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Housing universitario, dopo il Pnrr resta un fabbisogno da 4,7 miliardi

14 ore fa
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Cantiere edile, fotografia d’archivio illustrativa

L’offerta italiana di alloggi studenteschi resta sotto la media Ue dopo il Pnrr. Per raggiungere un livello comparabile servirebbero 236 mila posti letto aggiuntivi e risorse stimate in 4,7 miliardi di euro. Il divario pesa sul costo degli studi fuori sede e limita la possibilità di scegliere l’ateneo indipendentemente dal reddito e dalla disponibilità familiare.

Il programma finanziato con il Pnrr punta a creare circa 63 mila nuovi posti con 1,2 miliardi. Il contributo è rilevante, ma copre soltanto una parte del fabbisogno. La misura coinvolge operatori pubblici e privati e richiede che gli immobili rispettino requisiti di destinazione, durata e accessibilità economica. La verifica finale dovrà distinguere i posti realmente disponibili da quelli soltanto programmati.

Le carenze più ampie si concentrano in Lazio, Lombardia e Campania, regioni con grandi poli universitari e forte pressione sul mercato della locazione. Nelle città dove la domanda studentesca compete con turismo e affitti ordinari, la scarsità spinge i canoni e favorisce soluzioni temporanee o lontane dalle sedi. Trasporti e servizi diventano quindi parte della politica abitativa universitaria.

Realizzare residenze richiede aree o edifici adatti, autorizzazioni, finanziamento e gestione sostenibile nel tempo. Il semplice aumento dei posti non garantisce canoni accessibili: contano il costo dell’investimento, le condizioni dei contributi pubblici e le tariffe applicate. Il recupero di immobili inutilizzati può accelerare l’offerta, ma deve rispettare sicurezza, efficienza energetica e qualità degli spazi comuni.

Terminata la fase straordinaria del Pnrr, resterà necessario un programma stabile. Regioni, università e Comuni dovranno coordinare fabbisogni, localizzazione e convenzioni con i gestori. Anche il mercato privato può contribuire, purché gli incentivi siano collegati a durata e livelli dei canoni. Il dato dei 4,7 miliardi segnala la scala del problema e non equivale a uno stanziamento già approvato.

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