Giorgetti avverte l’Europa sui dazi e difende l’Italia sul golden power: scontro aperto con Bruxelles
- piscitellidaniel
- 15 lug
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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha lanciato un doppio avvertimento dalle colonne del Corriere della Sera, intervenendo su due fronti caldi nei rapporti tra l’Italia e le istituzioni europee. Da un lato, ha messo in guardia contro l’estensione eccessiva delle misure protezionistiche adottate dall’Unione nei confronti di paesi terzi, con particolare riferimento alla Cina. Dall’altro, ha difeso l’utilizzo da parte del governo italiano del golden power, il meccanismo che consente all’esecutivo di bloccare o condizionare operazioni societarie ritenute strategiche, annunciando una risposta giuridica alla Commissione europea che ha avviato una procedura d’infrazione sul suo utilizzo.
Secondo Giorgetti, spingere troppo sull’acceleratore dei dazi rischia di compromettere la sostenibilità economica del sistema europeo. “È insostenibile andare troppo oltre”, ha dichiarato riferendosi all’indagine in corso da parte della Commissione UE sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi, che potrebbe portare a nuovi dazi nel tentativo di arginare la concorrenza ritenuta sleale da parte di Pechino. Il ministro ha sottolineato che l’Italia ha un’economia manifatturiera fortemente esposta ai flussi commerciali globali e che, per questa ragione, la chiusura dei mercati non può essere una strategia di lungo termine.
In particolare, Giorgetti teme che l’imposizione di dazi troppo rigidi su prodotti come le auto elettriche o i pannelli fotovoltaici possa tradursi in un aumento dei costi per le imprese e per i consumatori italiani, che già devono affrontare rincari energetici, inflazione e rallentamento dell’industria. Sebbene abbia riconosciuto la necessità di tutelare la competitività dell’industria europea, ha ribadito che ogni decisione deve tenere conto dell’equilibrio tra protezione e apertura, evitando derive autarchiche o scelte ideologiche.
Parallelamente, Giorgetti ha affrontato il nodo del golden power, tema sul quale l’Italia è finita nel mirino della Commissione europea. Bruxelles contesta al governo l’uso esteso di questo strumento in oltre dieci operazioni societarie negli ultimi mesi, in particolare nel settore della tecnologia e delle telecomunicazioni. La Commissione sospetta che l’Italia abbia violato le regole del mercato unico e quelle sulla libera circolazione dei capitali, ostacolando investimenti e acquisizioni da parte di aziende europee ed extraeuropee senza giustificazioni sufficienti.
Il ministro ha però respinto le accuse, spiegando che l’Italia ha agito sempre nel rispetto delle norme europee e nell’interesse della sicurezza nazionale. Ha annunciato che il governo presenterà formale opposizione alle contestazioni di Bruxelles davanti al Tribunale dell’Unione Europea, sostenendo che la Commissione stia travalicando le sue competenze e sottovalutando la necessità di proteggere infrastrutture e tecnologie strategiche. “Risponderemo con il TAR europeo”, ha dichiarato Giorgetti, chiarendo l’intenzione di ricorrere alle vie legali per difendere la discrezionalità dello Stato nelle valutazioni sensibili.
Nel corso dell’intervista, il ministro ha anche sottolineato come il golden power sia diventato uno strumento imprescindibile nell’attuale contesto geopolitico, in cui cresce la competizione tecnologica globale e si moltiplicano gli interessi di attori extra-UE nei settori strategici. Ha ricordato che tutti i principali Paesi europei, inclusa la Germania, hanno rafforzato negli ultimi anni i propri strumenti di difesa nazionale contro scalate ostili o acquisizioni di aziende chiave da parte di fondi sovrani o grandi gruppi industriali stranieri. In questo quadro, l’Italia avrebbe solo fatto valere il proprio diritto di proteggere asset cruciali.
L’intervento di Giorgetti si inserisce in una fase in cui i rapporti tra Roma e Bruxelles si fanno sempre più tesi, non solo su questioni industriali e commerciali, ma anche sul fronte delle regole fiscali, del PNRR e della governance economica. Il ministro ha più volte ribadito la necessità di una maggiore flessibilità nelle politiche economiche europee, per permettere agli Stati membri di fronteggiare le sfide della transizione ecologica, della digitalizzazione e della sicurezza energetica.
Il messaggio lanciato dal ministro è chiaro: l’Italia non intende rinunciare alla propria sovranità economica e alla capacità di decisione su dossier strategici, nemmeno di fronte alle pressioni comunitarie. La linea del governo appare improntata a una difesa dei margini di manovra nazionali, senza tuttavia mettere in discussione l’appartenenza dell’Italia all’Unione. È un equilibrio sottile, che richiede una continua negoziazione e un’attenta gestione delle tensioni, soprattutto in un momento in cui la Commissione è impegnata a garantire l’unità del mercato interno e la coerenza delle politiche industriali dei Ventisette.

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