Ericsson torna all’utile ma il mercato punisce il titolo: pesano il calo delle vendite globali e l’incertezza sugli investimenti nel 5G
- piscitellidaniel
- 15 lug
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Ericsson ha registrato un ritorno all’utile operativo nel secondo trimestre del 2025, raggiungendo i 7 miliardi di corone svedesi, pari a circa 610 milioni di euro. Nonostante questo dato positivo, il titolo ha perso quota alla Borsa di Stoccolma, con una flessione del 3,6% nella giornata successiva alla pubblicazione dei risultati. Il calo è stato determinato da una serie di fattori che hanno oscurato la notizia del ritorno in utile: il fatturato è diminuito del 6%, le vendite in India si sono contratte sensibilmente, e resta forte la pressione geopolitica sui flussi commerciali, in particolare con gli Stati Uniti, dove incombono i dazi sulle tecnologie di importazione europea.
Il risultato operativo rettificato ha comunque superato le aspettative degli analisti, che avevano stimato un utile di circa 6,1 miliardi di corone. Ma l’andamento dei ricavi, che si sono fermati a 56,1 miliardi di corone rispetto ai 59,8 miliardi dell’anno precedente, ha evidenziato difficoltà strutturali. Il calo è stato attribuito a un rallentamento della domanda nei mercati emergenti e a effetti valutari sfavorevoli. In particolare, la domanda di infrastrutture per reti mobili in India ha subito un rallentamento significativo, dopo un biennio di forte crescita legata allo sviluppo della rete 5G.
La contrazione del mercato indiano ha colpito in modo particolare il segmento Networks, che rappresenta il cuore dell’attività di Ericsson. La società svedese aveva puntato molto sulla penetrazione nel subcontinente asiatico per compensare la maturazione dei mercati europei e nordamericani. Tuttavia, gli operatori locali hanno rallentato gli investimenti, portando a una diminuzione degli ordini e a un eccesso di capacità produttiva che ha compresso i margini. L’amministratore delegato Börje Ekholm ha dichiarato che si attende una ripresa della domanda nella seconda metà dell’anno, ma ha anche ammesso che il contesto globale rimane incerto.
Nonostante le difficoltà, l’azienda è riuscita a mantenere stabile la marginalità, grazie a un piano di contenimento dei costi che ha portato a una riduzione significativa delle spese operative. La ristrutturazione in corso, che prevede tagli al personale e l’ottimizzazione della catena di fornitura, ha permesso a Ericsson di migliorare l’efficienza produttiva e di salvaguardare la redditività. Il margine operativo è infatti salito al 12,5%, in aumento di 1,7 punti rispetto al trimestre precedente.
Sul fronte internazionale, però, continuano a pesare le incertezze legate alla politica commerciale degli Stati Uniti. Washington ha minacciato di introdurre dazi fino al 30% su una vasta gamma di prodotti tecnologici provenienti dall’Unione Europea, tra cui anche le apparecchiature per reti mobili. Ericsson, pur avendo una forte presenza industriale negli Stati Uniti, teme che queste misure possano compromettere la competitività dei suoi prodotti e rallentare l’espansione nel mercato nordamericano. L’azienda sta valutando la possibilità di aumentare ulteriormente la produzione locale per mitigare l’impatto delle tariffe doganali, ma una simile riorganizzazione comporterebbe costi ingenti e tempi di realizzazione non immediati.
Altro punto critico evidenziato dal report trimestrale riguarda i ricavi da licenze di proprietà intellettuale, che si sono mantenuti stabili ma non hanno dato il contributo sperato alla crescita complessiva. Ericsson detiene una vasta gamma di brevetti fondamentali per le tecnologie 4G e 5G, che rappresentano una fonte importante di reddito. Tuttavia, il rallentamento dell’adozione del 5G in alcuni mercati e le dispute legali con alcuni produttori di smartphone hanno limitato la crescita di questo segmento.
A livello finanziario, Ericsson mantiene una posizione solida, con una liquidità di cassa di oltre 50 miliardi di corone e un flusso di cassa operativo positivo. L’azienda ha ribadito il proprio impegno nella ricerca e sviluppo, con investimenti stabili pari a circa il 17% del fatturato, concentrati principalmente nello sviluppo delle reti di nuova generazione e nelle tecnologie edge e cloud-native. L’obiettivo strategico è rafforzare la posizione nel settore enterprise, dove Ericsson vede grandi opportunità nella digitalizzazione delle imprese e nella diffusione di soluzioni industriali basate su reti private 5G.
Il piano industriale presentato da Ekholm prevede una crescita selettiva nei prossimi due anni, con particolare attenzione all’efficienza operativa e alla sostenibilità ambientale. Ericsson intende ridurre le emissioni di CO₂ delle proprie operazioni del 35% entro il 2030 e ha già avviato progetti pilota per la realizzazione di stazioni base alimentate da energia rinnovabile. Tuttavia, queste iniziative non sono bastate a rassicurare gli investitori, che si aspettavano segnali più robusti sulla ripresa della domanda globale.
L’andamento in Borsa riflette le incertezze ancora presenti: dopo la pubblicazione dei dati, il titolo ha perso oltre 3 punti percentuali, cancellando i guadagni registrati nelle settimane precedenti. Gli analisti sono divisi: alcuni vedono nella tenuta dei margini e nella solidità del bilancio segnali incoraggianti, altri sottolineano i rischi legati all’instabilità geopolitica e al rallentamento della domanda nei mercati chiave. Per Ericsson si apre ora una fase delicata, in cui sarà fondamentale consolidare i risultati ottenuti e rilanciare la crescita su scala globale.

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