Ex Ilva, nuovo spiraglio per il futuro dell’acciaieria: Comune di Taranto e Regione Puglia pronti al confronto
- piscitellidaniel
- 1 lug
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Un nuovo spiraglio si apre nella complessa vicenda dell’ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia, grazie alla disponibilità manifestata dal Comune di Taranto e dalla Regione Puglia a riprendere il dialogo con il Governo e i commissari straordinari. Dopo mesi di tensioni istituzionali, interruzioni dei rapporti formali e un lungo stallo nei percorsi di riconversione industriale e ambientale, la riapertura di un canale di confronto potrebbe segnare una svolta significativa nel percorso di rilancio del polo siderurgico.
La questione Ilva, al centro delle cronache da anni, riguarda non solo la tenuta produttiva e occupazionale dello stabilimento, ma anche l’impatto sanitario e ambientale su Taranto e il suo hinterland. Il blocco delle interlocuzioni istituzionali, scaturito dopo la rottura tra Governo e la vecchia proprietà privata, ha rischiato di accentuare ulteriormente il clima di incertezza, con conseguenze critiche su lavoratori, fornitori e cittadini. L’avvio dell’amministrazione straordinaria, con il ritorno dell’acciaieria sotto controllo pubblico, ha segnato un cambio di fase, ma fino ad oggi era mancato un coinvolgimento attivo degli enti locali nella definizione delle strategie di rilancio.
Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ha annunciato la disponibilità ad avviare un percorso condiviso, purché siano garantiti alcuni elementi considerati imprescindibili per la città: in primo luogo, un cronoprogramma chiaro degli investimenti ambientali, la garanzia della riduzione delle emissioni nocive e l’implementazione concreta di tecnologie green nella produzione dell’acciaio. Il sindaco ha inoltre ribadito la necessità di un riequilibrio tra le esigenze industriali e i diritti alla salute e all’ambiente dei cittadini.
Dal canto suo, la Regione Puglia, attraverso l’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci, ha confermato l’interesse a collaborare con il Governo per contribuire alla definizione di un nuovo piano industriale che metta al centro la riconversione energetica e la sostenibilità. La Regione ha espresso la volontà di partecipare attivamente ai tavoli decisionali, sottolineando l’importanza di sfruttare al meglio le risorse disponibili, inclusi i fondi del Just Transition Fund e del Piano nazionale complementare al PNRR, per accompagnare la transizione dell’ex Ilva verso un modello produttivo compatibile con le nuove direttive europee sulla decarbonizzazione.
Il dialogo potrebbe essere facilitato anche dalla nomina del nuovo amministratore straordinario, Giampiero Castano, figura già nota negli ambienti istituzionali e sindacali per la sua esperienza nei tavoli di crisi industriale. Castano ha manifestato apertura verso una gestione trasparente e condivisa del processo di ristrutturazione, invitando tutti gli attori locali e nazionali a collaborare per trovare soluzioni efficaci e sostenibili.
Sul fronte produttivo, le Acciaierie d’Italia restano ancora al di sotto del potenziale installato. Attualmente la produzione si attesta intorno ai due milioni di tonnellate annue, un livello ben distante dai cinque-sei milioni ritenuti necessari per garantire l’equilibrio economico dello stabilimento. I margini di ripresa passano da una parte attraverso la riattivazione degli impianti oggi fermi o sottoutilizzati, dall’altra da un investimento strutturale su impianti a ridotto impatto ambientale, come il forno elettrico, su cui si attende da mesi un piano operativo concreto.
Il sistema degli appalti, un altro nodo critico della crisi Ilva, rimane in attesa di risposte certe. Molte aziende dell’indotto sono ancora esposte a crediti pregressi non saldati, e le difficoltà di liquidità hanno costretto diverse imprese a ridimensionare l’attività o a ricorrere agli ammortizzatori sociali. Le associazioni di categoria hanno chiesto un piano di pagamento trasparente e puntuale, accompagnato da misure di sostegno per la ripartenza delle attività dell’indotto.
Anche i sindacati seguono con attenzione l’evolversi della situazione. La segreteria della Fiom ha sottolineato che qualunque ipotesi di rilancio dovrà necessariamente prevedere la salvaguardia dell’occupazione e una chiara road map sulla tutela della salute dei lavoratori. La proposta di riavvio del dialogo tra istituzioni locali e Governo viene vista positivamente, ma con la richiesta che ogni passo venga condiviso con le rappresentanze sindacali e le comunità coinvolte.
La riapertura di un confronto istituzionale rappresenta anche una risposta alle pressioni esercitate dall’Unione Europea, che ha chiesto maggiore chiarezza sugli obiettivi ambientali della transizione industriale di Taranto. La Commissione UE ha più volte sollecitato l’Italia ad adottare un approccio coerente con il Green Deal europeo, condizione necessaria anche per accedere ai finanziamenti previsti nell’ambito della transizione ecologica.
L’ex Ilva si conferma dunque uno snodo cruciale per la politica industriale italiana e per la credibilità dell’intero sistema-Paese nel gestire con efficacia la transizione produttiva. La disponibilità al dialogo da parte del Comune di Taranto e della Regione Puglia potrebbe rappresentare il primo passo concreto per uscire dallo stallo e avviare un percorso che tenga insieme sviluppo, sostenibilità e diritti sociali. I prossimi incontri tra commissari, governo e territori saranno determinanti per capire se questo nuovo clima di apertura potrà tradursi in scelte operative e in un cronoprogramma finalmente condiviso.

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