Giovani e lavoro, la crisi non è solo demografica
- piscitellidaniel
- 2 giorni fa
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Il dialogo tra Rosina, Seghezzi, Guerra e Italia ha collegato denatalità, occupazione, donne, pensioni e tecnologia, mostrando che il sottoutilizzo dei giovani è una scelta di sistema.
Nel confronto “Giovani e lavoro: la crisi non è (solo) demografica” sono intervenuti Marilena Guerra, presidente della Commissione provinciale Pari Opportunità, Edoardo Italia, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, Alessandro Rosina, ordinario di Demografia all’Università Cattolica di Milano, e Francesco Seghezzi, presidente di ADAPT. Fra il pubblico era presente anche Francesca Gerosa, assessore provinciale all’istruzione, cultura, giovani e pari opportunità. Il programma ufficiale del Festival riconduce l’incontro al tema “Demografia e lavoro: alla ricerca di un nuovo equilibrio tra generazioni”.
Rosina ha indicato il nodo strutturale: gli under 30 rappresentano in Italia una quota molto bassa della popolazione e, oltre a essere pochi, risultano anche meno occupati rispetto ai coetanei di altri Paesi europei. Il problema è quindi duplice: degiovanimento e sottoutilizzo. Una società che riduce la presenza dei giovani e non valorizza quelli disponibili indebolisce crescita, produttività, gettito contributivo e tenuta del welfare. Il tema non riguarda solo l’ingresso nel mercato del lavoro, ma l’intero equilibrio tra generazioni.
Seghezzi ha posto una provocazione di merito: alcune soluzioni necessarie possono essere socialmente difficili. Favorire il lavoro femminile, ripensare le politiche di pensionamento, rendere sostenibile il lavoro in età avanzata e introdurre tecnologie in modo massivo sono scelte che incidono su assetti consolidati. La tecnologia, in questa lettura, non è un semplice sostituto del lavoro umano, ma uno strumento che può aumentare produttività e sostenibilità se accompagnato da formazione e organizzazione adeguata.
La presenza di Guerra e Italia ha rafforzato due profili essenziali: pari opportunità e rappresentanza giovanile. Senza occupazione femminile, servizi di cura, contratti stabili e percorsi di crescita professionale, il divario demografico diventa anche divario istituzionale. Il messaggio dell’incontro è che la crisi giovanile non dipende solo dalle culle vuote. Dipende dalla capacità di costruire un mercato del lavoro nel quale formazione, salari, partecipazione femminile, previdenza e innovazione tecnologica siano trattati come parti dello stesso sistema.





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