Fondi UE: corsia prioritaria per progetti da 37 miliardi, l'Italia guida la riprogrammazione
- piscitellidaniel
- 30 mag
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L'Unione Europea ha avviato un'importante riforma della politica di coesione, introducendo una "corsia prioritaria" per progetti strategici del valore complessivo di 37 miliardi di euro. Questa iniziativa mira a riallineare le risorse disponibili alle nuove sfide economiche, ambientali e geopolitiche, offrendo agli Stati membri l'opportunità di adattare i propri programmi di spesa alle esigenze emergenti.
Le nuove priorità dell'UE
La revisione di medio termine della politica di coesione, presentata dal vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Raffaele Fitto, introduce cinque nuove priorità di investimento: difesa, resilienza idrica, alloggi, transizione energetica e competitività. Queste aree sono state identificate come cruciali per affrontare le sfide attuali e future dell'Unione.
Gli Stati membri sono invitati a reindirizzare parte dei fondi strutturali verso queste nuove priorità. In particolare, coloro che decideranno di allocare almeno il 15% del proprio programma complessivo verso queste aree potranno beneficiare di condizioni finanziarie più favorevoli, tra cui un pre-finanziamento del 30% e un co-finanziamento dell'UE fino al 100%. Inoltre, avranno un anno in più, fino al 2030, per spendere le risorse assegnate.
L'Italia in prima linea
L'Italia si è posizionata tra i Paesi più attivi nel processo di riprogrammazione dei fondi. Secondo quanto riportato da ANSA, il nostro Paese ha già identificato numerosi progetti da includere nella corsia prioritaria, con un valore complessivo significativo. Tra questi, spiccano iniziative nel settore della difesa, della resilienza idrica e della transizione energetica.
Il governo italiano ha inoltre avviato una valutazione dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che rischiano di non essere completati entro la scadenza di agosto 2026. Questi progetti potrebbero essere trasferiti e finanziati attraverso la politica di coesione, garantendo così la continuità degli investimenti strategici.
La posizione della Commissione Europea
La Commissione Europea ha sottolineato l'importanza di questa riforma per adattare la politica di coesione al nuovo contesto globale. Fitto ha dichiarato che l'obiettivo è garantire una maggiore flessibilità nella gestione dei fondi, permettendo agli Stati membri di rispondere in modo più efficace alle esigenze dei territori. Ha inoltre precisato che la rimodulazione dei fondi è volontaria e che spetta ai singoli Paesi decidere se cogliere questa opportunità.
Critiche e dibattito politico
Nonostante le intenzioni dichiarate, la riforma ha suscitato alcune critiche. Il gruppo dei Socialisti al Parlamento Europeo ha espresso preoccupazione per il rischio che le nuove priorità possano andare a scapito delle regioni più povere. Anche il Movimento 5 Stelle ha manifestato opposizione, definendo la proposta una "picconata al Sud Italia".
D'altro canto, la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto, ha accolto positivamente la riforma, sottolineando che essa garantisce la gestione della spesa in collaborazione con i governi locali e regionali.
Prossimi passi
La Commissione Europea punta a chiudere la riprogrammazione delle risorse entro la fine del 2025, con l'avvio dei programmi modificati a partire dal 2026. Nel frattempo, gli Stati membri devono indicare entro giugno i progetti del PNRR che potrebbero essere trasferiti alla politica di coesione.
Secondo le stime di Bruxelles, il pre-finanziamento aggiuntivo previsto per il 2026 potrebbe ammontare a circa 16,1 miliardi di euro, con un impatto netto sul bilancio del prossimo anno di 3,6 miliardi di euro, tenendo conto delle previsioni di pagamento e degli slittamenti di esecuzione dei progetti.

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