Borse in stallo il 7 luglio: mercati cauti in attesa dell’esito dei negoziati USA-UE sui dazi
- piscitellidaniel
- 7 lug
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La giornata di contrattazioni del 7 luglio si è aperta sotto il segno della prudenza su tutte le principali piazze finanziarie europee, segnate da una volatilità contenuta e da movimenti di mercato limitati. A dominare l’umore degli investitori è l’attesa per il nuovo round di negoziati tra Stati Uniti e Unione Europea in materia commerciale, con particolare attenzione alla possibile reintroduzione di dazi incrociati su settori strategici. Le Borse si sono mostrate poco reattive, riflettendo un mix di incertezza geopolitica, preoccupazioni macroeconomiche e una generale attesa per le mosse delle banche centrali nelle prossime settimane.
A Milano, l’indice FTSE MIB ha chiuso la seduta con un lieve calo dello 0,14%, confermando una tendenza al consolidamento già emersa nei giorni precedenti. Tra i titoli più deboli si sono distinti i comparti energia e automobilistico, con vendite concentrate su Eni e Stellantis, penalizzate dalla discesa dei prezzi del greggio e dai timori su possibili contraccolpi delle nuove barriere tariffarie. Lieve segno positivo invece per alcune utility come Enel e A2A, considerate difensive in contesti di maggiore incertezza.
Anche Francoforte ha registrato una giornata interlocutoria, con il DAX in calo dello 0,10%. A pesare sull’andamento del listino tedesco sono soprattutto i dati deludenti sugli ordini all’industria e l’evoluzione del contesto internazionale. Il settore automobilistico, da sempre colonna portante dell’economia tedesca, si mostra particolarmente vulnerabile all’ipotesi di un inasprimento delle relazioni commerciali con Washington, che ha nuovamente evocato l’introduzione di dazi fino al 25% sulle auto europee.
Parigi ha seguito lo stesso trend, con il CAC 40 che ha ceduto lo 0,12%. Il mercato francese ha risentito sia dell’andamento incerto del comparto del lusso, dopo alcuni report negativi sulla crescita asiatica, sia del calo delle aspettative sui consumi interni. Anche in questo caso, la cautela prevale mentre si attendono aggiornamenti concreti dall’incontro previsto nei prossimi giorni tra funzionari della Commissione Europea e rappresentanti del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.
A Wall Street, l’avvio di giornata è stato poco brillante, in linea con la tendenza europea. Il Dow Jones ha aperto in territorio negativo, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq hanno oscillato intorno alla parità. Gli operatori statunitensi seguono con attenzione non solo i colloqui con l’Europa, ma anche i segnali provenienti dalla Federal Reserve, attesa a breve a pronunciarsi sull’evoluzione del ciclo dei tassi. L’inflazione, ancora sopra i target, e un mercato del lavoro sorprendentemente resiliente, potrebbero spingere la banca centrale a mantenere un’impostazione restrittiva più a lungo del previsto.
Sul fronte macroeconomico, il clima generale è di cautela. I dati pubblicati nei giorni scorsi hanno mostrato una contrazione della produzione industriale in diversi Paesi dell’area euro, accompagnata da un rallentamento degli ordini e da segnali di debolezza nei consumi. A peggiorare il quadro contribuisce la prospettiva di una nuova escalation commerciale con gli Stati Uniti, che potrebbe avere effetti negativi su settori chiave come l’agroalimentare, l’automotive e le tecnologie avanzate. La Commissione Europea ha ribadito di voler perseguire una linea negoziale, ma ha anche confermato di essere pronta a rispondere in modo simmetrico a eventuali misure unilaterali.
I negoziati in corso si preannunciano particolarmente complessi. Da un lato, gli Stati Uniti lamentano squilibri cronici nella bilancia commerciale e una dipendenza eccessiva da alcuni segmenti produttivi esteri, come i semiconduttori e le terre rare. Dall’altro, l’Europa teme che un ritorno alla logica del protezionismo possa mettere a rischio la ripresa economica ancora fragile e ostacolare la transizione verde e digitale in corso in molti Paesi membri. Tra i dossier più sensibili ci sono le tariffe sulle auto, i prodotti agricoli e le tecnologie a doppio uso, ma anche la questione più ampia della sicurezza economica e della sovranità industriale.
In attesa di sviluppi, gli operatori finanziari preferiscono mantenere un profilo difensivo, riducendo l’esposizione a titoli ciclici e aumentando la quota di asset rifugio, come l’oro e i titoli di Stato. Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni è rimasto stabile intorno al 2,45%, mentre quello del BTP italiano è salito lievemente, al 3,92%, complice anche l’incertezza politica interna e l’attesa per la Nota di aggiornamento al DEF. Lo spread tra BTP e Bund si è mantenuto intorno ai 147 punti base, confermando una fase di relativa stabilità ma senza reali margini di miglioramento.
A livello valutario, l’euro si è mantenuto stabile contro il dollaro, oscillando nella fascia 1,08–1,085, sostenuto dalle aspettative che la BCE possa mantenere i tassi elevati ancora per qualche mese per consolidare il calo dell’inflazione. Il petrolio, invece, ha registrato una nuova giornata di calo, con il Brent sceso sotto i 86 dollari al barile e il WTI in area 82 dollari, a causa del rafforzamento del dollaro e dei timori di un rallentamento della domanda globale.
Il clima di incertezza, unito alla delicatezza dei negoziati commerciali in corso, lascia presagire una settimana all’insegna della prudenza. Gli investitori restano alla finestra, consapevoli che qualsiasi esito, anche solo parziale, delle trattative USA-UE sui dazi potrà influenzare in modo diretto i mercati, i tassi di cambio, e il sentiment degli operatori internazionali.

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