Auto sempre più care da mantenere: gli italiani tagliano cene e viaggi, boom di ricambi usati per affrontare i costi
- piscitellidaniel
- 12 giu
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La manutenzione dell’auto sta diventando un lusso per molti italiani. Secondo quanto riportato da un’indagine condotta da Nielsen IQ e pubblicata da Il Sole 24 Ore, nel 2024 oltre il 60% degli automobilisti ha ridotto spese in altri ambiti, come viaggi, ristoranti e intrattenimento, pur di riuscire a sostenere i costi legati alla propria vettura. Parallelamente, è esploso il mercato dei ricambi usati, cresciuto del 23% su base annua, a conferma di una tendenza che punta sempre più alla sostenibilità economica e ambientale della mobilità privata.
Nel dettaglio, il report evidenzia come il 63% degli intervistati dichiari di aver modificato il proprio stile di consumo per poter sostenere le spese automobilistiche ordinarie e straordinarie. Di questi, ben il 34% afferma di aver rinunciato a una vacanza o a uno spostamento programmato, mentre il 29% ha tagliato drasticamente le uscite al ristorante o le serate di svago. Il dato più preoccupante è che il 14% ha rinviato cure mediche o visite specialistiche per poter far fronte alle spese impreviste legate alla propria automobile.
A pesare maggiormente sui bilanci familiari sono gli interventi straordinari di manutenzione, come la sostituzione di componenti fondamentali – frizione, impianto frenante, sospensioni – ma anche le spese ordinarie non sono trascurabili. Il costo medio per la manutenzione di un’auto a benzina si è attestato nel 2023 intorno ai 1.500 euro annui, in crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Per le vetture diesel il dato è leggermente inferiore, ma anch’esso in rialzo. L’aumento è dovuto al rincaro delle materie prime, alla difficoltà di approvvigionamento di componenti elettronici e alla crescente sofisticazione tecnologica dei veicoli, che rende sempre più difficile il ricorso al “fai da te”.
Questo scenario ha aperto la strada a un aumento dell’interesse verso i ricambi auto usati, che rappresentano ormai un segmento rilevante del mercato post-vendita. Il 52% degli automobilisti dichiara di aver acquistato almeno un ricambio rigenerato o di seconda mano negli ultimi 12 mesi. Si tratta in particolare di fanali, specchietti, paraurti, cerchi, pneumatici, ma anche componenti meccaniche più complesse, come alternatori e motorini d’avviamento. Il boom è stato favorito sia da un’offerta sempre più ampia e professionalizzata, sia dalla diffusione di piattaforme online specializzate, che consentono di confrontare prezzi, disponibilità e condizioni in tempo reale.
L’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri (Unrae) stima che il valore complessivo del mercato dei ricambi usati abbia superato nel 2024 i 900 milioni di euro, con una proiezione di superamento del miliardo già nel 2025. Questa crescita non riguarda solo i privati, ma coinvolge anche le officine meccaniche, che sempre più spesso si rivolgono a fornitori di ricambi rigenerati per contenere i preventivi e aumentare la competitività.
Sul piano normativo, la Commissione Europea ha recentemente approvato una revisione del Regolamento 461/2010 che faciliterà l’utilizzo dei ricambi equivalenti e usati, con l’obiettivo di ridurre i costi di riparazione e incentivare la sostenibilità del ciclo di vita dei veicoli. In Italia, però, persistono ancora alcune lacune normative e burocratiche che rallentano l’adozione su larga scala del riuso, in particolare nei casi di sinistri assicurativi o nelle riparazioni in garanzia.
Il cambiamento delle abitudini di consumo legate all’auto è anche culturale. Sempre più italiani si dichiarano disponibili ad acquistare ricambi usati o rigenerati, purché garantiti e certificati. Il 74% degli intervistati considera accettabile montare un ricambio usato purché abbia caratteristiche analoghe all’originale e un documento che ne attesti l’origine. Questo rappresenta un vero cambio di paradigma rispetto al passato, quando il ricambio usato era spesso associato a riparazioni d’emergenza o a veicoli di basso valore.
Il settore della distribuzione aftermarket si sta adeguando a questa evoluzione. Sono in aumento le piattaforme digitali che operano come veri e propri marketplace dei ricambi, con sistemi di logistica avanzata e partnership con demolitori, produttori e centri di rigenerazione certificati. Alcune aziende, come ad esempio Rhiag Group, hanno iniziato a proporre anche formule di noleggio o di abbonamento ai servizi di manutenzione, rivolte in particolare a chi percorre molti chilometri ogni anno o possiede flotte aziendali.
Parallelamente, cresce anche la consapevolezza ambientale. L’utilizzo di un ricambio rigenerato riduce l’impatto ambientale legato alla produzione di un componente nuovo e contribuisce alla riduzione dei rifiuti da veicoli. Secondo uno studio dell’Osservatorio Autopromotec, ogni componente rigenerato consente in media un risparmio del 60% di materie prime e del 70% di emissioni di CO₂ rispetto all’equivalente nuovo.
Anche le case automobilistiche iniziano a cavalcare questa tendenza. Alcuni marchi – tra cui Stellantis, Renault e Volkswagen – hanno attivato programmi ufficiali di ricambi rigenerati, con l’obiettivo di fidelizzare i clienti anche nel lungo periodo e ridurre il tasso di abbandono verso l’aftermarket indipendente. Questi programmi prevedono componenti selezionati, rigenerati in stabilimenti certificati, garantiti fino a 24 mesi e offerti a prezzi ridotti fino al 40% rispetto al nuovo.
La situazione economica complessiva, segnata da un’inflazione ancora alta, salari stagnanti e rincari generalizzati, fa dell’auto un elemento sempre più critico nei bilanci familiari. Mentre il numero di immatricolazioni nuove resta stagnante, con una lenta crescita legata soprattutto alle auto ibride e plug-in, la manutenzione del parco circolante esistente assume un ruolo centrale. Il parco auto italiano, con un’età media di oltre 12 anni, è tra i più vecchi d’Europa e ha bisogno di cure continue per restare sicuro ed efficiente.
In questo contesto, le famiglie italiane sembrano sempre più orientate a contenere i costi senza rinunciare alla mobilità, accettando nuove soluzioni tecniche e commerciali che un tempo sarebbero state considerate residuali. Il futuro della manutenzione auto si gioca dunque sull’equilibrio tra accessibilità economica, sicurezza e sostenibilità ambientale, in un mercato in rapida trasformazione dove il consumatore assume un ruolo sempre più attivo e consapevole.

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