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Bancari part-time: riconosciuta la riduzione oraria con adeguamento retributivo nei nuovi accordi contrattuali

Un cambiamento significativo sta interessando il settore bancario italiano, in particolare per quanto riguarda la posizione dei lavoratori part-time. In seguito all’accordo di secondo livello raggiunto tra ABI e sindacati, è stata formalmente riconosciuta una riduzione dell’orario di lavoro per i dipendenti a tempo parziale, accompagnata da un incremento proporzionale della retribuzione. Una misura che, nella sua formulazione attuale, rappresenta un passo avanti sul piano del riconoscimento dei diritti di chi lavora con contratti part-time, spesso penalizzati da una doppia esposizione: minore salario e limitazioni nelle progressioni di carriera.


La novità è frutto del rinnovo dell’accordo di secondo livello sottoscritto nei mesi scorsi con le principali sigle sindacali del settore – Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – e riguarda circa 40.000 lavoratori, ovvero una fetta consistente degli oltre 270.000 occupati nel comparto bancario. Il punto centrale dell’intesa è la nuova definizione delle fasce orarie di lavoro e la conseguente modifica del parametro retributivo per i part-time, con effetti concreti sugli stipendi già a partire dalla busta paga del secondo semestre 2025.


Nella prassi precedente, i lavoratori part-time – che in prevalenza sono donne, spesso con carichi familiari – erano inquadrati su turni di sei ore giornaliere, pari a 30 ore settimanali, ma con una retribuzione che non sempre teneva conto del rapporto effettivo tra ore lavorate e valore orario. Il nuovo accordo prevede invece che l’orario settimanale venga progressivamente portato a 28 ore con mantenimento del parametro retributivo precedente, generando di fatto un incremento salariale orario. In alternativa, i lavoratori potranno optare per mantenere le 30 ore settimanali, ottenendo così un incremento proporzionale della retribuzione lorda mensile.


Oltre al tema salariale, l’intesa introduce anche elementi di tutela sull’organizzazione del lavoro e la conciliazione vita-lavoro. In particolare, viene ampliata la fascia di flessibilità entro cui i dipendenti possono modulare il proprio orario giornaliero. Saranno resi più facili i cambi turno e le richieste di modifica temporanea dell’orario, anche con accordi individuali, tenendo conto delle esigenze familiari, scolastiche e sanitarie. L’obiettivo dichiarato è promuovere un modello di lavoro che valorizzi il tempo, la qualità della prestazione e la soddisfazione professionale, andando oltre la logica della mera presenza in ufficio.


Dal punto di vista retributivo, l’adeguamento avrà impatti significativi: secondo le simulazioni fornite dai sindacati, un lavoratore part-time con parametro 75% (equivalente a circa 30 ore settimanali su base full-time) potrebbe vedere un aumento tra i 100 e i 150 euro lordi al mese, a seconda della categoria di inquadramento e dell’anzianità. Un effetto moltiplicatore si registrerà inoltre sugli istituti indiretti, come la tredicesima, il TFR e i contributi previdenziali, con un beneficio anche sul futuro pensionistico.


Va sottolineato che il riconoscimento della riduzione oraria non è stato concesso in modo automatico, ma subordinato a precisi criteri organizzativi e alle richieste volontarie del lavoratore. Ogni caso sarà oggetto di una valutazione in sede aziendale, in raccordo con le rappresentanze sindacali, attraverso un percorso negoziale volto a bilanciare le esigenze di produttività con quelle di equità e tutela. L’accordo non impone obblighi alle banche, ma crea un modello di riferimento fortemente incentivato dal punto di vista reputazionale e contrattuale.


In questo contesto, l’accordo assume anche un valore simbolico, perché va a colmare una storica disparità tra full-time e part-time che ha spesso penalizzato soprattutto le lavoratrici madri, costrette a scegliere tra lavoro e famiglia. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio ABI, oltre il 70% dei contratti part-time nel settore bancario è oggi detenuto da donne, un dato che sottolinea l’impatto di genere delle nuove disposizioni. Le sigle sindacali parlano infatti di un “accordo sociale”, destinato a migliorare la qualità della vita e la parità di trattamento.


Oltre al capitolo salariale e orario, l’intesa include anche un nuovo sistema premiante per il personale part-time, che spesso in passato è stato escluso da bonus e incentivi aziendali. Le nuove linee guida raccomandano una revisione dei criteri di accesso ai sistemi di premialità, includendo parametri qualitativi e valorizzando l’efficacia della prestazione anziché la sola quantità di ore lavorate. In alcune banche, sono già in corso sperimentazioni di strumenti innovativi di misurazione della performance, anche in relazione alla digitalizzazione dei processi e alla gestione delle relazioni con il cliente.


Il contratto di secondo livello potrà inoltre essere declinato a livello aziendale in modo flessibile, tenendo conto delle diverse dimensioni degli istituti e delle caratteristiche del territorio. Per le banche di credito cooperativo, ad esempio, sarà possibile applicare fasce orarie più compatibili con l’orario degli sportelli nei piccoli comuni, mentre per i grandi gruppi bancari con modelli organizzativi più complessi, si prevede l’integrazione del sistema di allerta e valutazione automatica delle ore lavorate tramite le piattaforme digitali interne.


Infine, l’accordo si inserisce in un contesto di trasformazione del lavoro bancario, sempre più orientato al digitale, al lavoro ibrido e alla riorganizzazione delle filiali. La progressiva riduzione del lavoro front-office e l’espansione di attività da remoto rende oggi più gestibile e compatibile la presenza part-time con gli obiettivi di servizio e produttività. Le banche, da parte loro, riconoscono che la fidelizzazione dei dipendenti e la riduzione del turnover rappresentano fattori chiave per la stabilità del sistema.


Il riconoscimento della riduzione oraria con adeguamento salariale per i lavoratori part-time del settore bancario segna una tappa importante nel processo di rinnovamento del contratto collettivo nazionale e offre un esempio concreto di come la contrattazione possa rispondere alle sfide del lavoro contemporaneo. Un passo che potrebbe aprire la strada a simili riconoscimenti in altri settori professionali ad alta intensità di part-time, come la sanità, la scuola e i servizi.

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