Generali tenta il recupero dopo il crollo di metà maggio: tra incertezze del mercato e strategie di rilancio
- piscitellidaniel
- 1 lug
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Il gruppo Generali, una delle principali compagnie assicurative europee, si trova in una fase di delicato assestamento dopo il forte calo in Borsa registrato a metà maggio, quando il titolo ha perso circa il 13% del proprio valore. Questa flessione, che ha attirato l’attenzione degli analisti e preoccupato gli investitori, è stata determinata da una combinazione di fattori finanziari e di contesto, tra cui la pubblicazione dei risultati del primo trimestre 2025, rivelatisi inferiori alle attese del mercato.
Il dato che ha più colpito è stato il risultato operativo del comparto Vita, uno dei pilastri del business di Generali. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, l’utile netto del gruppo è sceso del 10% su base annua, attestandosi a 1,08 miliardi di euro, un valore che, pur rimanendo solido, ha deluso le aspettative. A preoccupare ulteriormente è stata la dinamica delle riserve tecniche, aumentate a causa della crescita dei sinistri e di un contesto macroeconomico ancora incerto, segnato da inflazione elevata e tensioni geopolitiche.
La reazione del mercato è stata immediata e severa: tra il 13 e il 15 maggio, il titolo Generali ha perso oltre il 13%, toccando i minimi da inizio anno e cancellando buona parte dei guadagni accumulati nel 2024. L’effetto domino si è fatto sentire anche sulle obbligazioni subordinate del gruppo e sull’intero comparto assicurativo europeo, che ha accusato il colpo, mostrando una crescente volatilità.
Di fronte a questo scenario, il management di Generali ha reagito con una strategia di contenimento e rilancio. Da un lato, sono stati confermati i target di piano industriale al 2026, con l’obiettivo di generare dividendi cumulati per 5,2-5,6 miliardi di euro e un utile operativo in crescita media annua del 6-8%. Dall’altro, il gruppo ha avviato una revisione interna delle aree a più alta intensità di capitale, in particolare nel business Vita, e ha rafforzato le misure di controllo del rischio.
Uno dei messaggi centrali emersi dalle parole del CEO Philippe Donnet è stato quello della solidità patrimoniale del gruppo. Il Solvency Ratio, indicatore chiave della solidità finanziaria delle compagnie assicurative, è rimasto sopra il 200%, un livello considerato molto robusto. Questo dato ha contribuito a contenere l’emorragia di fiducia, almeno tra gli investitori istituzionali.
A sostegno del tentativo di recupero, il gruppo ha anche accelerato sul fronte della diversificazione geografica e del rafforzamento nei mercati ad alto potenziale. In particolare, Generali ha rafforzato la propria presenza in Europa dell’Est e nel Sud-Est asiatico, due aree ritenute strategiche per la crescita dei premi nei prossimi anni. Inoltre, proseguono gli investimenti in tecnologia e digitalizzazione, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza operativa e ampliare l’offerta di prodotti assicurativi digitali, sempre più richiesti da una clientela giovane e connessa.
Dal punto di vista dei mercati finanziari, il titolo ha iniziato nelle ultime settimane un graduale recupero. Dopo aver toccato un minimo intorno ai 20 euro per azione, le quotazioni sono risalite sopra i 21 euro, con volumi in lieve ripresa e una maggiore stabilità nei contratti derivati collegati al titolo. Gli analisti di diverse banche d’affari hanno rivisto i loro giudizi sul titolo: pur mantenendo un approccio prudente, alcuni hanno alzato il target price nel medio termine, in attesa di conferme concrete nella prossima semestrale.
Il consenso prevalente, attualmente, è quello di “hold”, cioè mantenere la posizione in portafoglio, con la raccomandazione di monitorare con attenzione le mosse del management nei prossimi mesi. Tra i temi sotto osservazione ci sono la revisione del mix di prodotti, l’andamento delle vendite nel segmento Danni, l’evoluzione dei costi operativi e, soprattutto, la capacità del gruppo di difendere la propria posizione competitiva in un mercato assicurativo in rapido cambiamento.
Inoltre, la pressione degli azionisti si fa sentire. Dopo l’assemblea di aprile, in cui è stato approvato il bilancio 2024 e riconfermata la linea di continuità nella governance, alcuni fondi istituzionali hanno chiesto maggiore trasparenza sulla gestione dei rischi legati al cambiamento climatico e all’esposizione ai mercati emergenti. L’invito è a non sottovalutare l’effetto che la sostenibilità e la responsabilità ESG possono avere sul valore di lungo termine dell’impresa.
Il mese di giugno rappresenta quindi una fase cruciale per Generali, tra la necessità di dimostrare solidità nei fondamentali e la sfida di riconquistare la fiducia degli investitori. I segnali di recupero sono reali, ma il cammino resta incerto e dipenderà anche dall’evoluzione del contesto macroeconomico e dai risultati che emergeranno nella seconda parte dell’anno.

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