Il cibo come chiave per la longevità: a Osaka il modello One Health apre nuove prospettive sulla salute globale
- piscitellidaniel
- 11 lug
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L’inaugurazione del Padiglione Italia all’Expo 2025 di Osaka ha visto uno degli eventi più significativi nel campo della salute globale e della sostenibilità ambientale: il panel “One Health – From food to longevity: scientific approaches to health and sustainability”. L’incontro, promosso da Sapienza Università di Roma e dal National Biodiversity Future Center, ha riunito ricercatori, medici, agronomi, rappresentanti istituzionali e imprenditori del settore alimentare, con l’obiettivo di esplorare la relazione tra alimentazione, longevità, biodiversità e salute in un’ottica integrata e multidisciplinare.
Il principio su cui si basa l’intero confronto è il paradigma One Health, riconosciuto a livello internazionale come una strategia indispensabile per affrontare le emergenze sanitarie, i cambiamenti climatici e le diseguaglianze sociali. Il modello parte dal presupposto che la salute umana non possa essere affrontata separatamente da quella degli animali e dell’ambiente. Malattie infettive, alterazioni climatiche, inquinamento e abitudini alimentari scorrette sono fenomeni interconnessi, che richiedono risposte sistemiche e condivise.
A partire dal ruolo dell’alimentazione, il dibattito ha messo in evidenza come il cibo sia uno dei fattori determinanti non solo della salute individuale ma anche della sostenibilità ambientale e della resilienza dei sistemi sociali. Le abitudini alimentari possono contribuire a rafforzare il sistema immunitario, prevenire malattie croniche, ridurre l’incidenza di obesità e diabete e prolungare l’aspettativa di vita in salute. Parallelamente, sistemi di produzione alimentare sostenibili possono contenere l’uso di risorse naturali, salvaguardare la biodiversità e mitigare gli effetti della crisi climatica.
Gli interventi dei relatori hanno evidenziato come l’approccio One Health possa trovare un’applicazione concreta in politiche pubbliche integrate, che tengano conto della catena alimentare nel suo complesso: dalla qualità dei suoli alla tutela delle varietà agricole autoctone, dalla sicurezza alimentare alla tracciabilità, fino alla riformulazione dei modelli nutrizionali. Le linee guida proposte puntano sulla promozione di diete equilibrate e locali, sull’educazione alimentare, sulla riduzione degli sprechi e sull’adozione di pratiche agricole rigenerative.
Il panel ha dato spazio anche ai temi della longevità e dell’invecchiamento attivo. Diversi studi scientifici dimostrano che i fattori ambientali e alimentari incidono in maniera significativa sulla qualità della vita e sulla durata media dell’esistenza. Le cosiddette “Blue Zones”, tra cui l’Italia con la Sardegna, il Giappone con Okinawa e la Grecia con Icaria, sono state portate ad esempio come modelli da studiare. In queste regioni del mondo, dove si registra un’elevata concentrazione di centenari in buona salute, la dieta mediterranea o asiatica si accompagna a uno stile di vita sobrio, all’attività fisica quotidiana, a reti sociali solide e a un rapporto armonioso con la natura.
Il contributo della ricerca scientifica è stato ritenuto fondamentale per trasformare queste osservazioni empiriche in strategie replicabili. I centri universitari, in particolare quelli italiani come Sapienza, Università degli Studi di Firenze e Università degli Studi di Milano, stanno lavorando in sinergia con organismi internazionali per sviluppare piattaforme di monitoraggio e analisi in grado di misurare l’impatto dell’alimentazione su parametri vitali, stato infiammatorio, funzione cognitiva e microbiota intestinale.
Uno dei temi più rilevanti emersi nel corso dell’incontro è stato quello della biodiversità, intesa non solo come varietà genetica, ma come condizione indispensabile per il benessere complessivo del pianeta. La perdita di habitat naturali, la semplificazione degli ecosistemi agricoli, la diffusione di monoculture e l’eccessiva dipendenza da poche varietà commerciali mettono a rischio la capacità della natura di offrire cibo sano e resiliente. In questo senso, la tutela della biodiversità agricola e la valorizzazione delle filiere locali sono strumenti chiave per garantire la sovranità alimentare e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Durante il panel, sono stati presentati progetti pilota in corso tra Italia e Giappone, tra cui scambi tra istituzioni accademiche e programmi di sperimentazione su nuovi alimenti funzionali, derivati da colture tradizionali rielaborate attraverso l’uso della biotecnologia verde. Anche l’intelligenza artificiale è stata identificata come una risorsa per la modellazione di scenari futuri e per la gestione dei dati sulla salute globale.
Infine, un’attenzione particolare è stata dedicata alla comunicazione scientifica, alla formazione e al coinvolgimento della società civile. Secondo i relatori, per realizzare una vera transizione alimentare e sanitaria è indispensabile che cittadini, produttori, amministratori locali e aziende condividano linguaggi comuni e obiettivi concreti. L’Expo di Osaka si è quindi proposto come una piattaforma ideale per creare ponti tra scienza e società, tra Europa e Asia, e tra presente e futuro.

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