Dazi USA al 30% sul Grana Padano: allarme del Consorzio, favoriti i produttori del Wisconsin
- piscitellidaniel
- 15 lug
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L’aumento dei dazi americani fino al 30% sull’importazione di Grana Padano rappresenta per il Consorzio di Tutela un colpo durissimo, tanto da essere definito “una vera e propria dichiarazione di guerra economica”. A lanciare l’allarme è stato Stefano Berni, direttore generale del Consorzio, che ha denunciato pubblicamente come questa misura commerciale miri non solo a ridurre l’import dal Vecchio Continente, ma a dare un chiaro vantaggio competitivo ai produttori americani, in particolare quelli del Wisconsin. Una mossa che, secondo Berni, ha più l’aspetto di un assist politico interno piuttosto che di una reale esigenza di riequilibrio economico.
Gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato mondiale per l’export del Grana Padano Dop. Le forme esportate nel 2024 sono state oltre 220.000, a testimonianza di un’espansione costante nel tempo che ora rischia una brusca frenata. L’introduzione del dazio del 30%, che si somma a precedenti barriere tariffarie già in vigore da anni, ha portato l’incidenza doganale a circa 10 dollari al chilo. Questo livello rende il prodotto italiano troppo costoso per il mercato statunitense, sia per il canale della distribuzione sia per quello della ristorazione.
Già dal 2001, il Grana Padano era sottoposto a un dazio del 15%. Successivamente, con le tensioni commerciali avviate sotto l’amministrazione Trump, il dazio era salito al 25%. Oggi si aggiunge un ulteriore balzello del 30% che rischia di superare ogni soglia di sostenibilità economica per gli importatori e i consumatori statunitensi. L’effetto combinato porterà inevitabilmente a un’esclusione del prodotto italiano dagli scaffali dei supermercati e dai menù dei ristoranti, lasciando campo libero a prodotti concorrenti statunitensi, molto meno costosi e spesso privi di Denominazione di origine protetta.
Secondo le stime del Consorzio, l’impatto sarà devastante: una perdita potenziale stimata in 35.000-40.000 forme esportate in meno, con un conseguente danno economico superiore ai 25 milioni di euro. Ma la stima diventa ancora più allarmante se si considera il valore potenziale di svalutazione delle forme già in stagionatura nei magazzini. Un abbassamento del prezzo di appena 3 centesimi al chilo potrebbe tradursi in un danno patrimoniale complessivo superiore ai 75 milioni di euro. L’effetto cumulativo potrebbe portare la perdita annuale totale ben oltre i 100 milioni di euro.
Il danno non si ferma alle aziende produttrici italiane. Anche i consumatori americani subiranno conseguenze negative. Con l’inasprimento tariffario, il prezzo al dettaglio del Grana Padano potrebbe facilmente superare i 50 dollari al chilo, un costo che molti cittadini statunitensi non saranno più disposti a pagare. Questo porterà a una contrazione significativa della domanda, creando un effetto a catena lungo tutta la filiera del prodotto d’eccellenza.
Un aspetto particolarmente critico, sollevato dallo stesso Berni, riguarda la disparità delle condizioni di accesso tra i due mercati. Mentre il Grana Padano deve affrontare dazi doganali altissimi per entrare negli Stati Uniti, i formaggi americani esportati in Europa scontano un dazio di appena 1,80 euro al chilo. Una distorsione che favorisce i produttori statunitensi e penalizza i marchi europei, nonostante questi ultimi rispettino standard qualitativi e normativi molto più stringenti.
Berni ha puntato il dito contro un meccanismo che considera fortemente iniquo e contrario ai principi di reciprocità del commercio internazionale. Secondo il direttore del Consorzio, non si tratta solo di una misura protezionistica, ma di un’azione mirata a colpire l’eccellenza italiana e a sostenere il comparto caseario americano, in particolare i produttori del Wisconsin, Stato storicamente influente nelle dinamiche politiche americane.
L’accusa è che dietro la decisione non vi sia una reale motivazione tecnica o economica, ma piuttosto una logica politica interna. Sostenere i caseifici americani, secondo il Consorzio, ha un ritorno immediato in termini di consenso elettorale. E il fatto che la misura colpisca un prodotto simbolo del Made in Italy, da anni sotto attacco attraverso imitazioni e contraffazioni, rende l’operazione ancora più grave.
Nel frattempo, il Consorzio Tutela Grana Padano ha annunciato di voler agire su più livelli per contrastare la misura. Sul piano politico, è stato rivolto un appello diretto alla presidente del Consiglio Meloni affinché si attivi diplomaticamente con l’amministrazione americana. L’auspicio è che l’Italia, attraverso la sua rappresentanza all’interno dell’Unione Europea, possa ottenere una riduzione o un ritiro della misura. Non si esclude inoltre un intervento formale presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, contestando la violazione delle regole del libero scambio e il carattere discriminatorio dei dazi.
Sul fronte economico, il Consorzio sta valutando la possibilità di rafforzare la propria presenza in mercati alternativi. Se gli Stati Uniti diventano un mercato sempre più ostile, si punterà con maggiore intensità su Canada, Asia e Medio Oriente. Inoltre, l’organizzazione si sta preparando a una campagna di promozione interna all’Unione Europea per spingere il consumo domestico, soprattutto nel canale horeca e tra i giovani consumatori.
Una minaccia concreta, infine, è rappresentata dal rischio di un’esplosione dell’italian sounding. Il rialzo dei prezzi sul prodotto originale potrebbe favorire le imitazioni vendute come “Grana Style” o “Padano Cheese”, prodotte negli USA o in altri Paesi, ma con etichette ingannevoli e privi di qualsiasi legame con il territorio italiano. Un fenomeno che rischia di indebolire ulteriormente la percezione del vero prodotto DOP agli occhi dei consumatori internazionali, già confusi da un mercato invaso da contraffazioni e prodotti similari.
Il Consorzio sta rafforzando i controlli e le azioni legali a tutela del marchio. È in corso un’intensificazione delle attività di vigilanza nei principali mercati internazionali e una strategia di comunicazione mirata per educare il consumatore a riconoscere l’autenticità del Grana Padano, puntando su tracciabilità, certificazione e qualità della filiera. In gioco, secondo Berni, non c’è solo l’export, ma il valore complessivo di un sistema produttivo che coinvolge migliaia di aziende agricole, cooperative, caseifici e operatori della logistica.

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