Green e social bond, emissioni globali ferme sotto i mille miliardi nel 2025
- piscitellidaniel
- 21 ore fa
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Il mercato globale dei green e social bond mostra segnali di rallentamento, con emissioni che nel 2025 restano al di sotto della soglia dei mille miliardi di dollari, confermando una fase di sostanziale stagnazione dopo anni di crescita sostenuta. I dati più recenti indicano come la finanza sostenibile stia attraversando una fase di consolidamento, influenzata da condizioni finanziarie più restrittive, da una maggiore selettività degli investitori e da un contesto macroeconomico caratterizzato da incertezza geopolitica e rallentamento della crescita. Il mancato superamento della soglia simbolica dei mille miliardi rappresenta un segnale rilevante per un comparto che negli ultimi anni era stato considerato uno dei principali motori dell’innovazione finanziaria legata alla transizione ecologica e sociale.
Il rallentamento delle emissioni è riconducibile a una pluralità di fattori. L’aumento dei tassi di interesse ha inciso sulla convenienza delle nuove emissioni, rendendo più costoso il ricorso al mercato obbligazionario per governi e imprese. Allo stesso tempo, la maggiore attenzione regolatoria e il rafforzamento dei criteri di rendicontazione hanno contribuito a ridurre il numero di operazioni, spingendo emittenti e investitori verso un approccio più prudente. In particolare, il dibattito sul rischio di greenwashing ha portato a una richiesta crescente di trasparenza e di standard più rigorosi, rallentando i tempi di strutturazione dei bond e riducendo l’offerta complessiva. In questo quadro, anche i social bond, che avevano conosciuto una forte espansione durante la fase pandemica, mostrano una dinamica più contenuta, legata alla normalizzazione delle politiche di emergenza e alla revisione delle priorità di spesa pubblica.
Dal punto di vista geografico, le emissioni restano concentrate nelle economie avanzate, con l’Europa che continua a rappresentare un punto di riferimento per il mercato dei green bond, pur mostrando segnali di saturazione. Gli Stati Uniti e l’Asia contribuiscono in misura significativa, ma con andamenti disomogenei tra Paesi e settori. Le economie emergenti, pur riconoscendo il potenziale della finanza sostenibile per finanziare la transizione energetica e le infrastrutture sociali, incontrano maggiori difficoltà di accesso ai mercati, penalizzate dal costo del capitale e da un quadro regolatorio spesso meno definito. Questo squilibrio limita l’impatto globale dei green e social bond, riducendone la capacità di sostenere in modo uniforme gli obiettivi climatici e di sviluppo a livello internazionale.
Il quadro che emerge nel 2025 è quello di un mercato che non perde centralità strategica, ma che entra in una fase più matura e selettiva. Gli investitori mostrano un orientamento sempre più attento alla qualità dei progetti finanziati, alla coerenza tra obiettivi dichiarati e risultati effettivi e alla solidità finanziaria degli emittenti. In questo contesto, i green e social bond tendono a essere integrati in strategie di investimento più ampie, piuttosto che considerati strumenti autonomi di allocazione del capitale. La stabilizzazione delle emissioni sotto i mille miliardi riflette quindi un cambiamento di paradigma, in cui la finanza sostenibile si confronta con la necessità di dimostrare efficacia, credibilità e capacità di generare valore nel lungo periodo, in un ambiente economico meno favorevole e più competitivo rispetto agli anni della crescita accelerata.

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