Economia sociale, il mercato oltre il profitto
- piscitellidaniel
- 1 giorno fa
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Le cooperative e gli enti del Terzo settore diventano infrastrutture economiche: il Festival rilancia il valore produttivo dell’economia sociale
L’economia sociale non può più essere letta come area residuale o compensativa rispetto al mercato tradizionale. Nel confronto ospitato all’ITAS Forum, Gianluca Salvatori, segretario generale di Euricse, ha ricondotto il tema alla sua esatta dimensione economica: imprese cooperative, associazioni, fondazioni, mutue ed enti orientati all’interesse generale non operano fuori dal mercato, ma dentro il mercato, con finalità e regole di governance diverse da quelle della società di capitali pura.
Il dato più rilevante è proprio giuridico-organizzativo: la produzione di valore non coincide necessariamente con la massimizzazione dell’utile distribuibile. L’economia sociale impiega forme partecipative, vincoli statutari, finalità mutualistiche o solidaristiche e una diversa allocazione degli avanzi di gestione. Questo modello, se sostenuto da regole certe, può incidere su concorrenza, appalti, credito, welfare territoriale e politiche industriali.
Il Festival ha richiamato numeri che mostrano la consistenza del fenomeno: milioni di organizzazioni nell’Unione europea, un fatturato complessivo molto rilevante e una quota significativa dell’occupazione. In Italia, la presenza di centinaia di migliaia di enti e imprese sociali conferma che il settore non è soltanto un presidio assistenziale, ma una componente strutturale dell’economia reale.
La questione centrale diventa allora la regolazione. Se le politiche pubbliche continuano a modellarsi esclusivamente sull’impresa lucrativa, il rischio è di non cogliere la specificità di soggetti che producono beni, servizi, lavoro e coesione sociale secondo logiche diverse. La sfida è costruire strumenti fiscali, finanziari e amministrativi capaci di riconoscere questa peculiarità senza trasformarla in privilegio.
Il passaggio culturale è netto: l’impresa sociale non chiede una deroga al mercato, ma un mercato in cui possano competere anche modelli fondati su reciprocità, democrazia interna, reinvestimento e responsabilità verso la comunità. È qui che l’economia sociale diventa un tema di politica economica, non solo di politiche sociali.





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