e accessibilità nel settore degli appalti pubblici, aspetto fondamentale per le imprese italiane di ingegneria civile, energia e infrastrutture.
L’agroalimentare rappresenta un capitolo particolarmente delicato dell’accordo. Da un lato, i produttori italiani possono beneficiare della riduzione dei dazi su prodotti a forte valore aggiunto come vini, pasta, caffè e olio extravergine di oliva. Dall’altro, le associazioni agricole temono l’arrivo sul mercato europeo di volumi significativi di carne bovina e pollame a basso costo, con standard produttivi non sempre allineati a quelli richiesti nell’Unione. L’accordo, in tal senso, prevede dei contingenti quantitativi annuali per evitare l’immissione incontrollata di queste merci, ma resta comunque alto il livello di attenzione e monitoraggio richiesto a Bruxelles e ai governi nazionali.
Il settore moda e lusso, altro punto di forza dell’export italiano, potrebbe trarre beneficio dalla riduzione delle imposte doganali che attualmente penalizzano l’ingresso dei prodotti di alta gamma in Brasile e Argentina. L’appeal del Made in Italy resta alto anche presso i consumatori delle classi medie urbane dei paesi sudamericani, sempre più attratti dai prodotti italiani per qualità e design. La rimozione delle barriere commerciali potrebbe portare a una maggiore penetrazione non solo nelle metropoli come San Paolo e Buenos Aires, ma anche nei mercati di seconda fascia ancora poco esplorati.
Sul piano politico, l’accordo assume un valore strategico nel contesto della ridefinizione degli equilibri commerciali globali. Il rafforzamento del legame tra Europa e Sud America rappresenta una risposta alla crescente assertività di Cina e Stati Uniti in ambito commerciale. Per l’Italia, si tratta di una rara occasione per posizionarsi come snodo privilegiato delle relazioni euro-latinoamericane, valorizzando il proprio ruolo di cerniera economica e diplomatica nel Mediterraneo.
Tra le incognite che pesano sull’effettiva applicazione dell’accordo, vi è il processo di ratifica da parte dei Parlamenti nazionali dei 27 Stati membri dell’UE. Alcuni paesi, come Francia e Austria, hanno già manifestato riserve per motivi ambientali e di tutela delle produzioni agricole. Tuttavia, secondo diversi osservatori, l’attuale scenario internazionale spingerebbe a una accelerazione della ratifica per non perdere terreno nei confronti dei competitor asiatici. L’Italia, che tradizionalmente sostiene le politiche di apertura commerciale, ha già espresso una posizione favorevole all’accordo, chiedendo però garanzie sulla reciprocità degli standard produttivi e ambientali.

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