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Ex Ilva, convocato il tavolo a oltranza: il ministro Urso riunisce istituzioni e parti sociali dall’8 luglio per definire l’accordo di programma

A partire dall’8 luglio sarà attivo un tavolo permanente convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con l’obiettivo di definire un nuovo accordo di programma sull’ex Ilva di Taranto. La decisione arriva in un momento cruciale per il futuro del polo siderurgico pugliese, oggi sotto amministrazione straordinaria, e mira a mettere insieme tutti gli attori istituzionali, economici e sociali coinvolti per costruire un piano condiviso di rilancio industriale, ambientale e occupazionale.


Il tavolo, che si svolgerà a oltranza, vedrà la partecipazione della Regione Puglia, del Comune di Taranto, dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, dei sindacati e dei rappresentanti del Governo. L’iniziativa rappresenta un cambio di passo nella gestione della crisi dell’acciaieria, dopo anni di controversie, incertezze e una transizione mai realmente avviata verso una produzione sostenibile e compatibile con le esigenze del territorio.


La riattivazione di un processo negoziale strutturato era attesa da tempo, soprattutto dopo la presa di controllo pubblica dell’impianto a seguito della rottura tra lo Stato e il socio privato ArcelorMittal. Il tavolo servirà a fissare le tappe di un accordo di programma, strumento previsto per disciplinare gli interventi pubblici e privati di riqualificazione industriale e ambientale in aree strategiche del Paese. Si tratta della stessa formula utilizzata in passato per aree come Piombino o Bagnoli, e che ora il Governo intende replicare anche a Taranto.


Secondo quanto dichiarato dal ministro Urso, l’accordo dovrà essere firmato entro settembre. I punti cardine del negoziato riguarderanno la messa in sicurezza e la bonifica dell’area industriale, il piano di decarbonizzazione degli impianti, la definizione degli investimenti pubblici e privati, la salvaguardia occupazionale e il sostegno alle imprese dell’indotto. Inoltre, sarà centrale il tema delle tecnologie produttive: tra gli obiettivi principali figura l’introduzione di un forno elettrico alimentato da fonti rinnovabili, per ridurre drasticamente l’impatto ambientale della produzione siderurgica.


L’incontro dell’8 luglio non sarà isolato ma rappresenterà l’avvio di una concertazione continua. L’idea è quella di creare una struttura negoziale simile a quella che ha presieduto alla ristrutturazione dell’area di Genova Cornigliano, anche in quel caso con un coinvolgimento forte delle istituzioni locali. Le tensioni con Comune e Regione, che nei mesi scorsi avevano messo in discussione la legittimità dell’interlocuzione col Governo, sembrano ora in via di ricomposizione. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, hanno dichiarato la disponibilità a partecipare attivamente, a condizione che siano rispettati i principi di trasparenza, condivisione e concretezza.


I sindacati, da parte loro, accolgono con cauto ottimismo la convocazione del tavolo. Fim, Fiom e Uilm chiedono che l’accordo di programma includa garanzie specifiche su occupazione, sicurezza e percorsi di riqualificazione per i lavoratori attualmente in cassa integrazione. Le rappresentanze sindacali sollecitano anche un calendario stringente di interventi e investimenti per il rilancio delle linee produttive, la ristrutturazione degli impianti e la regolarizzazione dei pagamenti nei confronti dell’indotto.


Il dossier ex Ilva resta tra i più complessi sul tavolo del Governo. Attualmente l’impianto lavora con livelli produttivi molto al di sotto della sua capacità: circa due milioni di tonnellate annue contro un potenziale di oltre sei. La produzione è stata rallentata sia per motivi tecnici, legati al deterioramento degli impianti, sia per ragioni economiche, in assenza di una programmazione certa degli investimenti e del supporto logistico e finanziario necessario. Inoltre, resta aperto il nodo ambientale: i cittadini e le associazioni continuano a chiedere interventi urgenti per abbattere le emissioni e bonificare le aree contaminate, soprattutto nei quartieri limitrofi come Tamburi.


Sul fronte europeo, il futuro di Acciaierie d’Italia sarà legato anche all’accesso ai fondi del Just Transition Fund, dello European Green Deal e del PNRR. Il Governo ha indicato la volontà di includere l’impianto di Taranto in un progetto strategico per la transizione green del settore siderurgico, da realizzare anche con il sostegno di grandi player tecnologici e finanziari internazionali. Tuttavia, l’erogazione dei fondi è subordinata alla definizione di un piano coerente e vincolante, che il nuovo accordo di programma dovrà formalizzare.


Il percorso sarà accompagnato da un tavolo tecnico permanente al Mimit, incaricato di monitorare lo stato di avanzamento delle azioni previste. Il monitoraggio sarà affiancato da un comitato di garanzia in cui saranno rappresentate le istituzioni locali, i lavoratori, le imprese dell’indotto e le associazioni territoriali. Questo meccanismo di partecipazione e controllo è pensato per evitare i ritardi e le opacità che in passato hanno ostacolato l’attuazione di piani analoghi.


La sfida per Taranto non riguarda solo la sopravvivenza dello stabilimento, ma la possibilità di ridefinire un modello di sviluppo per l’intero territorio. La presenza dell’acciaieria ha storicamente rappresentato una fonte primaria di occupazione, ma anche una criticità sotto il profilo sanitario, ambientale e urbanistico. L’avvio del nuovo tavolo, secondo le intenzioni del Governo, dovrà trasformarsi in uno strumento capace di equilibrare queste dimensioni, riconoscendo le responsabilità pubbliche e private e pianificando interventi concreti, misurabili e condivisi.

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