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Dalla farmaceutica una spinta al made in Italy: il settore cresce, attrae investimenti e rilancia la manifattura nazionale

Il settore farmaceutico si conferma uno dei principali motori del made in Italy e un punto di forza strategico per l’economia nazionale. Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore, l’industria farmaceutica italiana ha registrato nel primo semestre del 2025 un tasso di crescita superiore alle previsioni, trainato dall’aumento della produzione, dall’export in espansione e da un’accelerazione degli investimenti industriali sul territorio. La farmaceutica non solo contribuisce con cifre significative al Pil italiano, ma rappresenta anche un comparto chiave per l’innovazione tecnologica, la sostenibilità e l’attrazione di capitali esteri.


L’Italia è oggi il secondo produttore farmaceutico d’Europa dopo la Germania, con un valore della produzione che ha superato i 50 miliardi di euro nel 2024 e che, secondo le stime di Farmindustria, è destinato a crescere ulteriormente nel 2025. Il settore impiega circa 70.000 addetti diretti e oltre 250.000 nell’indotto, ed è caratterizzato da una forte propensione all’export: più dell’85% della produzione è destinato ai mercati esteri, in particolare verso Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Cina. Questo dato conferma la capacità del comparto di competere a livello globale, anche grazie a standard qualitativi elevatissimi e a un sistema normativo rigido e affidabile.


Negli ultimi anni, l’Italia ha attratto importanti investimenti da parte delle multinazionali del farmaco. Colossi come Pfizer, Merck, Bayer, Sanofi, Roche e AstraZeneca hanno potenziato i loro impianti produttivi in Italia o avviato nuove linee di produzione. Allo stesso tempo, numerose aziende italiane – da Menarini a Chiesi, da Recordati a Angelini – hanno ampliato le proprie capacità industriali e intensificato le attività di ricerca e sviluppo, anche attraverso collaborazioni con università e centri scientifici. Il risultato è un ecosistema farmaceutico avanzato e integrato, in cui la manifattura si combina con la ricerca scientifica, la digitalizzazione dei processi e la sostenibilità ambientale.


Tra i fattori che stanno rafforzando il ruolo della farmaceutica all’interno del made in Italy, vi è la crescente attenzione dell’Unione Europea alla sovranità sanitaria. La pandemia da Covid-19 ha evidenziato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali e ha spinto Bruxelles a riconsiderare le politiche industriali strategiche. L’Italia si è candidata a diventare uno dei poli europei per la produzione di farmaci e vaccini, ottenendo risorse dal PNRR per sostenere gli investimenti nel settore e rafforzare le capacità produttive locali. In quest’ottica si colloca il piano per il rilancio dell’industria dei principi attivi, di cui l’Italia era leader fino agli anni Novanta, e che ora punta a ricostruire attraverso incentivi e partnership industriali.


Il potenziale della farmaceutica si estende anche alla manifattura avanzata. Gli stabilimenti italiani sono tra i più robotizzati e automatizzati d’Europa, con un elevato livello di digitalizzazione e tracciabilità dei processi. Questo consente di garantire standard di qualità e sicurezza elevati, richiesti dai mercati internazionali e dalle autorità sanitarie. Inoltre, molte aziende stanno investendo in progetti di economia circolare, riduzione dell’impatto ambientale e uso efficiente delle risorse, in linea con gli obiettivi ESG. L’adozione di tecnologie green, come il recupero del calore o il trattamento avanzato delle acque reflue, rappresenta un ulteriore vantaggio competitivo per il settore.


La spinta della farmaceutica al made in Italy si riflette anche nella bilancia commerciale del Paese. Nel 2024, il saldo attivo dell’industria farmaceutica ha superato i 10 miliardi di euro, contribuendo a compensare i deficit di altri comparti e rafforzando il peso dell’Italia nei flussi commerciali globali. Le esportazioni italiane di farmaci e prodotti medicali hanno registrato un +9,3% su base annua, un dato particolarmente rilevante in un contesto di rallentamento generale del commercio mondiale. A trainare l’export sono in particolare i farmaci innovativi, i prodotti biotech e i dispositivi medici di nuova generazione.


Il settore rappresenta inoltre un bacino importante di occupazione qualificata, con un’elevata incidenza di laureati e tecnici specializzati. Le imprese farmaceutiche italiane sono tra le più attive nell’offerta di formazione continua, welfare aziendale e programmi di work-life balance. Ciò contribuisce a creare ambienti di lavoro attrattivi, stabili e inclusivi, capaci di trattenere talenti e attrarre competenze dall’estero. Il legame con i territori è forte: molte aziende operano in distretti industriali che coinvolgono PMI, centri di ricerca, università e fornitori locali, creando ecosistemi produttivi coesi e resilienti.


La resilienza della farmaceutica italiana si è manifestata anche di fronte a nuove sfide geopolitiche. Le tensioni internazionali, l’aumento dei costi energetici e la frammentazione delle supply chain hanno colpito duramente molti settori industriali, ma la farmaceutica ha mantenuto una buona continuità operativa grazie alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, alla gestione integrata della logistica e alla capacità di reazione rapida delle imprese. Anche l’internazionalizzazione del settore ha contribuito a distribuirne meglio i rischi, permettendo di sfruttare opportunità emergenti nei mercati del Medio Oriente, dell’Asia e dell’America Latina.


Il governo italiano ha riconosciuto formalmente il ruolo strategico della farmaceutica nel piano nazionale per la competitività industriale. Il MIMIT ha avviato un tavolo di confronto con le imprese del settore per discutere nuove misure di supporto, tra cui incentivi fiscali per gli investimenti in ricerca, defiscalizzazione dei brevetti, semplificazione burocratica e sostegno all’internazionalizzazione. Le associazioni di categoria, come Farmindustria e Federchimica, chiedono che venga riconosciuto al settore lo status di “industria abilitante”, al pari delle tecnologie digitali e dell’energia, e che venga assicurata una continuità normativa in grado di sostenere gli investimenti di lungo periodo.


In questo scenario, la farmaceutica non si configura soltanto come un comparto produttivo strategico, ma anche come una leva trasversale per la crescita dell’intero made in Italy. La capacità di combinare innovazione, qualità, sostenibilità e internazionalizzazione fa del settore un modello replicabile per altri ambiti industriali. Dalle biotecnologie alla manifattura automatizzata, dalla ricerca clinica all’export digitale, la farmaceutica italiana sta tracciando una traiettoria che rafforza la reputazione del Paese nel mondo e consolida il suo ruolo nella nuova geografia industriale europea.

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