Cala il benessere dei lavoratori, cresce la domanda di benefit sanitari innovativi nelle imprese italiane
- piscitellidaniel
- 1 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Il benessere dei lavoratori italiani è in flessione, con un numero sempre maggiore di dipendenti che si dichiara insoddisfatto delle proprie condizioni psicofisiche. È questo il quadro che emerge dal rapporto “Health on Demand 2025” pubblicato da Mercer Marsh Benefits, che ha analizzato i bisogni e le aspettative di oltre 17.000 dipendenti in tutto il mondo, inclusi quelli italiani. I dati sono eloquenti: solo il 38% dei lavoratori italiani oggi si considera in buona salute, un dato significativamente più basso rispetto alla media globale del 55%. E mentre la salute fisica arretra, la domanda di benefit aziendali in grado di supportare salute, prevenzione e benessere aumenta con forza.
La fotografia scattata dal report non è isolata. La diminuzione della percezione positiva della propria salute si lega strettamente a fattori come stress, difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita privata, e timori economici. Rispetto agli anni precedenti, la percentuale di chi si sente “protetto” dal punto di vista del benessere è in calo, e ben il 56% dei lavoratori italiani dichiara di voler lasciare il proprio impiego nei prossimi 12 mesi. Questo dato, se confrontato con quello del 2022 (che si attestava intorno al 28%), rappresenta un raddoppio in appena due anni, segnale evidente di una crisi strutturale nelle dinamiche tra azienda e lavoratore.
La risposta a questa crisi, secondo Mercer Marsh Benefits, non può che passare attraverso un ripensamento del modello di welfare aziendale. Il classico pacchetto di benefit – buoni pasto, auto aziendali, polizze sanitarie di base – non è più sufficiente. I dipendenti chiedono soluzioni personalizzate, accessibili e concrete. Tra i benefit più richiesti figurano l’assistenza sanitaria estesa anche ai familiari, i servizi di telemedicina, l’accesso a percorsi di supporto psicologico e la disponibilità di strumenti digitali per monitorare il proprio stato di salute.
Un altro dato significativo riguarda la relazione tra il benessere percepito e l’intenzione di rimanere in azienda: chi si sente in buona salute e protetto è molto meno incline a lasciare il proprio posto di lavoro. Questo significa che investire nel benessere non è solo un obbligo etico o una leva reputazionale, ma un vero e proprio strumento di retention e produttività. Le aziende che adottano modelli di welfare più avanzati registrano anche un miglioramento delle performance e una riduzione dell’assenteismo.
L’indagine evidenzia come il 57% dei lavoratori italiani apprezzi in modo significativo l’offerta di benefit innovativi, ritenendola una componente essenziale per scegliere se accettare o meno un’offerta di lavoro. L’81% dei dipendenti si dichiara più propenso a rimanere in un’azienda che dimostri attenzione alla salute mentale e fisica dei propri collaboratori. Questo dato assume ancora più rilevanza in un contesto economico nel quale attrarre e trattenere talenti è diventato uno dei problemi principali per molte imprese, soprattutto in settori altamente competitivi come la tecnologia, la consulenza e i servizi professionali.
In Italia, il numero di aziende che ha iniziato a investire in programmi di corporate wellness è in crescita. Alcune imprese hanno stretto accordi con strutture sanitarie private per garantire check-up periodici gratuiti, mentre altre hanno introdotto sportelli di ascolto psicologico e programmi di mindfulness. Cresce anche il ricorso a piattaforme digitali per la gestione integrata del benessere: strumenti che combinano monitoraggio della salute, suggerimenti per l’attività fisica, consulenze nutrizionali e assistenza medica h24.
Un tema centrale nel dibattito attuale è il ruolo della prevenzione. Il 76% dei dipendenti intervistati ritiene che le aziende dovrebbero agire in modo proattivo per prevenire patologie legate allo stress, alla sedentarietà e alla cattiva alimentazione. Solo una piccola percentuale, tuttavia, afferma di ricevere oggi benefit pensati in questa direzione. Questo divario tra aspettative e realtà rappresenta un’opportunità – ma anche una sfida – per il mondo imprenditoriale: colmare questo gap può significare rafforzare il legame di fiducia tra impresa e lavoratori.
Il quadro delineato dal report mostra dunque una trasformazione profonda nelle priorità del lavoro: il benessere non è più un benefit opzionale, ma una condizione necessaria per attrarre, coinvolgere e trattenere il capitale umano. In un mercato sempre più competitivo e instabile, le imprese che sapranno ascoltare i propri dipendenti e rispondere con strumenti concreti saranno le uniche capaci di costruire ambienti sostenibili e produttivi. La sfida è aperta.

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