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Banco Bpm, il Tar respinge la sospensione dell’OPS di Unicredit: via libera alla campagna sull’offerta pubblica

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha respinto il ricorso presentato da Banco Bpm contro l’OPS (offerta pubblica di scambio) lanciata da Unicredit, negando la richiesta di sospensiva avanzata dalla banca guidata da Giuseppe Castagna. La decisione del Tar arriva in un momento cruciale per il sistema bancario italiano e rappresenta un passaggio fondamentale nello scontro tra due dei principali attori del credito nazionale. La campagna di Unicredit, dunque, può proseguire senza ostacoli e con il pieno supporto delle autorizzazioni ricevute, mentre Banco Bpm si trova costretto a fronteggiare una situazione sempre più complessa.


Il ricorso di Banco Bpm era stato presentato dopo l’autorizzazione da parte della Consob alla pubblicazione del documento relativo all’offerta pubblica di scambio. La banca milanese aveva contestato in particolare la legittimità di tale autorizzazione, sostenendo che Unicredit avesse avviato l’offerta in violazione di alcune disposizioni regolamentari, in primis per non aver rispettato la normativa sulla trasparenza e l’informativa al mercato. Inoltre, Banco Bpm ha accusato Unicredit di aver esercitato pressioni indebite sui propri azionisti, avviando interlocuzioni dirette ancor prima che il prospetto fosse ufficialmente disponibile.


Il Tar ha ritenuto però che gli elementi esposti non fossero sufficienti a giustificare una sospensione cautelare. Nella sua ordinanza, ha evidenziato come l’offerta sia stata autorizzata da Consob sulla base di una documentazione ritenuta conforme e che non emergono elementi di manifesta illegittimità nella condotta di Unicredit. Il Tribunale ha anche sottolineato che la richiesta di sospensiva, in quanto misura straordinaria e anticipatoria, richiede un pregiudizio grave e irreparabile che nel caso in questione non è stato dimostrato in modo convincente.


La decisione ha un effetto immediato e rilevante: l’offerta pubblica di scambio può proseguire regolarmente e Unicredit potrà continuare la propria campagna informativa e promozionale verso i soci di Banco Bpm. Il colosso guidato da Andrea Orcel, che punta ad acquisire una quota rilevante del capitale della banca milanese, mira a rafforzare la propria posizione nel mercato retail e delle PMI, consolidando un asse Nord Italia che si rivelerebbe strategico anche sul fronte della gestione patrimoniale e dei crediti.


L’OPS prevede uno scambio di azioni Unicredit con azioni Banco Bpm secondo un rapporto stabilito nel prospetto approvato dalla Consob. Secondo quanto si apprende, l’offerta ha già suscitato un forte interesse tra alcuni grandi soci istituzionali, mentre tra gli azionisti retail permane una certa cautela. Gli advisor delle due banche stanno operando a pieno ritmo per raccogliere consensi e fornire chiarimenti tecnici sull’operazione, in un clima che resta tuttavia teso e carico di incognite.


Sul piano politico, la vicenda ha suscitato reazioni divergenti. Il Ministero dell’Economia ha assunto un atteggiamento prudente, ribadendo la propria neutralità istituzionale ma sottolineando l’importanza di preservare la stabilità e l’indipendenza del sistema bancario nazionale. Alcuni esponenti della maggioranza parlamentare hanno espresso perplessità sulla tempistica dell’operazione e sul rischio di eccessiva concentrazione del credito. L’opposizione, invece, ha chiesto maggiore trasparenza e vigilanza da parte delle autorità competenti.


Anche l’Associazione Bancaria Italiana ha commentato la decisione del Tar, evidenziando come essa rafforzi la fiducia nelle procedure istituzionali e nella capacità delle autorità di regolazione di garantire condizioni eque per tutte le parti coinvolte. L’ABI ha invitato a evitare tensioni eccessive che possano ripercuotersi sulla percezione del sistema bancario italiano all’estero, soprattutto in una fase in cui la reputazione delle banche rappresenta un elemento chiave per attrarre investimenti e supportare l’economia reale.


Nel frattempo, il titolo Banco Bpm ha registrato una leggera flessione a Piazza Affari in apertura di seduta, salvo poi recuperare terreno nel corso della giornata, chiudendo in lieve rialzo. Anche il titolo Unicredit ha mostrato una dinamica simile, segno che i mercati hanno accolto la notizia con un atteggiamento di cautela ma senza eccessi di volatilità. Gli analisti di Equita e Mediobanca Securities ritengono che il verdetto del Tar possa rafforzare la posizione di Unicredit nel breve periodo, ma sottolineano che il vero banco di prova sarà rappresentato dall’esito dell’offerta, che si concluderà nelle prossime settimane.


L’operazione in corso rappresenta uno degli snodi più rilevanti nel processo di consolidamento del sistema bancario italiano, un processo che prosegue ormai da diversi anni e che ha già visto protagonisti diversi istituti, da Intesa Sanpaolo a Mps, passando per le fusioni nel credito cooperativo. La partita tra Unicredit e Banco Bpm appare destinata a segnare un nuovo capitolo, con implicazioni che vanno oltre il semplice perimetro societario e che toccano l’intera architettura del credito nazionale.


La prossima fase sarà decisiva. Dopo il via libera del Tar, l’attenzione si sposta ora sui soci di Banco Bpm, chiamati a decidere se aderire o meno all’offerta di Unicredit. I fondi internazionali detentori di pacchetti significativi di azioni avranno un ruolo determinante. Alcuni di essi, come BlackRock e Vanguard, non hanno ancora reso note le proprie intenzioni. Altri, invece, avrebbero avviato contatti con i rispettivi advisor per approfondire le condizioni dell’offerta e valutarne la convenienza anche in un’ottica strategica di lungo periodo.


La situazione resta fluida e suscettibile di sviluppi rapidi. Il verdetto del Tar ha certamente rafforzato la posizione negoziale di Unicredit, ma non ha chiuso il confronto con Banco Bpm, che potrebbe decidere di percorrere ulteriori vie legali o avviare azioni a tutela dei propri interessi presso altre sedi giudiziarie o di vigilanza. Inoltre, non è escluso che in parallelo si aprano spazi per soluzioni alternative, come contropartite industriali o la ricerca di alleanze difensive, ipotesi che circolano con insistenza negli ambienti finanziari milanesi.

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