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Economia circolare: l’Italia consolida la leadership europea nel 2025 tra riciclo, produttività e innovazione

Il 15 maggio 2025, in occasione della settima Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare tenutasi a Roma, è stato presentato il nuovo Rapporto 2025 realizzato dal Circular Economy Network (CEN) in collaborazione con ENEA. L’Italia si conferma al vertice tra le cinque principali economie dell’Unione Europea per performance di circolarità, totalizzando 45 punti, seguita da Germania (38), Francia (30), Polonia e Spagna (26).


Riciclo e gestione dei rifiuti: un primato consolidato

Il nostro Paese mantiene la leadership europea nel tasso di riciclo dei rifiuti, con una percentuale del 71,7% per gli imballaggi, superando di oltre 8 punti la media UE del 64%. Anche il riciclo dei rifiuti urbani ha registrato un incremento, raggiungendo il 49,2% nel 2022, rispetto al 48,6% della media europea. Particolarmente significativo è il dato relativo al riciclo dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), che in Italia ha raggiunto l’87,1%, a fronte di una media UE dell’81,3%.


Produttività delle risorse e utilizzo di materie prime seconde

Nel 2022, l’Italia ha generato 3,7 euro di PIL per ogni chilo di risorse consumate, superando la media UE di 2,5 euro/kg. Questo dato evidenzia una maggiore efficienza nell’uso delle risorse rispetto ad altri Paesi europei. Il tasso di utilizzo circolare di materia, che misura la quota di materie prime seconde impiegate sul totale dei materiali consumati, si attesta al 18,7%, confermando la posizione di rilievo dell’Italia in questo ambito.


Il ruolo delle piccole e medie imprese nella transizione circolare

Un’indagine condotta tra dicembre 2023 e gennaio 2024 su un campione di 800 piccole imprese italiane ha rivelato che il 65% di esse adotta pratiche di economia circolare, più del doppio rispetto al 2021. Le azioni più comuni includono l’uso di materiali riciclati (68,2%), la riduzione degli imballaggi (64%) e l’implementazione di strategie per aumentare la durabilità e la riparabilità dei prodotti (53,2%). Inoltre, il 61% delle imprese intervistate ha riscontrato una riduzione dei costi di produzione grazie all’adozione di pratiche circolari.


Occupazione e valore aggiunto nell’economia circolare

Nel 2021, l’Italia contava 613.000 occupati in attività legate all’economia circolare, pari al 2,4% del totale nazionale, posizionandosi al secondo posto nell’UE dopo la Germania. Il valore aggiunto generato da queste attività ammontava a 43,6 miliardi di euro, rappresentando il 2,5% dell’economia italiana, in crescita rispetto al 2,1% del 2017.


Sfide e prospettive future

Nonostante i risultati positivi, il rapporto evidenzia alcune criticità. Il consumo pro capite di materiali in Italia è aumentato dell’8,5% tra il 2018 e il 2022, raggiungendo 12,8 tonnellate per abitante, sebbene rimanga inferiore alla media europea di 14,9 t/ab. Inoltre, la dipendenza dalle importazioni di materiali si attesta al 46,8%, più del doppio della media UE del 22,4%, anche se in calo rispetto al 2018.


Il presidente del CEN, Edo Ronchi, ha sottolineato l’importanza di accelerare la transizione verso un’economia circolare per aumentare la competitività delle imprese italiane, soprattutto in un contesto di bassa crescita e vincoli fiscali stringenti. Ha inoltre evidenziato la necessità di promuovere misure a monte dell’uso dei prodotti per contrastare gli sprechi e aumentare l’efficienza nelle produzioni .

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