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Gli italiani vogliono più soldi, ma anche tempo: nel lavoro contano retribuzione, benessere e smart working

Nel 2025 il concetto di “lavoro soddisfacente” per gli italiani è sempre più legato a una combinazione di fattori: retribuzione, flessibilità, qualità della vita e riconoscimento del proprio ruolo. Una fotografia aggiornata dei desideri e delle aspettative dei lavoratori italiani mostra una chiara tendenza a ricercare impieghi che garantiscano non solo un compenso adeguato, ma anche una cultura aziendale sana e la possibilità di lavorare da remoto. Lo confermano i dati emersi dall’indagine condotta da BVA Doxa per Mindwork, che ha coinvolto oltre mille lavoratori, dipendenti e autonomi, e ha messo in evidenza le dimensioni più rilevanti nella valutazione del proprio impiego.


Al primo posto tra le priorità dichiarate dagli italiani c’è ancora la retribuzione: il 97% degli intervistati ritiene “molto importante” essere adeguatamente pagati. Tuttavia, accanto al guadagno si fanno largo nuove esigenze. Il 92% dichiara di attribuire un peso rilevante anche alla possibilità di crescita professionale, di lavorare in un ambiente sereno e in linea con i propri valori, e soprattutto alla flessibilità oraria e alla possibilità di usufruire dello smart working. Questo mix di aspettative mostra come il lavoro venga sempre più percepito come uno strumento per raggiungere un equilibrio tra vita privata e vita professionale, piuttosto che come semplice mezzo di sostentamento.


Il lavoro da remoto è una componente centrale di questa trasformazione. Dopo l’accelerazione forzata dovuta alla pandemia, lo smart working ha resistito ed è ormai parte integrante dell’organizzazione del lavoro, soprattutto nelle grandi imprese. Ma il fenomeno non si è distribuito in maniera uniforme. Mentre tra le aziende più strutturate la possibilità di lavorare da casa per uno o più giorni alla settimana è ormai prassi consolidata, nelle piccole e medie imprese l’adozione è più lenta, e spesso dipende dalla lungimiranza del singolo datore di lavoro. A soffrirne sono soprattutto i lavoratori che vedono nella flessibilità una leva fondamentale per il proprio benessere, anche psicologico.


Tra le motivazioni che spingono a preferire il lavoro da remoto vi sono la riduzione del tempo impiegato negli spostamenti, la possibilità di gestire meglio gli impegni familiari e personali, e la sensazione di maggiore autonomia e concentrazione. La percezione di benessere è confermata anche da ricerche parallele: chi lavora in modalità ibrida o da remoto tende a riportare livelli più alti di soddisfazione, minore stress e una produttività percepita più elevata. Tuttavia, emergono anche limiti e difficoltà: la mancanza di relazioni sociali, il rischio di isolamento, le difficoltà di comunicazione e coordinamento con colleghi e superiori, e l’assenza di confini netti tra tempo di lavoro e tempo libero.


Un ulteriore elemento che incide sulla soddisfazione lavorativa degli italiani è la cultura aziendale. La metà dei lavoratori coinvolti nel sondaggio afferma di non sentirsi allineata con i valori dell’organizzazione per cui lavora. Un dato che diventa ancora più rilevante considerando che l’87% del campione ritiene fondamentale essere parte di un contesto che rispecchi i propri principi. Le imprese che si mostrano inclusive, trasparenti e attente al benessere dei propri collaboratori risultano più attrattive e competitive anche nel lungo termine. Sempre più persone valutano il passaggio da un’azienda all’altra non solo in base all’aumento di stipendio, ma anche al clima interno, ai benefit, alle opportunità di crescita e all’equilibrio tra tempo lavorativo e personale.


Tra le componenti emergenti si segnala anche l’importanza attribuita alla sicurezza lavorativa. Dopo anni di precarizzazione del mercato, l’elemento della stabilità contrattuale torna ad avere un ruolo centrale nella scelta di un impiego, soprattutto tra i giovani e i lavoratori over 50. A parità di retribuzione, la prospettiva di un rapporto stabile viene preferita alla possibilità di guadagno più elevato ma soggetto a rischio o incertezza.


Il contesto socioeconomico gioca un ruolo decisivo nel consolidare queste tendenze. L’inflazione, i rincari energetici e le turbolenze globali rendono la stabilità economica un bene prezioso. Tuttavia, il valore attribuito al tempo, alla salute mentale, al bilanciamento tra vita privata e lavorativa non è più sacrificabile. Sempre più italiani sono pronti a rifiutare offerte che non garantiscano un minimo di flessibilità o che prevedano un ritorno rigido in presenza per tutta la settimana lavorativa. Il lavoro a distanza è diventato per molti una condizione necessaria, e non più un beneficio opzionale.


Le aziende che sapranno cogliere queste trasformazioni potranno attrarre e trattenere i migliori talenti. In un mercato del lavoro sempre più competitivo, in cui le dimissioni volontarie aumentano e il turnover si fa più frequente, la capacità di ascoltare e rispondere alle esigenze dei lavoratori diventa un fattore strategico. Retribuzioni adeguate, cultura aziendale sana, crescita professionale, smart working e attenzione al benessere non sono solo desideri individuali, ma ormai elementi strutturali di una nuova concezione del lavoro.

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