Diversity & inclusion, le aziende della distribuzione cambiano passo: raddoppiati i budget per i progetti di inclusione secondo Federdistribuzione
- piscitellidaniel
- 16 lug
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Nel corso del 2024, le aziende della distribuzione organizzata hanno significativamente rafforzato il proprio impegno sul fronte della diversità e dell’inclusione, come emerge dai dati presentati da Federdistribuzione nell’ambito della seconda edizione dell’indagine annuale dedicata ai temi ESG. Secondo il rapporto, è raddoppiato il numero delle imprese che ha deciso di allocare un budget strutturato e dedicato a politiche D&I, passando dal 23% registrato nel 2023 al 46% del 2024. Si tratta di un salto culturale e organizzativo che fotografa un settore in trasformazione, non solo sotto il profilo commerciale, ma anche valoriale e sociale.
L’indagine, condotta su un campione rappresentativo delle aziende associate, mette in luce un’evoluzione profonda nel modo in cui le imprese della distribuzione percepiscono il proprio ruolo nella società. Il 72% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere avviato almeno un progetto formale legato alla diversità, mentre il 65% ha istituito una figura interna (o un comitato) dedicata alla gestione di strategie inclusive. Rispetto al passato, l’approccio appare più sistemico: la diversità non è più considerata un tema di sensibilità individuale, ma un asset strategico che incide sul clima aziendale, sulla reputazione e sulla capacità di attrarre talenti.
Tra le iniziative più diffuse figurano le azioni per la parità di genere, i programmi di inclusione lavorativa per persone con disabilità, i progetti rivolti a minoranze etniche e culturali e, più recentemente, le politiche di age management e valorizzazione dell’intergenerazionalità. Si segnala anche un crescente interesse per il tema dell’identità di genere e per la promozione di ambienti di lavoro rispettosi delle comunità LGBTQIA+. Le aziende che hanno adottato policy specifiche in questo ambito sono passate dal 17% al 36% in un solo anno, mentre l’adesione a codici di condotta nazionali e internazionali sulla D&I è cresciuta del 40%.
Uno degli elementi chiave dell’evoluzione registrata è rappresentato dalla formazione interna. Oltre la metà delle aziende coinvolte ha dichiarato di aver avviato percorsi formativi dedicati ai manager e al personale operativo per diffondere una cultura inclusiva, combattere stereotipi e migliorare la comunicazione interna. In molti casi, questi percorsi sono stati co-progettati con associazioni specializzate o realtà del terzo settore, nell’ottica di favorire un dialogo costruttivo con i territori e le comunità locali. In parallelo, aumentano anche i progetti di mentoring e coaching per valorizzare il potenziale delle categorie underrepresented all’interno delle aziende.
L’aspetto più interessante che emerge dal report è il passaggio da una gestione reattiva a una proattiva della diversità. Se fino a pochi anni fa le iniziative nascevano in risposta a esigenze specifiche o pressioni normative, oggi sono spesso integrate nei piani strategici di sostenibilità e nei bilanci ESG. Alcuni grandi gruppi della distribuzione hanno iniziato a rendicontare pubblicamente gli obiettivi raggiunti in materia di D&I, affiancando indicatori quantitativi a racconti qualitativi sull’impatto sociale delle proprie scelte. Questo approccio, secondo Federdistribuzione, rappresenta un salto di maturità nella governance aziendale.
L’indagine rileva inoltre che i vantaggi di una cultura inclusiva si riflettono anche in termini di performance economica. Le aziende che hanno investito in politiche strutturate di inclusione dichiarano una maggiore stabilità del personale, una riduzione del tasso di turnover e un miglioramento della soddisfazione interna. Non mancano gli impatti anche sul versante esterno: i clienti premiano sempre più i brand che dimostrano coerenza tra i propri valori dichiarati e le pratiche concrete, e questo si riflette in termini di fidelizzazione e reputazione.
Un altro elemento in crescita è il ruolo del retail come “spazio di comunità” e non solo come luogo di consumo. Le aziende distribuite sul territorio nazionale stanno progressivamente trasformando i propri punti vendita in presìdi di dialogo sociale, promuovendo iniziative inclusive per i clienti, come servizi dedicati alle persone con fragilità, segnaletica accessibile, eventi informativi e campagne di sensibilizzazione. Il 49% delle imprese dichiara di aver avviato almeno una partnership con enti locali, scuole o associazioni per favorire l’inclusione sul territorio.
Federdistribuzione sottolinea che questo cambiamento non è stato privo di ostacoli. Tra le principali criticità evidenziate vi sono la mancanza di competenze specifiche in alcune PMI, la difficoltà di misurare l’impatto delle politiche D&I e la necessità di un maggiore coordinamento tra le diverse funzioni aziendali. Per affrontare queste sfide, l’associazione ha annunciato la creazione di un “Laboratorio permanente per l’inclusione”, con il compito di raccogliere buone pratiche, fornire supporto operativo alle imprese e promuovere linee guida condivise.
La seconda edizione dell’indagine conferma dunque una crescente consapevolezza da parte del mondo della distribuzione sul valore economico, sociale e culturale della diversità. Non si tratta più solo di etica o responsabilità sociale, ma di un approccio integrato al business, in cui la centralità della persona diventa leva di innovazione, competitività e resilienza. Le aziende che sanno includere sono anche quelle che sanno adattarsi più rapidamente ai cambiamenti, leggere i bisogni del mercato e costruire relazioni di fiducia con stakeholder sempre più attenti ai temi della sostenibilità sociale.

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