Antidumping sul legno: l’Unione europea stringe il cerchio sulla Cina tra dazi e indagini su lotti contraffatti
- piscitellidaniel
- 16 lug
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L’Unione europea ha avviato una nuova fase di contrasto contro le importazioni sleali di prodotti in legno provenienti dalla Cina, aprendo un’indagine approfondita su presunti lotti contraffatti che avrebbero aggirato i dazi antidumping imposti nei mesi scorsi. L’iniziativa, annunciata dalla Commissione europea, coinvolge direttamente l’intero settore del legno multilaminato e dei pannelli compensati, un comparto cruciale per le filiere della costruzione, dell’arredamento e dell’imballaggio, fortemente penalizzato dalla concorrenza asiatica.
La misura si inserisce in un contesto più ampio di interventi con cui Bruxelles intende rafforzare le difese commerciali dell’Unione e tutelare le imprese europee da pratiche scorrette che alterano il mercato interno. Già nel 2023, l’UE aveva introdotto dazi antidumping sulle importazioni di compensato di pioppo cinese, fissando sovrattasse fino al 66,7% sul prezzo dichiarato. Tuttavia, secondo i primi accertamenti della Commissione, diversi esportatori asiatici avrebbero eluso le misure attraverso triangolazioni sospette e false certificazioni d’origine.
L’indagine attualmente in corso mira a verificare se alcuni lotti di compensato siano stati immessi sul mercato europeo con documentazione fraudolenta, simulando una provenienza diversa da quella effettiva per evitare l’applicazione dei dazi. Le autorità doganali di vari Stati membri, tra cui Italia, Francia, Spagna e Belgio, hanno segnalato un’impennata anomala di importazioni da paesi terzi non soggetti alle tariffe, come Malesia, Vietnam e Indonesia. L’ipotesi è che una parte significativa di questi flussi sia in realtà riconducibile a produzioni cinesi, rietichettate al fine di aggirare le barriere commerciali.
Il settore del legno europeo, e in particolare quello italiano, ha accolto con favore l’intervento di Bruxelles, denunciando da tempo una concorrenza sleale che mina la competitività delle imprese locali. Le associazioni di categoria, tra cui FederlegnoArredo, hanno evidenziato come i produttori europei si trovino a competere con merci offerte a prezzi sotto costo, realizzate in condizioni ambientali e sociali non conformi agli standard comunitari. Il risultato è una distorsione strutturale del mercato, che mette a rischio occupazione, investimenti e sostenibilità del comparto.
L’Italia, secondo esportatore europeo di prodotti in legno lavorato dopo la Germania, è tra i paesi più esposti. I produttori nazionali hanno registrato un calo dei margini e una contrazione delle vendite sul mercato interno, dove le merci d’importazione rappresentano ormai una quota significativa dell’offerta. A livello regionale, le imprese del Nord Est, in particolare tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, sono tra le più colpite dalla concorrenza dei prodotti cinesi, che spesso entrano nel mercato con prezzi inferiori anche del 40% rispetto al valore medio nazionale.
L’indagine europea si concentrerà anche sugli standard qualitativi e di sicurezza dei prodotti importati. In più occasioni, test condotti da laboratori indipendenti hanno rilevato difformità nella resistenza meccanica, nella durabilità e nella presenza di sostanze nocive come formaldeide in pannelli di origine asiatica. Tali discrepanze non solo costituiscono un pericolo per i consumatori finali, ma configurano anche una violazione dei regolamenti REACH e CE, che disciplinano la sicurezza dei materiali da costruzione e degli arredi.
La Commissione potrebbe estendere i dazi antidumping anche a nuovi codici doganali e a prodotti finiti che contengono componenti in legno contraffatti, come mobili e strutture modulari. Si sta inoltre valutando la possibilità di attivare una clausola di salvaguardia generale per il comparto, che consentirebbe di bloccare temporaneamente le importazioni in caso di minacce gravi all’equilibrio del mercato. A sostegno di questa strategia, l’UE si è dotata di un nuovo meccanismo di vigilanza digitale, capace di tracciare i flussi commerciali in tempo reale e segnalare anomalie nei volumi o nei prezzi dichiarati.
L’azione dell’UE si inserisce nel più ampio quadro del nuovo corso commerciale della Commissione, che sta progressivamente abbandonando l’approccio laissez-faire per adottare strumenti di difesa più assertivi. L’idea di fondo è che l’apertura dei mercati debba essere accompagnata da regole chiare e strumenti efficaci per farle rispettare. Non è un caso che, oltre al legno, anche altri settori – come l’acciaio, l’alluminio, le batterie e il fotovoltaico – siano oggetto di indagini simili, tutte motivate da pratiche commerciali aggressive da parte di paesi extra-UE.
Il caso del legno potrebbe diventare emblematico per l’evoluzione futura della politica commerciale europea. Se le indagini dovessero confermare le frodi su larga scala, la Commissione sarebbe costretta ad alzare ulteriormente il livello delle contromisure, con ripercussioni significative anche sui rapporti diplomatici tra Bruxelles e Pechino. Il settore attende ora i prossimi sviluppi, mentre le imprese locali chiedono un rafforzamento immediato dei controlli alle dogane, incentivi alla filiera corta e un maggiore sostegno all’innovazione sostenibile nella lavorazione del legno.

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