top of page

Ddl stupri, tra volontà contraria e consenso libero e attuale: il confronto giuridico e culturale

Il disegno di legge in materia di violenza sessuale riporta al centro del dibattito giuridico e politico la distinzione tra volontà contraria e consenso libero e attuale, toccando uno dei nodi più delicati del diritto penale contemporaneo. La proposta interviene sulla definizione stessa del reato di stupro, con l’obiettivo di superare un impianto normativo fondato prevalentemente sulla prova della coercizione o della resistenza della vittima, per valorizzare invece il concetto di consenso come elemento centrale e qualificante della libertà sessuale. Il confronto si sviluppa su un terreno complesso, in cui si intrecciano esigenze di tutela delle vittime, garanzie dell’imputato e necessità di adeguare la disciplina penale a una trasformazione profonda della sensibilità sociale.


Nel modello tradizionale, la violenza sessuale è stata a lungo ricostruita attraverso l’accertamento della volontà contraria della persona offesa, manifestata mediante resistenza fisica o altre forme di opposizione esplicita. Questo approccio ha prodotto, nel tempo, difficoltà probatorie e interpretative, finendo spesso per spostare il baricentro del processo sulla condotta della vittima piuttosto che su quella dell’autore. Il disegno di legge propone un cambio di prospettiva, ponendo al centro il consenso libero e attuale come presupposto necessario della liceità del rapporto sessuale. In questa impostazione, non è più la vittima a dover dimostrare di essersi opposta, ma diventa essenziale verificare se vi sia stata una manifestazione positiva, consapevole e non viziata della volontà di partecipare all’atto.


Il concetto di consenso libero e attuale introduce una serie di implicazioni giuridiche rilevanti. La libertà richiama l’assenza di costrizioni, pressioni psicologiche, abusi di potere o condizioni di vulnerabilità che possano incidere sulla capacità di autodeterminazione. L’attualità del consenso implica che esso debba sussistere al momento del fatto e possa essere revocato in qualsiasi istante, senza che precedenti comportamenti o relazioni possano assumere valore giustificativo. Questo approccio mira a rafforzare la tutela della libertà sessuale come diritto fondamentale, riconoscendo la complessità delle dinamiche relazionali e superando schemi rigidi che non sempre riescono a cogliere la realtà dei fatti. Allo stesso tempo, la riforma solleva interrogativi sulla tipizzazione della condotta penalmente rilevante e sui criteri attraverso cui accertare, in sede processuale, l’esistenza o l’assenza del consenso.


Il dibattito sul disegno di legge evidenzia una tensione strutturale tra esigenze di protezione e principi di garanzia. Da un lato, i sostenitori della riforma sottolineano come l’enfasi sul consenso rappresenti un passo necessario per contrastare una cultura che, per lungo tempo, ha minimizzato o normalizzato forme di violenza sessuale prive di coercizione fisica evidente. Dall’altro, emergono preoccupazioni legate alla determinatezza della fattispecie penale e al rischio di affidare l’accertamento del reato a valutazioni eccessivamente soggettive. Il confronto tra volontà contraria e consenso libero e attuale diventa così il riflesso di una trasformazione più ampia, che investe il modo in cui il diritto penale interpreta la libertà, la responsabilità e le relazioni interpersonali, chiamando il legislatore a un equilibrio particolarmente delicato tra evoluzione culturale e certezza del diritto.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page