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Brasile pronto a reagire ai dazi di Trump: tensioni commerciali inasprite e riflessi politici sul processo a Bolsonaro

Il governo brasiliano si prepara a una possibile escalation commerciale con gli Stati Uniti, dopo che l’ex presidente Donald Trump ha annunciato, in vista di una sua possibile rielezione nel novembre 2024, l’intenzione di introdurre dazi fino al 50% su una vasta gamma di prodotti importati. L’uscita pubblica dell’ex presidente americano ha suscitato preoccupazioni diffuse nei mercati internazionali e ha spinto il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ad avviare un’attenta revisione delle relazioni economiche con Washington, valutando l’adozione di misure di ritorsione, in linea con quanto previsto dalle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.


Le dichiarazioni di Trump, che mirano a rilanciare una politica economica fortemente protezionista, ricalcano la linea del suo primo mandato, durante il quale gli Stati Uniti hanno inasprito le tensioni con diversi partner commerciali, tra cui Cina, Unione Europea e Messico. Ora, anche il Brasile rischia di diventare bersaglio di una nuova ondata di dazi, che colpirebbero settori chiave delle esportazioni sudamericane, in particolare l’agroalimentare, l’acciaio e il comparto automobilistico.


Brasilia ha risposto con fermezza, facendo sapere attraverso il Ministero degli Esteri che il Paese non resterà passivo di fronte a un’aggressione commerciale unilaterale. Fonti vicine al governo riferiscono che è in corso l’elaborazione di un piano che potrebbe includere misure tariffarie reciproche, restrizioni alle importazioni statunitensi e il rafforzamento di alleanze commerciali alternative con l’Unione Europea, i BRICS e i Paesi del sud-est asiatico.


In questo contesto, il presidente Lula ha rafforzato i suoi contatti diplomatici, avviando una serie di consultazioni con partner chiave, tra cui Emmanuel Macron e Olaf Scholz, per rafforzare il fronte multilaterale contro le politiche isolate e coercitive che potrebbero riemergere da Washington. Il timore condiviso da molte capitali è che un ritorno del trumpismo possa rimettere in discussione l’intero impianto del commercio internazionale basato su regole condivise e su un sistema multilaterale equilibrato.


Le possibili ritorsioni del Brasile si collocano anche in un quadro interno estremamente delicato. In parallelo al rafforzarsi delle tensioni con gli Stati Uniti, nel Paese sudamericano è infatti in corso un processo giudiziario molto rilevante contro l’ex presidente Jair Bolsonaro. Quest’ultimo è accusato, tra le altre cose, di aver cercato di sovvertire i risultati elettorali del 2022 e di aver manipolato informazioni riservate a fini politici. Il processo, oltre ad avere implicazioni legali per l’ex capo di Stato, sta avendo anche un forte impatto sulla polarizzazione politica interna e sul posizionamento internazionale del Brasile.


La sovrapposizione tra queste due vicende – l’inasprimento delle relazioni commerciali con gli USA e il processo a Bolsonaro – non è casuale. Secondo analisti vicini all’esecutivo, la nuova postura di Brasilia mira anche a marcare una chiara distanza con l’eredità politica del bolsonarismo, notoriamente allineato a Donald Trump durante il suo primo mandato. Lula, con il supporto dei suoi ministri dell’Economia e degli Esteri, sta cercando di ricalibrare la posizione del Brasile in chiave multipolare, investendo nel rafforzamento delle relazioni sud-sud e nella ricerca di un ruolo più incisivo all’interno delle istituzioni internazionali.


Il processo a Bolsonaro potrebbe influenzare, in modo indiretto ma significativo, le scelte strategiche del Brasile anche sul piano commerciale. Il governo Lula intende dimostrare, sul fronte interno e internazionale, la propria volontà di difendere la democrazia e la sovranità economica del Paese. In questo contesto, una risposta decisa ai dazi statunitensi potrebbe rafforzare il consenso interno e la credibilità del Brasile come attore globale indipendente.


Nel frattempo, il settore industriale brasiliano guarda con crescente preoccupazione alla possibilità di nuove barriere commerciali. Le principali associazioni di categoria hanno già chiesto al governo di attivare tavoli tecnici di crisi per valutare l’impatto potenziale delle misure annunciate da Trump, in particolare sul comparto metallurgico e sulla filiera agricola, fortemente dipendente dalle esportazioni. Il timore è che, in assenza di contromisure efficaci, si possano verificare tagli alla produzione, licenziamenti e un rallentamento del PIL.


Al tempo stesso, Lula ha ribadito l’impegno a portare avanti le trattative per l’accordo commerciale tra Mercosur e Unione Europea, considerato un’ancora di salvezza per evitare un’eccessiva dipendenza dal mercato nordamericano. L’obiettivo è duplice: rafforzare la posizione del Brasile nel commercio internazionale e offrire un’alternativa strutturale alle imprese esportatrici in caso di chiusura del mercato statunitense.


Il braccio di ferro tra il Brasile e la possibile amministrazione Trump si annuncia dunque come uno dei dossier più caldi della prossima stagione geopolitica. Lula si muove su un crinale sottile, cercando di evitare un’escalation aperta ma senza rinunciare alla difesa dell’interesse nazionale. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il dialogo multilaterale avrà ancora spazio o se il commercio mondiale entrerà in una nuova fase di frattura e contrapposizione.

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