Il sistema Airbnb in Italia alimenta un business da circa 20 miliardi: l’impatto sull’economia, il turismo e le comunità locali
- piscitellidaniel
- 14 lug
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Il sistema Airbnb in Italia ha ormai assunto dimensioni tali da delineare un’autentica economia parallela. Tra prenotazioni, spese turistiche correlate, redditi per gli host e impatti indotti su ristorazione, commercio e servizi, il valore complessivo dell’indotto legato alla piattaforma ha raggiunto quasi i 20 miliardi di euro, configurandosi come un elemento strutturale dell’economia turistica nazionale.
Partendo dai dati più recenti, nel 2023 Airbnb è stato responsabile di oltre 7,9 miliardi di euro generati dall’attività degli host italiani e dai pernottamenti prenotati tramite la piattaforma.
A questo si aggiungono i consumi correlati: pasti, trasporti, visite guidate, intrattenimento, acquisti locali. Contestualmente, i viaggiatori che scelgono locazioni brevi hanno prodottoun contributo stimato di circa 12 miliardi, considerando gli effetti di spillover sul tessuto economico locale. Il combinato porta così l’impatto complessivo verso la soglia dei 20 miliardi.
Secondo studi commissionati da Oxford Economics e Nomisma, il turismo legato agli alloggi privati ha creato oltre 54.000 posti di lavoro in Italia nel 2023, confermando come la piattaforma non sia solo un veicolo di reddito integrativo per i proprietari, ma anche un volano occupazionale per ristoranti, attività commerciali, servizi edili e di manutenzione.
Una delle dinamiche più interessanti riguarda la distribuzione territoriale dell’impatto. Oggi oltre la metà dei pernottamenti (55%) avviene in località fuori dalle grandi città, spesso in centri minori, aree rurali o borghi storici. Dalla Toscana alla Puglia, dalla Sardegna al Trentino, Airbnb sta alimentando un turismo più distribuito, che favorisce microeconomia locale, contrastando la stagionalità e favorendo la valorizzazione di territori fino a ieri marginali.
La diffusione di Airbnb in Italia ha inoltre accelerato la digitalizzazione del settore alberghiero. Secondo i dati del Sole 24 Ore, nel 2023 la piattaforma ha generato circa 7,5 miliardi di euro di transato, con 608mila alloggi offerti e oltre 1,2 miliardi incassati tra commissioni hosts e servizi extra. Questo flusso economico alimenta servizi digitali, agenzie immobiliari online, imprese di servizi e tecnologia legata al turismo.
Tuttavia, l’espansione massiva del sistema solleva questioni critiche. Studi accademici, come quello del Politecnico di Torino, hanno dimostrato come Airbnb abbia avuto effetti negativi sul mercato degli hotel di fascia media: riducendo l’occupazione nei tre stelle nei weekend nelle città turistiche principali. Al tempo stesso, la presenza capillare della locazione breve ha contribuito all’aumento dei prezzi degli affitti a lungo termine in zone centrali: secondo Oxford, Airbnb incide per l’1,3% sul totale dell’offerta immobiliare, ma arriva al 13% considerando solo gli affitti destinati al turismo, generando una compressione delle possibilità per i residenti .
In città come Roma, Firenze, Venezia si intensificano manifestazioni e proteste contro le "key boxes" presenti sui portoni, utilizzate per facilitare l’accesso automatico agli ospiti. A Firenze e Milano cittadini e istituzioni stanno chiedendo di limitare la moltiplicazione di locazioni turistiche, invitando a ripristinare un equilibrio urbano. Le amministrazioni locali, pur riconoscendo i benefici economici, avvertono il rischio di una "turistificazione" eccessiva che svuota i centri storici e riduce i residenti.
Il bilanciamento tra sviluppo economico e coesione sociale è dunque la questione cruciale. Come afferma un sindaco di Bologna in una recente dichiarazione, Airbnb ha trasformato il modello di ospitalità occasionale in un business sempre più professionale, con conseguenze tangibili sul tessuto abitativo .
L’Unione Europea, consapevole delle tensioni generate dal fenomeno, sta lavorando a una regolamentazione condivisa: dal 2026 le piattaforme come Airbnb dovranno trasmettere dati ai Comuni, garantire trasparenza su durata e natura delle locazioni e rispettare limiti nazionali per le abitazioni usate a fini turistici.
In Italia, mentre alcune regioni hanno già introdotto limiti sul numero di giorni in cui si possono affittare abitazioni, l’attenzione è ora rivolta alla patrimonializzazione del turismo, alla certificazione di qualità e alla tutela del mercato locativo tradizionale. Alcuni Comuni, come Firenze, hanno proposto zone con restrizioni o obbligo di registro per le attività turistiche da locazione breve.
Una sfida complessa dunque: continuare a valorizzare il patrimonio immobiliare privato, alimentare un turismo più distribuito e sostenere le economie locali, senza mettere a rischio la vivibilità delle città e la coesione delle comunità urbane. Il sistema Airbnb resta un elemento chiave della nuova geografia del turismo in Italia, con un peso economico che non può essere ignorato, ma la convivenza tra uso turistico e residenziale richiede regole equilibrate e scelte strategiche condivise dai diversi livelli istituzionali e sociali.

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