Agricoltori in piazza a Bruxelles contro il taglio del 20% dei fondi UE: la protesta infiamma il dibattito sulla nuova PAC
- piscitellidaniel
- 17 lug
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Centinaia di agricoltori provenienti da diversi paesi dell’Unione Europea sono scesi in piazza a Bruxelles per manifestare contro il paventato taglio del 20% dei fondi destinati al settore agricolo nel prossimo bilancio pluriennale dell’UE. La protesta, organizzata da numerose associazioni di categoria tra cui Copa-Cogeca e rappresentanze sindacali nazionali, ha avuto luogo davanti alla sede della Commissione europea e ha visto sfilare trattori, cartelli e slogan contro quella che viene definita una minaccia esistenziale per l’agricoltura europea.
La mobilitazione nasce dalla recente proposta di bilancio avanzata dalla Commissione europea per il periodo 2028-2034, nella quale i capitoli relativi alla Politica Agricola Comune (PAC) verrebbero ridotti di circa il 20% rispetto al settennato precedente. Si tratta, secondo le stime delle organizzazioni agricole, di un taglio che si tradurrebbe in una perdita potenziale di oltre 45 miliardi di euro complessivi per il settore, con impatti disastrosi soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni che rappresentano l’ossatura dell’agricoltura nei paesi membri.
I manifestanti hanno espresso la propria preoccupazione per un futuro incerto, già reso difficile dall’aumento dei costi delle materie prime, dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalla concorrenza con prodotti extra UE che non rispettano gli stessi standard ambientali e sanitari. Secondo i portavoce delle organizzazioni presenti alla protesta, il taglio metterebbe a rischio la sicurezza alimentare europea, l’autosufficienza produttiva e il ricambio generazionale nel comparto agricolo, aggravando il processo di spopolamento delle aree rurali.
Al centro delle critiche c’è anche il nuovo orientamento “verde” della PAC, che secondo gli agricoltori rischia di tradursi in un carico eccessivo di vincoli burocratici e ambientali, senza che siano garantite adeguate compensazioni economiche. Se da un lato la Commissione ha ribadito la necessità di allineare la PAC con gli obiettivi del Green Deal europeo e del programma “Farm to Fork”, dall’altro gli operatori del settore contestano la scarsità dei fondi messi a disposizione per accompagnare la transizione ecologica, che richiede investimenti in tecnologie, formazione e infrastrutture.
Durante la manifestazione, una delegazione di agricoltori è stata ricevuta dai rappresentanti della Commissione, che hanno difeso la proposta di bilancio sostenendo che le nuove priorità dell’Unione richiedono una riallocazione delle risorse verso settori strategici come difesa, migrazione, tecnologia e innovazione. Tuttavia, gli agricoltori chiedono che il settore primario non venga sacrificato in nome di equilibri contabili o priorità politiche ritenute meno urgenti.
Tra le delegazioni più numerose presenti a Bruxelles si sono distinte quelle di Francia, Italia, Germania, Spagna e Polonia. Gli agricoltori italiani, in particolare, hanno portato in piazza le istanze di una categoria colpita da crisi strutturali come quella del latte, dell’olio e del grano, nonché da calamità climatiche sempre più frequenti. Coldiretti, Cia e Confagricoltura hanno denunciato l’inadeguatezza degli strumenti assicurativi e di compensazione per eventi estremi, sottolineando che senza un supporto pubblico forte il settore rischia di implodere.
Il governo italiano, attraverso il ministro dell’Agricoltura, ha espresso sostegno alle rivendicazioni degli agricoltori, annunciando che si opporrà in sede di Consiglio europeo a ogni ipotesi di riduzione netta dei fondi PAC. Anche Francia e Polonia si sono dette pronte a formare un fronte comune per contrastare una proposta di bilancio che giudicano penalizzante e sbilanciata. I prossimi mesi si annunciano quindi decisivi per l’esito del negoziato, con il rischio di uno scontro tra le istituzioni europee e le rappresentanze agricole di più paesi membri.
Il momento della protesta coincide con un contesto di crescente tensione politica, sia all’interno dell’Unione che nei singoli stati. L’aumento dei movimenti populisti e la crescente insofferenza verso le politiche comunitarie da parte delle categorie produttive rischiano di alimentare un clima di sfiducia nelle istituzioni europee, soprattutto se non verranno date risposte concrete alle richieste di chi, come gli agricoltori, si trova a operare in prima linea nei territori.
Infine, la protesta di Bruxelles rilancia anche un interrogativo strategico sul futuro del modello agricolo europeo. In un’epoca in cui la sostenibilità ambientale è diventata una priorità globale, il nodo da sciogliere è quello dell’equilibrio tra esigenze economiche, tutela ambientale e coesione sociale. Gli agricoltori chiedono che le scelte politiche non vengano imposte dall’alto, ma siano frutto di un confronto reale con chi ogni giorno vive la complessità dei campi, delle filiere e dei mercati.

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