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Crollo dell’occupazione bancaria: persi 75mila posti in vent’anni, la Cisl propone un patto nazionale per rilanciare il lavoro nel credito

Dal 2004 a oggi il settore bancario italiano ha perso circa 75mila lavoratori, segnando una delle più profonde contrazioni occupazionali tra i comparti dei servizi. A lanciare l’allarme è la First Cisl, il sindacato dei lavoratori del credito, che ha presentato un’analisi dettagliata in vista dell’assemblea nazionale dei quadri e delegati, in programma per il 12 giugno al Teatro Brancaccio di Roma. I numeri elaborati raccontano di una trasformazione strutturale iniziata oltre due decenni fa e mai arrestatasi: dai 344mila bancari del 2004 si è passati ai 269mila del 2024, con una riduzione di oltre il 21%. Un calo che si riflette non solo nell’organico, ma anche nella rete territoriale, ormai quasi dimezzata rispetto all’inizio del millennio.


Parallelamente, il numero di sportelli bancari attivi è sceso da 33mila a meno di 20mila. Soltanto nel primo trimestre del 2025, secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia e ripresi dalla First Cisl, sono stati chiusi ulteriori 95 sportelli. A essere colpiti in modo particolare sono i piccoli comuni e le aree interne, dove si è assistito a un vero e proprio processo di desertificazione bancaria. Oggi il 42,9% dei comuni italiani, pari a 3.386 su circa 8.000, non dispone di alcun punto di accesso fisico ai servizi bancari. Questa carenza interessa oltre 4,6 milioni di cittadini, spesso anziani o residenti in territori montani, isolati o difficilmente raggiungibili dai mezzi pubblici.


La digitalizzazione e la spinta verso l’online banking hanno contribuito in modo decisivo a questo processo, accelerando la razionalizzazione della rete fisica a favore di strumenti virtuali. Tuttavia, questa evoluzione non è stata accompagnata da misure strutturali di riqualificazione del personale o da piani occupazionali in grado di compensare i tagli. La Cisl denuncia che le operazioni di fusione e acquisizione tra grandi gruppi bancari, che negli ultimi anni si sono intensificate, hanno accentuato la tendenza al ridimensionamento occupazionale, senza strategie di rilancio coerenti sul fronte dell’occupazione.


Il segretario generale della First Cisl, Riccardo Colombani, ha spiegato che il sindacato chiederà un "patto per l’occupazione", articolato in tre pilastri: investimenti nella formazione continua, piani di assunzione destinati ai giovani, e il rilancio del presidio territoriale anche attraverso nuovi modelli di servizio. L’idea è quella di introdurre una contrattazione nazionale che vincoli i gruppi bancari a un equilibrio tra gli obiettivi di efficienza economica e le esigenze di servizio pubblico, considerando il ruolo sociale svolto dagli istituti di credito sul territorio. Colombani ha parlato anche della necessità di coinvolgere governo, enti locali e ABI, affinché si possa lavorare su un quadro normativo e regolatorio che incentivi le assunzioni e il ricambio generazionale, oggi pressoché fermo.


Oltre all’aspetto occupazionale, il sindacato sottolinea anche l’impatto sociale della chiusura degli sportelli. La mancanza di un punto fisico bancario in molte comunità comporta la difficoltà, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, di effettuare operazioni ordinarie, come ritirare una pensione o aprire un conto. Le aree colpite da questo fenomeno sono principalmente nel Sud e nelle zone montane del Centro e Nord Italia. La Cisl propone quindi la sperimentazione di modelli misti, come sportelli condivisi tra più banche, presidi mobili o integrazione tra servizi bancari e quelli postali, per garantire l’accesso minimo anche dove la redditività è più bassa.


Sul versante anagrafico, un altro dato preoccupante riguarda l’invecchiamento della forza lavoro nel settore. L’età media dei bancari italiani ha superato i 50 anni, mentre il numero di assunzioni di giovani laureati è in costante diminuzione. Anche gli ingressi tramite percorsi di apprendistato o tirocini sono crollati. Secondo la First Cisl, soltanto 1 dipendente su 10 ha meno di 35 anni, a fronte di un progressivo aumento della quota di over 55. Questa situazione rischia di mettere a repentaglio non solo la sostenibilità del sistema previdenziale del settore, ma anche la capacità delle banche di innovare e adattarsi ai cambiamenti del mercato.


La proposta della Cisl di avviare un "patto generazionale" mira a garantire un meccanismo strutturato di turnover, con un sistema di incentivi per l’uscita volontaria anticipata dei lavoratori senior e contemporanea assunzione di giovani formati per affrontare le nuove sfide digitali. In questo quadro, i fondi bilaterali di settore potrebbero giocare un ruolo decisivo, finanziando politiche attive e percorsi di riqualificazione per i lavoratori in uscita. Il sindacato suggerisce inoltre di valorizzare i percorsi professionalizzanti nelle università e negli ITS, creando una filiera formativa dedicata ai servizi bancari evoluti.


La fotografia scattata dalla Cisl, pur impietosa, è accompagnata dalla volontà di costruire una strategia condivisa con le controparti, che metta al centro il lavoro di qualità, la coesione territoriale e la funzione economica e sociale del credito. A sostegno di questa visione, l’assemblea del 12 giugno sarà anche occasione per rilanciare la contrattazione collettiva come strumento fondamentale per governare i processi di cambiamento del settore. La delegazione sindacale intende portare le sue proposte anche al tavolo delle trattative con l’ABI, dove si discuteranno i rinnovi contrattuali del comparto. Le parole chiave saranno: stabilità occupazionale, rilancio dei territori, transizione digitale e inclusione generazionale.

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