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Armani, ricavi in calo del 5% ma investimenti raddoppiati: il gruppo rilancia su qualità e sviluppo sostenibile

Il gruppo Armani chiude il 2023 con un fatturato in flessione del 5,1%, scendendo a 2,3 miliardi di euro rispetto ai 2,5 miliardi del 2022, ma conferma la sua solidità patrimoniale e strategica, rilanciando con decisione sul fronte degli investimenti. La strategia del gruppo fondato da Giorgio Armani si concentra infatti su un modello di sviluppo che privilegia il lungo periodo, la sostenibilità e la qualità, anche a costo di sacrificare margini di crescita a breve termine. Un’impostazione coerente con la filosofia del suo fondatore, che da sempre predilige l’identità di marchio e l’equilibrio economico a politiche espansive aggressive.


Nel dettaglio, i ricavi netti si sono attestati a 2,35 miliardi di euro, mentre l’utile netto è stato di 92 milioni, in calo rispetto ai 126 milioni del 2022. Anche il margine operativo lordo (Ebitda) si è contratto, ma si mantiene su livelli soddisfacenti, con un’incidenza sul fatturato del 17%. A compensare la leggera flessione del giro d’affari, è arrivato un raddoppio degli investimenti, saliti a 81 milioni di euro, con un’incidenza del 3,5% sul totale dei ricavi. Le aree su cui si è concentrata la spesa includono innovazione tecnologica, rafforzamento della rete retail, riqualificazione degli spazi fisici e iniziative di sostenibilità ambientale.


Il calo dei ricavi è stato imputato dal gruppo al rallentamento dell’economia globale, al cambio di paradigma post-pandemia nei consumi di lusso e alla decisione strategica di contenere le politiche promozionali e i canali di distribuzione indiretta. In particolare, la scelta di ridurre le vendite wholesale a vantaggio del retail diretto ha avuto un impatto nel breve termine, ma è vista come uno strumento per rafforzare la coerenza del brand e migliorare la customer experience. A questo si aggiunge una maggiore selettività nella presenza nei mercati internazionali, con un focus su qualità e posizionamento.


Dal punto di vista geografico, i risultati evidenziano una sostanziale tenuta in Europa e in Nord America, con performance più contrastate in Asia, dove si registra una temporanea flessione in Cina. Questo è stato interpretato non tanto come un segnale di debolezza del brand, quanto piuttosto come un rallentamento congiunturale del mercato cinese del lusso, già rilevato da altri player del settore. Nonostante ciò, l’Asia rimane un’area strategica e destinataria di nuovi investimenti, in particolare sul piano digitale e dell’omnicanalità.


L’occupazione all’interno del gruppo è rimasta stabile, con circa 8.300 dipendenti nel mondo, di cui oltre 3.000 in Italia. La struttura proprietaria, rimasta saldamente nelle mani di Giorgio Armani tramite la Giorgio Armani S.p.A., consente al gruppo di agire con una libertà gestionale che altre maison del lusso, controllate da grandi conglomerati finanziari, non sempre possono permettersi. Proprio questa indipendenza ha permesso all’azienda di puntare su una crescita equilibrata, evitando il ricorso a strategie speculative o fortemente indebitate.


Sul fronte della sostenibilità, il gruppo ha intensificato le iniziative in materia di filiere responsabili, tracciabilità e riduzione dell’impatto ambientale. È proseguito il programma per l’efficienza energetica degli stabilimenti produttivi e dei punti vendita, mentre si è ampliato l’uso di materiali a basso impatto, riciclati o certificati, nelle collezioni. Armani ha anche rafforzato la propria adesione ai protocolli internazionali di sostenibilità e promuove una cultura d’impresa improntata alla responsabilità sociale e alla tutela del territorio, con particolare attenzione al legame con Milano e l’Italia.


In parallelo, sono stati lanciati progetti di digitalizzazione dell’intera catena del valore, dalla progettazione alla logistica, con l’obiettivo di rendere il gruppo più resiliente e competitivo. La piattaforma di e-commerce è stata potenziata e ora integra in modo più fluido l’esperienza online e offline, in linea con l’evoluzione dei comportamenti di acquisto dei consumatori. Questa strategia di transizione tecnologica punta a migliorare l’efficienza interna e a rendere l’offerta più personalizzata.


Dal punto di vista finanziario, il gruppo continua a godere di una solidità straordinaria. La posizione finanziaria netta è positiva per 1,2 miliardi di euro, con una liquidità che garantisce ampia autonomia di investimento e protezione rispetto a turbolenze esterne. Il capitale proprio si attesta a 2,4 miliardi, e l’indebitamento è praticamente nullo. Tali condizioni rendono Armani una delle aziende del settore moda più solide a livello europeo.


A conferma della visione di lungo periodo, Giorgio Armani ha sottolineato come il 2023 rappresenti un anno di consolidamento e transizione, utile a rafforzare le basi per una crescita futura più qualitativa che quantitativa. In occasione della presentazione dei risultati, lo stilista ha ribadito l’intenzione di preservare la natura indipendente del gruppo, continuando a investire in persone, prodotti e territori. La strategia appare orientata a garantire la tenuta del brand nel tempo, piuttosto che inseguire risultati trimestrali.


L’identità stilistica della maison rimane al centro del progetto. Le linee Emporio, Giorgio Armani e Armani Exchange hanno mantenuto la loro distintività, e i recenti show milanesi hanno confermato la capacità della griffe di rinnovarsi senza tradire la propria essenza. Anche il segmento beauty e profumi, in licenza con L’Oréal, ha mostrato segnali di crescita, contribuendo alla notorietà globale del marchio.


Infine, va segnalato il ruolo crescente delle attività immobiliari e di ospitalità, che rappresentano un pilastro strategico della diversificazione del gruppo. Armani Hotels, Armani Casa e i progetti immobiliari in collaborazione con partner di standing internazionale stanno acquisendo peso nel mix di ricavi, offrendo nuove opportunità per espandere il marchio in direzioni coerenti con il suo posizionamento.

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