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Bankitalia: l’economia ligure cresce solo dello 0,5% nel 2023. Debole ripartenza e squilibri strutturali frenano lo sviluppo regionale

La crescita economica della Liguria si è fermata a un modesto +0,5% nel 2023, segnando un rallentamento evidente rispetto al ritmo nazionale e confermando una dinamica di sviluppo più debole rispetto ad altre aree del Paese. È quanto emerge dal rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale, presentato a Genova e pubblicato da Il Sole 24 Ore, che evidenzia le principali criticità e i settori che maggiormente hanno influito sull’andamento del prodotto lordo ligure nell’ultimo anno. Il dato – inferiore sia alla media nazionale (+0,9%) che a quella del Nord Ovest – fotografa un’economia in affanno, colpita dalla contrazione della domanda globale, da rigidità strutturali e da un tessuto produttivo ancora troppo frammentato e dipendente da comparti poco dinamici.


Secondo quanto riportato nel dossier di Bankitalia, la frenata della crescita ligure è legata principalmente alla debole performance del settore industriale, che ha registrato una flessione della produzione del 2,3%, dopo il +4,4% del 2022. In particolare, sono risultati negativi i comparti della meccanica, della gomma-plastica e della chimica, mentre ha tenuto solo il comparto alimentare. Il rallentamento dell’export – penalizzato dal calo degli ordini internazionali e dall’indebolimento del commercio globale – ha pesato in modo determinante sulle PMI manifatturiere, che rappresentano l’ossatura produttiva della regione.


Anche le costruzioni, dopo la forte espansione dei due anni precedenti trainata dal Superbonus e dagli incentivi edilizi, hanno mostrato segnali di stagnazione. La crescita nominale del comparto si è attestata intorno all’1%, ma in termini reali, tenuto conto dell’inflazione, si è trattato di una fase di assestamento. I permessi a costruire sono in calo, così come l’avvio di nuovi cantieri privati. Solo le grandi opere pubbliche, come il Terzo Valico e l’ampliamento del porto di Genova, hanno contribuito a sostenere la domanda, ma il loro effetto sull’occupazione locale è risultato ancora marginale.


Il settore terziario, che in Liguria pesa per oltre il 70% del valore aggiunto regionale, ha mostrato invece una crescita moderata ma non trascurabile. In particolare, il turismo ha confermato la ripresa già avviata nel 2022, con un incremento delle presenze del +4,5%, trainato soprattutto dai flussi esteri (+9%) e dalla destagionalizzazione dei viaggi. Tuttavia, il valore aggiunto del settore è cresciuto solo del 2,1%, penalizzato dall’elevata incidenza dei costi e dalla difficoltà di reperire personale qualificato. I servizi avanzati alle imprese e quelli finanziari hanno registrato una crescita contenuta, mentre continua la contrazione delle attività commerciali tradizionali, soprattutto nei centri urbani medio-piccoli.


Il mercato del lavoro, secondo Bankitalia, ha mostrato un quadro misto. Il tasso di occupazione è salito al 63,1%, segnando un lieve miglioramento rispetto al 62,6% del 2022, ma resta inferiore alla media nazionale. La crescita dell’occupazione si è concentrata prevalentemente nei servizi e nelle costruzioni, mentre l’industria ha perso posti di lavoro. Resta elevata la quota di occupazione a termine e a tempo parziale involontario, con un’incidenza del lavoro precario che tocca punte del 22% tra i giovani under 35. La disoccupazione si è attestata al 7,3%, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente ma ancora lontana dai livelli pre-pandemia.


Per quanto riguarda la finanza pubblica territoriale, la Liguria ha beneficiato di risorse ingenti derivanti dal PNRR, in particolare per progetti legati alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, alla mobilità sostenibile e alla riqualificazione urbana. Tuttavia, il grado di avanzamento degli interventi risulta ancora disomogeneo. La Banca d’Italia sottolinea che solo il 28% delle risorse assegnate è stato effettivamente impegnato, e una quota inferiore al 15% è già stata erogata. Le difficoltà burocratiche, la carenza di competenze tecniche nei piccoli comuni e i ritardi nell’affidamento dei lavori rappresentano i principali ostacoli alla piena attuazione degli investimenti.


Dal lato della finanza privata, Bankitalia evidenzia un aumento della domanda di credito da parte delle imprese, ma una minore propensione da parte delle banche ad aumentare l’esposizione. Il credito alle imprese è cresciuto dello 0,8%, ma con forti differenze settoriali. In calo i prestiti al manifatturiero e al commercio, in crescita quelli legati alla logistica e alla filiera portuale. Il credito alle famiglie ha mostrato segnali di rallentamento, con una crescita limitata allo 0,4% e un calo dei mutui per l’acquisto di abitazioni, penalizzati dalla risalita dei tassi di interesse. La qualità del credito resta però buona: il tasso di sofferenze è stabile e ben al di sotto dei livelli critici.


Un’ulteriore criticità sottolineata dal rapporto riguarda la demografia imprenditoriale. Nel 2023 si è registrato un saldo negativo tra nuove aperture e cessazioni di attività. Le imprese attive sono diminuite dello 0,7%, con un forte calo nel commercio al dettaglio, nelle microimprese artigiane e nel comparto agricolo. Solo i settori legati alla logistica, al turismo e alla sanità privata hanno mostrato un andamento positivo. L’età media degli imprenditori resta elevata e l’ingresso di nuove generazioni nel sistema produttivo regionale è ancora troppo limitato.


Infine, la Banca d’Italia dedica un focus specifico al ruolo della portualità ligure, che si conferma uno degli asset strategici della regione. I porti di Genova, La Spezia e Savona hanno movimentato nel complesso oltre 160 milioni di tonnellate di merci, registrando una crescita dell’1,8% rispetto al 2022. La ripresa del traffico container, l’aumento delle crociere e l’attivazione di nuove rotte intermodali hanno contribuito a sostenere il comparto, che resta però vincolato da colli di bottiglia infrastrutturali e dalla necessità di accelerare la transizione energetica dei porti. Il report sottolinea l’importanza di un coordinamento più efficace tra le politiche portuali, quelle logistiche e quelle urbanistiche, per sfruttare al meglio il potenziale di sviluppo offerto dalla vocazione marittima della Liguria.

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