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Banco BPM contro la sospensione dell’OPS UniCredit: scontro aperto tra istituzioni e finanza

La sospensione di 30 giorni dell’offerta pubblica di scambio (OPS) lanciata da UniCredit su Banco BPM, decisa dalla Consob il 21 maggio 2025, ha aperto un nuovo e teso capitolo nella partita per il consolidamento del sistema bancario italiano. L’interruzione temporanea del periodo di adesione, richiesta direttamente da UniCredit a causa delle condizioni imposte dal governo, è stata definita “abnorme” e “irrituale” da Banco BPM, che in una nota ufficiale ha espresso forti riserve sull’intera gestione dell’operazione. La tensione è cresciuta parallelamente alle reazioni politiche e alle implicazioni industriali di un’offerta ostacolata sin dall’inizio dall’esecutivo.


Le condizioni imposte dall’esecutivo italiano per dare via libera all’operazione, su cui si è innestata la richiesta di sospensione, sono due e piuttosto stringenti: la prima riguarda la richiesta che UniCredit chiuda tutte le sue attività operative in Russia entro gennaio 2026; la seconda impone il mantenimento del rapporto tra impieghi e raccolta di Banco BPM, oggi più elevato di quello di UniCredit, per almeno cinque anni dopo l’eventuale acquisizione. L’obiettivo dichiarato del governo è garantire la stabilità del sistema bancario e tutelare la posizione dell’istituto oggetto dell’OPS, ma UniCredit ha definito queste condizioni “non realizzabili né giustificate”, e ha chiesto un tempo tecnico per valutare l’impatto regolatorio e strategico delle richieste.


Banco BPM ha reagito con durezza. Secondo l’istituto guidato da Giuseppe Castagna, la decisione di UniCredit rappresenta una fuga in avanti non correttamente comunicata agli investitori. L’argomentazione della banca è che l’offerta, in queste condizioni, non sia più sostenibile né correttamente formulata, e che l’incapacità di soddisfare le clausole imposte dallo Stato dovrebbe automaticamente comportare il ritiro formale della proposta. A livello operativo, la sospensione blocca la possibilità per gli azionisti di Banco BPM di aderire all’offerta nel periodo inizialmente previsto, generando un effetto di incertezza e alterando, secondo BPM, l’equilibrio informativo richiesto in operazioni di mercato di questa portata.


La questione si inserisce in un contesto politico ben più ampio. L’operazione lanciata da UniCredit ha di fatto ostacolato i piani del governo italiano, che stava lavorando alla creazione di un polo bancario attorno a Monte dei Paschi di Siena (MPS), con l’intento di far confluire Banco BPM nella banca controllata dal Tesoro. Il piano, sostenuto apertamente da Palazzo Chigi, aveva l’obiettivo di rafforzare MPS e creare un secondo gruppo bancario nazionale a controllo pubblico. L’offerta ostile di UniCredit ha quindi avuto un impatto politico rilevante, costringendo il governo a esercitare i propri poteri di influenza, seppur evitando per ora l’uso diretto del cosiddetto golden power.


Il primo ministro Giorgia Meloni, pur non commentando direttamente l’operazione, ha lasciato intendere che l’assetto delle banche italiane non può essere lasciato esclusivamente al libero gioco del mercato. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha invece dichiarato che l’esecutivo non è disposto a modificare le condizioni poste, rimarcando che l’interesse nazionale in materia bancaria prevale su dinamiche di profitto industriale. Anche la Consob, chiamata a un ruolo squisitamente tecnico, si è trovata nel mezzo di una partita politica e finanziaria senza precedenti recenti, concedendo la sospensione in risposta diretta a UniCredit.


Nel frattempo, il mercato osserva. Il titolo di Banco BPM ha registrato una volatilità crescente, alimentata dall’incertezza sulla reale fattibilità dell’operazione. Gli analisti si interrogano sulla possibilità che l’OPS venga effettivamente ritirata, oppure modificata con l’introduzione di contromisure che possano andare incontro alle richieste dell’esecutivo. UniCredit non ha ancora fornito segnali chiari su quale sarà la sua prossima mossa, ma fonti vicine al dossier confermano che il management, guidato da Andrea Orcel, è intenzionato a difendere la ratio industriale dell’operazione, considerata strategica per consolidare la posizione del gruppo nel mercato retail e corporate italiano.


L’intero settore bancario italiano guarda con attenzione agli sviluppi. L’esito di questa vicenda avrà conseguenze non solo per i due istituti coinvolti, ma anche per la possibilità stessa di procedere in futuro a operazioni di mercato senza un’impronta governativa condizionante. In gioco non c’è solo il destino di Banco BPM o di UniCredit, ma il delicato equilibrio tra autonomia delle imprese, ruolo regolatore dello Stato e le regole di un mercato che, almeno formalmente, dovrebbe operare in trasparenza e libero da vincoli politici.

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