top of page

Cinema italiano e parità di genere: una strada ancora tutta da percorrere

Nel 2024, il tema della parità di genere nel cinema italiano continua a essere un nodo irrisolto. Nonostante i ripetuti appelli da parte di registe, sceneggiatrici e attrici, i numeri dimostrano che la piena equità di genere nel settore cinematografico resta un obiettivo lontano. I progressi, seppur visibili, risultano lenti e discontinui, e l’industria fatica a smarcarsi da una struttura profondamente sbilanciata a favore del protagonismo maschile, sia davanti alla macchina da presa che dietro le quinte.


Secondo gli ultimi dati presentati dall’Associazione Women in Film, TV & Media Italia durante l’incontro “Donne e audiovisivo”, organizzato a Roma nell’ambito delle giornate professionali, su 204 film italiani distribuiti in sala nel 2023, solo il 20% è stato diretto da una donna. In molti casi si tratta di coproduzioni o di pellicole a basso budget, mentre tra i titoli a maggiore visibilità commerciale la presenza femminile alla regia è ancora marginale. Anche sul fronte della sceneggiatura, la quota femminile si aggira intorno al 30%, mentre nella produzione esecutiva si registra una presenza lievemente superiore, che tuttavia non si traduce automaticamente in un maggiore potere decisionale.


Il gender gap emerge con forza anche nell’ambito dei ruoli di rilievo all’interno dei festival e dei principali premi italiani. Le giurie delle ultime edizioni del David di Donatello, del Festival di Venezia e del Torino Film Festival hanno visto una rappresentanza maschile preponderante, così come i premi assegnati: nella categoria miglior regia, su dieci edizioni, solo due sono andate a una donna. Le attrici protagoniste ricevono mediamente meno premi rispetto agli uomini e sono spesso candidate per ruoli che riproducono stereotipi consolidati. Nei film italiani la rappresentazione femminile è ancora sbilanciata: i personaggi maschili dominano la scena, risultando il 65% dei ruoli principali.


Nonostante questo scenario, negli ultimi anni sono nate diverse iniziative volte a riequilibrare le disparità. Tra queste, il protocollo d’intesa firmato nel 2022 tra il Ministero della Cultura, l’ANICA, il Centro Sperimentale di Cinematografia e le principali associazioni di categoria, volto a promuovere azioni concrete per la parità di genere nel settore audiovisivo. Il protocollo prevede, tra le altre cose, incentivi economici per le produzioni guidate da donne e una clausola di valutazione di genere nei bandi pubblici. Tuttavia, l’applicazione effettiva di queste misure resta ancora limitata e non sempre vincolante.


Un ruolo determinante è svolto anche da associazioni indipendenti come “Women in Film”, “100autori” e “Dissenso Comune”, che promuovono costantemente attività di advocacy, formazione e sensibilizzazione. Queste realtà spingono per un cambiamento culturale strutturale che parta dall’educazione e dalla scrittura dei contenuti, affinché le storie raccontate siano più inclusive e plurali, dando voce a esperienze e sguardi differenti.


Uno dei temi più discussi riguarda la rappresentazione sullo schermo. Il rapporto pubblicato dall’Osservatorio di Parità di Genere nel Cinema ha evidenziato che nei film italiani del 2023, i personaggi femminili parlano in media il 35% del tempo totale, e spesso sono inseriti come figure secondarie rispetto a un protagonista maschile. Inoltre, le donne over 50 risultano quasi invisibili sullo schermo, mentre le attrici giovani vengono sistematicamente ipersessualizzate o stereotipate in ruoli romantici o familiari. In un settore che dovrebbe riflettere la complessità del reale, la scarsa diversità della rappresentazione femminile rappresenta un grave limite non solo culturale, ma anche produttivo.


L’Italia, rispetto ad altri paesi europei, appare ancora in ritardo. In Francia, ad esempio, il Centre National du Cinéma ha introdotto un sistema di “bonus” nella ripartizione dei fondi pubblici che premia le produzioni con equilibrio di genere nei ruoli creativi. In Svezia, già dal 2016 il Film Institute ha stabilito come obiettivo il 50% di donne registe finanziate con fondi pubblici, traguardo che oggi è stabilmente raggiunto. Questi modelli dimostrano che il cambiamento è possibile e può essere sostenuto da politiche pubbliche coerenti e misurabili.


Anche il ruolo delle scuole di cinema è fondamentale. Il Centro Sperimentale di Cinematografia, l’Accademia del Teatro alla Scala e altri istituti formativi stanno avviando programmi specifici per promuovere l’accesso delle giovani donne ai mestieri del cinema, in particolare quelli più tecnici come fotografia, montaggio, sound design e regia. Tuttavia, la vera sfida è creare un ecosistema che consenta alle professioniste del settore di fare carriera e di avere accesso ai ruoli apicali, superando i bias sistemici che ancora oggi condizionano le scelte di produzione.


Il dibattito sulla parità di genere nel cinema non è solo una questione di giustizia sociale, ma riguarda anche la sostenibilità e la qualità dell’intero sistema audiovisivo. Diversi studi hanno dimostrato che i film realizzati da team misti o interamente femminili offrono una maggiore varietà di linguaggi, storie e pubblici. Inoltre, la crescente sensibilità del pubblico su questi temi richiede che l’industria si adegui, pena il rischio di perdere rilevanza e credibilità.


Il cinema ha il potere di influenzare l’immaginario collettivo, di dare forma alla memoria culturale e di anticipare i cambiamenti sociali. Non riconoscere il valore e il potenziale delle donne in questo ambito significa rinunciare a una parte fondamentale della narrazione contemporanea. Solo attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, industrie, scuole e spettatori sarà possibile colmare un divario che non è solo numerico, ma simbolico e culturale.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page