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Bonus fiscali e welfare, il costo politico della spesa agevolata

Il confronto tra economisti, giuristi e Notariato ha posto al centro la sostenibilità delle agevolazioni fiscali e il rischio che la logica emergenziale indebolisca il welfare strutturale.


Nell’incontro “Bonus fiscali e sostenibilità della spesa sociale” si sono confrontati Elsa Fornero, professoressa onoraria di Economia all’Università di Torino ed ex ministro del Lavoro, Livia Salvini, ordinaria di Diritto tributario alla LUISS Guido Carli, Massimo Baldini, docente di Economia pubblica e Welfare State all’Università di Modena e Reggio Emilia, e Carmelo Di Marco, vicepresidente del Consiglio Nazionale del Notariato. A moderare è stato Marcello Zacchè, editorialista de “il Giornale”. Il programma ufficiale del Festival colloca il panel tra le politiche economiche e conferma la centralità del tema fiscale nel dibattito pubblico.


Il punto di partenza indicato da Zacchè è stato l’aumento delle spese fiscali. Dai bonus ristrutturazioni ai bonus cultura, dagli incentivi per monopattini ed elettrodomestici fino agli asili nido, le minori entrate riconducibili alle agevolazioni sono passate in un decennio da circa 50 a oltre 100 miliardi di euro. Il dato è rilevante perché mostra come il bonus, nato spesso come misura mirata o emergenziale, possa trasformarsi in una componente stabile del bilancio pubblico, sottraendo risorse a interventi più selettivi e verificabili.


La presenza di Fornero, Salvini e Baldini ha dato al confronto tre piani distinti. Sul piano economico, la sostenibilità impone di misurare effetti redistributivi e benefici reali. Sul piano tributario, l’agevolazione deve essere compatibile con capacità contributiva, progressività e trasparenza del prelievo. Sul piano sociale, il welfare non può essere sostituito da incentivi episodici, perché sanità, previdenza, assistenza e politiche familiari richiedono continuità. Il contributo del Notariato ha rafforzato il profilo applicativo, richiamando l’impatto delle misure fiscali su casa, patrimonio, famiglie e circolazione della ricchezza.


Il messaggio emerso è che il problema non è l’esistenza dei bonus, ma la loro stratificazione senza revisione critica. Una misura fiscale è legittima quando persegue una finalità pubblica misurabile, individua correttamente i beneficiari e non compromette la tenuta dei conti. Quando prevale il consenso immediato, il sistema tributario perde coerenza e il welfare diventa meno stabile.

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