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Arredo italiano in allarme: quasi metà delle aziende teme l’impatto dei dazi USA sulle esportazioni

Il settore dell’arredo italiano guarda con crescente preoccupazione all’orizzonte internazionale. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, quasi un’azienda su due nel comparto teme gli effetti negativi dell’introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti, principale mercato extraeuropeo per il mobile made in Italy. L’eventualità di una nuova stretta tariffaria americana, soprattutto in caso di un ritorno alla presidenza di Donald Trump, rischia di compromettere una delle colonne portanti dell’export manifatturiero nazionale.


L’allarme arriva da una recente indagine condotta da FederlegnoArredo, che ha coinvolto un ampio campione di imprese del settore distribuite tra Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche. Secondo i dati, il 46% delle aziende intervistate considera i dazi una delle principali minacce per i prossimi 12 mesi, mentre oltre il 60% ritiene che l’instabilità geopolitica e le tensioni commerciali internazionali possano avere un impatto diretto sui conti economici.


Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di sbocco per i mobili italiani fuori dall’Europa, con un valore di export che nel 2023 ha superato i 2,4 miliardi di euro, in crescita del 6,3% rispetto all’anno precedente. Il successo del design italiano, apprezzato in particolare per l’elevata qualità, l’attenzione ai materiali e la cura artigianale, ha consolidato la posizione delle aziende tricolori nelle fasce medio-alte del mercato americano. Tuttavia, l’eventualità di un aumento delle barriere doganali – già ventilata da esponenti del Partito Repubblicano USA – potrebbe minare profondamente la competitività del prodotto italiano.


Nel dettaglio, l’industria dell’arredo teme un innalzamento dei costi per i clienti finali e una riduzione dei margini di profitto. I dazi potrebbero infatti determinare un aumento dei prezzi al dettaglio dei mobili italiani, rendendoli meno competitivi rispetto ai concorrenti locali o di altri Paesi non soggetti a misure restrittive. Alcuni imprenditori temono anche un rallentamento degli ordinativi già in corso, soprattutto nel segmento contract e hotellerie di alta gamma, dove i cicli di investimento sono spesso influenzati dalle incertezze normative e fiscali.


Oltre al rischio diretto derivante dall’inasprimento dei dazi, le imprese segnalano anche la complessità burocratica legata all’importazione negli Stati Uniti, che potrebbe aumentare ulteriormente in uno scenario di protezionismo crescente. Le difficoltà doganali, i controlli aggiuntivi e le certificazioni richieste dalle autorità statunitensi rappresentano già oggi un ostacolo non secondario per le piccole e medie imprese italiane, che spesso non dispongono delle strutture necessarie per affrontare processi complessi a livello amministrativo.


In questo scenario, alcune aziende stanno valutando strategie alternative per proteggere la propria presenza sul mercato statunitense. Tra le ipotesi più frequenti figura la possibilità di avviare partnership locali, aprire filiali commerciali dirette o stringere accordi con distributori americani per condividere i rischi legati ai dazi. Altri valutano la delocalizzazione parziale di alcune fasi produttive direttamente negli Stati Uniti o in Paesi limitrofi, come il Messico, per aggirare le barriere tariffarie. Tuttavia, queste soluzioni comportano investimenti elevati e un cambiamento significativo nei modelli di business consolidati.


Anche sul piano istituzionale si stanno muovendo le principali associazioni di categoria. FederlegnoArredo ha intensificato l’attività diplomatica e di interlocuzione con le controparti statunitensi, promuovendo il dialogo attraverso eventi fieristici, missioni commerciali e collaborazioni culturali. L’obiettivo è quello di valorizzare il ruolo del design italiano come asset strategico nelle relazioni transatlantiche e di difendere l’apertura dei mercati sulla base di principi di reciprocità e correttezza commerciale.


Un altro fronte su cui si concentrano gli sforzi delle aziende riguarda la diversificazione dei mercati di sbocco. La Cina, il Medio Oriente, l’India e l’Asia sudorientale sono aree con potenziale di crescita ancora parzialmente inesplorato, dove l’interesse per il design europeo – e italiano in particolare – è in forte ascesa. Tuttavia, l’espansione verso mercati alternativi richiede strategie commerciali complesse, investimenti in marketing e una rete logistica efficiente, fattori non sempre facilmente implementabili da parte delle PMI.


Nel frattempo, il contesto interno resta fragile. Le imprese dell’arredo devono affrontare contemporaneamente l’incertezza internazionale, l’aumento dei costi di produzione, la pressione inflazionistica sui consumi e una concorrenza globale sempre più agguerrita. Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel primo trimestre 2024 l’indice della produzione industriale del settore mobili ha segnato una flessione del 2,1%, un segnale di rallentamento dopo la ripresa post-pandemica.


L’evoluzione della situazione politica negli Stati Uniti sarà quindi un osservato speciale nei prossimi mesi. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, sempre più probabile secondo i sondaggi, viene percepito come un fattore di rischio tangibile per il commercio internazionale. Il tycoon ha già fatto sapere di voler perseguire una politica commerciale più aggressiva, con l’introduzione di dazi generalizzati su molti beni di importazione. Una mossa che, se attuata, potrebbe incidere profondamente non solo sull’arredo ma su numerosi settori del made in Italy, dall’alimentare alla meccanica strumentale.


L’arredo italiano si trova dunque a un bivio. Da un lato, la necessità di difendere e consolidare le posizioni acquisite su mercati maturi ma strategici come gli Stati Uniti. Dall’altro, l’urgenza di innovare modelli organizzativi, rafforzare le filiere e aumentare la capacità di presidio commerciale in nuovi scenari globali. La posta in gioco non riguarda solo i ricavi delle singole imprese, ma la tenuta complessiva di uno dei settori simbolo dell’eccellenza manifatturiera italiana. Un settore che, ancora una volta, è chiamato a misurarsi con un contesto globale in continua trasformazione.

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