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Imprese italiane consapevoli ma poco attive sulla decarbonizzazione: cultura ambientale ancora debole

Le imprese italiane mostrano un’elevata consapevolezza sull’importanza della decarbonizzazione, ma nella maggior parte dei casi faticano a passare dalla comprensione all’azione concreta. È quanto emerge dall’ultima ricerca condotta da Ipsos per il network Green&Blue in collaborazione con il gruppo GEDI, che ha coinvolto un campione rappresentativo di manager e dirigenti di aziende di diverse dimensioni e settori.


Secondo il report, otto aziende su dieci ritengono prioritario il contrasto alla crisi climatica, e oltre il 60% afferma di essere pronta ad assumersi una maggiore responsabilità nella riduzione delle emissioni. Tuttavia, solo il 28% delle imprese italiane ha intrapreso interventi strutturati e coerenti con un piano di decarbonizzazione, mentre la maggioranza si limita ad azioni parziali o sporadiche. Questo divario tra consapevolezza e iniziativa costituisce un ostacolo significativo alla transizione ecologica del sistema produttivo nazionale.


Una delle principali criticità emerse riguarda il ruolo della cultura aziendale e la formazione interna. Meno della metà delle imprese ha svolto attività formative rivolte ai propri dipendenti sul tema della transizione energetica, e solo il 34% prevede iniziative sistematiche di aggiornamento sui temi ESG. In molte realtà, la sostenibilità ambientale è percepita ancora come un onere regolatorio o come un'opportunità di marketing, piuttosto che come una leva strategica di innovazione e competitività.


Il gap culturale si riflette anche nella percezione degli strumenti operativi a disposizione. Molti imprenditori dichiarano di non conoscere appieno le tecnologie che consentono di abbattere le emissioni o di efficientare i processi produttivi, così come lamentano scarsa chiarezza e frammentarietà degli incentivi pubblici. La complessità normativa e la lentezza burocratica vengono indicati come fattori che scoraggiano gli investimenti green, soprattutto tra le piccole e medie imprese.


In questo contesto, la disponibilità a cambiare non manca, ma si scontra con un contesto spesso non favorevole. Circa il 40% delle aziende dichiara che l’adozione di pratiche di decarbonizzazione dipenderà dall’effettivo supporto economico, tecnologico e regolatorio che riceveranno nei prossimi anni. Emerge dunque un bisogno urgente di politiche industriali chiare, orientate e di lungo respiro, capaci di ridurre il rischio percepito e di attivare percorsi di trasformazione virtuosi.


Tra i settori più avanti nella transizione si segnalano l’energia, l’automotive e il comparto manifatturiero ad alta intensità tecnologica. In queste filiere, la pressione normativa europea e la crescente attenzione degli investitori verso i criteri ESG stanno generando dinamiche evolutive più accelerate. Al contrario, nei comparti più tradizionali, come l’edilizia, l’agroalimentare e il commercio, la trasformazione procede a rilento e manca spesso una visione strategica integrata.


Un altro elemento che emerge dalla ricerca è il crescente divario tra le grandi imprese e le PMI. Le prime hanno già strutturato team dedicati alla sostenibilità, adottano strumenti di rendicontazione non finanziaria e si muovono con maggiore consapevolezza nella finanza green. Le seconde, invece, spesso mancano delle risorse e delle competenze necessarie per impostare un piano di decarbonizzazione credibile. In questo senso, diventa essenziale rafforzare le sinergie tra pubblico e privato, e promuovere meccanismi di accompagnamento tecnico e formativo mirati.


Anche le associazioni di categoria stanno aumentando il proprio impegno, offrendo linee guida, percorsi formativi e supporto consulenziale. Tuttavia, resta ancora molto da fare per rendere la decarbonizzazione una priorità condivisa e operativa all’interno di tutte le organizzazioni produttive. Serve un cambio di passo culturale, che coinvolga non solo i vertici aziendali ma anche i quadri intermedi, gli uffici acquisti, i progettisti e i responsabili delle operations.


Infine, l’informazione gioca un ruolo decisivo. Molte imprese dichiarano di non avere accesso a dati aggiornati e strumenti analitici per valutare correttamente l’impatto ambientale delle proprie attività. La mancanza di benchmark e di indicatori settoriali condivisi rende difficile anche comparare i risultati tra imprese simili, limitando l’effetto emulativo e la diffusione delle buone pratiche.


La transizione ecologica non può essere affidata alla buona volontà delle singole imprese, ma deve diventare parte integrante della cultura industriale del Paese. La decarbonizzazione rappresenta una sfida complessa, ma anche un’opportunità per ripensare i modelli di produzione, aumentare la competitività e contribuire al benessere collettivo. Perché ciò avvenga, è necessario colmare il divario tra consapevolezza e azione, e accompagnare ogni impresa nel proprio percorso di cambiamento.

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