Fondazioni di origine bancaria, il patrimonio contabile sale a 42,5 miliardi: crescono gli investimenti e l’impatto sul territorio
- piscitellidaniel
- 17 lug
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Nel 2024 il sistema delle fondazioni di origine bancaria ha registrato un nuovo record in termini di patrimonio contabile, raggiungendo quota 42,5 miliardi di euro. Lo comunica l’ACRI – l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa – che ha presentato il rapporto annuale mettendo in evidenza il rafforzamento del ruolo delle fondazioni nel contesto economico e sociale italiano. Questo risultato rappresenta un incremento significativo rispetto agli anni precedenti, confermando il trend di crescita costante del comparto, che negli ultimi dieci anni ha aumentato il proprio patrimonio di circa 7 miliardi.
Le 86 fondazioni attive in Italia, nate in seguito alla Legge Amato del 1990 che separò le attività bancarie da quelle filantropiche, si configurano oggi come attori strategici dell’economia civile. Non operano come enti creditizi, ma sono investitori di lungo periodo che utilizzano i proventi del patrimonio per sostenere progetti di utilità sociale in settori chiave quali cultura, sanità, ricerca, educazione, ambiente e welfare. Il modello italiano rappresenta un unicum nel panorama europeo per capillarità, autonomia gestionale e impatto sulle comunità locali.
Nel solo 2023, le fondazioni hanno erogato complessivamente 1,1 miliardi di euro, distribuiti su oltre 20.000 interventi, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Tra le aree prioritarie, l’educazione e la formazione hanno assorbito il 30% delle risorse, seguite dalla cultura (25%), dal welfare (20%) e dalla ricerca scientifica (12%). Cresce anche l’attenzione verso l’ambiente e la rigenerazione urbana, settori in cui le fondazioni stanno aumentando l’impegno grazie alla promozione di iniziative di innovazione sociale e partenariati pubblico-privati.
Il report sottolinea anche l’evoluzione della strategia di investimento patrimoniale. Le fondazioni hanno progressivamente diversificato i propri portafogli puntando su strumenti a impatto sociale, fondi infrastrutturali, green bond e investimenti in economia reale. Il rendimento medio delle gestioni finanziarie nel 2023 si è attestato al 4,6%, consentendo non solo di sostenere il valore reale del patrimonio, ma anche di garantire risorse adeguate per le erogazioni programmate. In molti casi, le fondazioni fungono da volano per progetti più ampi, catalizzando co-finanziamenti da parte di enti pubblici, imprese e istituzioni europee.
Il presidente dell’ACRI, Francesco Profumo, ha sottolineato come il rafforzamento patrimoniale vada di pari passo con una visione strategica basata sulla sostenibilità e sull’innovazione. Secondo Profumo, le fondazioni sono chiamate a svolgere un ruolo sempre più attivo nella costruzione di modelli di sviluppo inclusivi e resilienti, capaci di rispondere alle grandi trasformazioni in atto: invecchiamento della popolazione, cambiamento climatico, transizione digitale ed energetica.
Una componente rilevante del patrimonio delle fondazioni continua a essere rappresentata dalle partecipazioni azionarie, in particolare nel settore bancario. Sebbene negli ultimi anni molte fondazioni abbiano progressivamente ridotto la loro esposizione nelle banche conferitarie – come Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPER e Banco BPM – resta significativo il peso degli asset finanziari nel complesso degli investimenti. Allo stesso tempo, le fondazioni stanno rafforzando la loro presenza in ambiti alternativi, come il social housing, l’edilizia scolastica e la digitalizzazione delle periferie.
Un elemento di novità emerso dal rapporto 2025 è la crescente attenzione delle fondazioni alla valutazione dell’impatto. L’ACRI ha promosso la diffusione di metriche comuni per misurare l’efficacia delle erogazioni, il raggiungimento degli obiettivi sociali e la sostenibilità degli interventi. È in corso un processo di professionalizzazione interna che ha portato molte fondazioni a dotarsi di strumenti di monitoraggio, data analysis e trasparenza, in linea con gli standard europei di accountability.
Le fondazioni hanno anche rafforzato il loro impegno sul fronte delle diseguaglianze territoriali. Le risorse sono sempre più orientate a colmare i divari tra Nord e Sud, tra centri urbani e aree interne. In Campania, Calabria, Sicilia e Basilicata si concentrano diversi programmi speciali attivati attraverso la collaborazione con enti locali, università e associazioni di terzo settore, finalizzati a promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda la partecipazione a progetti co-finanziati dall’Unione Europea. Alcune fondazioni, come Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariplo, sono attive nei programmi Horizon Europe, React-EU e Next Generation EU, contribuendo a sostenere iniziative su digitalizzazione, green economy e formazione. Questo ruolo da “intermediari civici” tra Europa e territori consente alle fondazioni di agire come moltiplicatori di valore, integrando fondi comunitari con risorse proprie e know-how locale.
Il patrimonio delle fondazioni non è solo un indicatore economico, ma riflette la capacità di questi enti di affrontare con visione e responsabilità le sfide dell’Italia contemporanea. La solidità patrimoniale, unita alla capacità di erogazione e alla propensione all’innovazione, conferma il sistema delle fondazioni come uno degli asset più rilevanti del Paese per la promozione di uno sviluppo sostenibile, inclusivo e basato sui valori della cittadinanza attiva.

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