top of page

Il merletto di Burano verso la tutela IGP per salvare un’arte secolare

L’isola di Burano, simbolo della tradizione veneziana e celebre per le sue case colorate, si prepara a compiere un passo decisivo per salvare una delle sue espressioni artigianali più preziose: il merletto ad ago. L’Associazione Merletto di Burano ha avviato le procedure per ottenere il marchio IGP, Indicazione Geografica Protetta, con l’obiettivo di contrastare le contraffazioni e rilanciare un comparto ormai al collasso. La battaglia è partita da Venezia, ma ha una portata nazionale e perfino europea, grazie all’entrata in vigore, a fine 2023, del nuovo regolamento dell’Unione Europea che estende la tutela IGP anche ai prodotti artigianali non alimentari.


La richiesta parte da un’urgenza reale: oggi a Burano le merlettaie attive sono pochissime, e la trasmissione del sapere artigianale, che un tempo avveniva spontaneamente da madre a figlia, è quasi interrotta. L’arte del merletto, che affonda le sue radici nel XVI secolo, è divenuta nei secoli un’icona della raffinatezza veneziana, famosa in tutta Europa e persino nelle corti reali. Ma negli ultimi decenni il settore ha subito un lento ma costante declino, causato dalla concorrenza di prodotti industriali a basso costo e dalla perdita di interesse da parte delle nuove generazioni. La possibilità di un riconoscimento ufficiale, vincolato al territorio e ai metodi tradizionali di produzione, rappresenta per la comunità l’ultima occasione concreta per evitare l’estinzione di un patrimonio culturale e identitario.


Il regolamento europeo entrato in vigore nel novembre 2023 prevede che dal 1° dicembre 2025 anche i prodotti artigianali possano fregiarsi dell’IGP, a condizione che dimostrino un legame diretto con il territorio d’origine e che rispettino precisi disciplinari di produzione. La tutela, fino a quel momento riservata al comparto agroalimentare, potrà ora estendersi anche a settori come quello tessile, ceramico e manifatturiero. Questo rappresenta un’apertura storica che consente di riconoscere e valorizzare la qualità e l’autenticità delle produzioni locali non alimentari, con l’obiettivo di salvaguardare le economie tradizionali europee. In questo contesto, il merletto di Burano è candidato ideale: una produzione manuale, rigorosamente legata al luogo e fondata su competenze antiche, documentate da secoli di storia.


L’Associazione Merletto di Burano sta lavorando alla definizione di un disciplinare che descriva in dettaglio le caratteristiche del prodotto: tipologia dei punti, qualità dei filati, modalità di esecuzione, tempo di lavorazione e controllo della filiera. Un’attenzione particolare sarà dedicata anche alla tracciabilità, per evitare che prodotti industriali contraffatti possano entrare nel circuito certificato. La proposta prevede inoltre la creazione di un ente terzo incaricato della vigilanza sul rispetto del disciplinare e dell’autenticità delle lavorazioni. L’iter dovrà passare attraverso l’approvazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per poi essere valutato e registrato dalla Commissione Europea.


A supportare l’iniziativa non è solo la comunità locale, ma anche una rete di istituzioni e soggetti culturali che da anni lavorano per preservare e rilanciare la tradizione del merletto. Il Museo del Merletto di Burano, riaperto al pubblico dopo lavori di ristrutturazione, ospita centinaia di pezzi storici e promuove attività didattiche per la diffusione di questa arte. Le merlettaie superstiti, spesso anziane, collaborano con le scuole e le accademie del territorio per insegnare le tecniche di base a giovani aspiranti artigiane, ma le difficoltà restano enormi. Manca un riconoscimento economico adeguato, la manodopera è sempre più rara e la domanda del mercato è drogata da prodotti a basso costo che nulla hanno a che vedere con l’originale buranello.


Un marchio IGP avrebbe l’effetto di alzare l’asticella qualitativa e dare maggiore visibilità al prodotto autentico. Questo consentirebbe anche di posizionare il merletto sul mercato internazionale come prodotto di lusso, capace di attrarre un pubblico colto e sensibile al valore dell’artigianato d’eccellenza. In parallelo, si potrebbero aprire nuovi canali di distribuzione, collaborazioni con maison di moda, design e arredamento, oltre a un rafforzamento del turismo culturale, già rilevante per l’isola. L’indotto potrebbe interessare non solo le merlettaie, ma anche tessiture, commercianti, musei e centri di formazione.


Il Comune di Venezia, già promotore del dossier sull’estensione del marchio IGP a livello europeo, sostiene l’istanza con l’intento di difendere il patrimonio immateriale della laguna e contrastare la desertificazione culturale che minaccia molte isole minori. In questa direzione si stanno muovendo anche altre realtà italiane: dalle ceramiche di Vietri e Deruta ai coltelli di Maniago, dai tessuti sardi ai mosaici friulani. Un’alleanza trasversale tra territori che rivendicano la specificità dei loro prodotti e chiedono una normativa capace di proteggerli efficacemente da concorrenza sleale e contraffazioni.


Il futuro del merletto di Burano, però, resta appeso alla capacità di rendere operativa questa tutela prima che sia troppo tardi. L’attuale generazione di merlettaie potrebbe essere l’ultima in grado di realizzare pezzi autentici secondo i canoni storici. Senza un riconoscimento formale e senza incentivi economici, il rischio concreto è che l’arte scompaia in silenzio. Per evitarlo, la strada della certificazione potrebbe rappresentare l’unico vero strumento di rinascita. La speranza è che l’Europa, questa volta, sappia guardare al valore del filo che unisce tradizione, bellezza e territorio.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page