Agcom: italiani sempre più connessi ma impreparati nell’era dell’odio digitale, allarme su disinformazione e cyberbullismo
- piscitellidaniel
- 3 lug
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L’Italia è sempre più connessa, ma anche sempre più esposta ai rischi del digitale, in un contesto in cui l’accesso all’informazione è diventato tanto capillare quanto vulnerabile. È quanto emerge dalla Relazione annuale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), presentata ufficialmente il 2 luglio. Il documento analizza lo stato dei media, delle telecomunicazioni, delle piattaforme digitali e del mercato dell’informazione, delineando un quadro nel quale la penetrazione di Internet e dei social media ha raggiunto livelli mai registrati prima, ma a fronte di una scarsa preparazione culturale e critica da parte degli utenti italiani.
Secondo i dati raccolti, l’89% della popolazione accede regolarmente alla rete, con un utilizzo crescente delle piattaforme online come principale fonte informativa. Il 72% dei cittadini riceve notizie principalmente da Internet, con una preferenza crescente per i social network, che superano ormai sia la televisione sia la stampa tradizionale. Tuttavia, questa evoluzione non è stata accompagnata da un adeguato livello di alfabetizzazione digitale, rendendo gli utenti vulnerabili alla disinformazione, alla manipolazione e all’esposizione a contenuti d’odio, violenti o discriminatori.
Disinformazione in aumento: social e AI tra i principali vettori
Agcom lancia un chiaro allarme sulla diffusione incontrollata della disinformazione online. La relazione sottolinea che i contenuti manipolativi, le notizie false e le teorie complottiste si diffondono con grande rapidità, sfruttando la struttura virale delle piattaforme digitali. Un problema acuito dalla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, che permette la produzione automatica e realistica di contenuti falsi, dai testi agli audio, fino ai video.
La presenza di bot, account falsi e strategie coordinate di amplificazione dei messaggi distorsivi ha raggiunto livelli preoccupanti, incidendo sul dibattito pubblico e sulla percezione della realtà da parte dei cittadini. L’Autorità ha monitorato oltre 60 episodi di disinformazione massiva nel 2023, con picchi durante le campagne elettorali, le crisi internazionali e le emergenze sanitarie. Le piattaforme più coinvolte risultano Facebook, TikTok e Telegram, mentre YouTube e X (ex Twitter) presentano fenomeni più legati alla radicalizzazione politica e ideologica.
Il problema, secondo Agcom, non è solo quantitativo ma anche qualitativo. I contenuti disinformativi risultano spesso indistinguibili da quelli autentici, soprattutto per i cittadini meno attrezzati a livello critico. A pesare è anche la debolezza strutturale del sistema editoriale italiano, con una progressiva erosione della stampa locale, la crisi della pubblicità tradizionale e una crescente dipendenza dalle piattaforme digitali per la distribuzione dei contenuti giornalistici.
La fragilità del sistema informativo e il ruolo delle piattaforme
Il sistema informativo nazionale si trova oggi a dover fronteggiare una duplice sfida: da un lato la competizione con i grandi attori globali del digitale, dall’altro la difficoltà a garantire standard qualitativi, sostenibilità economica e indipendenza editoriale. La relazione Agcom evidenzia come oltre il 70% del traffico informativo online sia oggi mediato da piattaforme come Google e Meta, che operano come gatekeeper di fatto dell’informazione, determinando visibilità, accessibilità e remunerazione dei contenuti.
Questa situazione genera una concentrazione del potere informativo in mani private e internazionali, con regole poco trasparenti e criteri algoritmici non sempre coerenti con l’interesse pubblico. La mancanza di strumenti di controllo e di contrattazione da parte degli editori nazionali aggrava il rischio di squilibri strutturali. Agcom sottolinea la necessità urgente di un nuovo quadro normativo che regolamenti il rapporto tra editori e piattaforme, introducendo obblighi di trasparenza, equa remunerazione e tutela del pluralismo.
Nel frattempo, il mercato pubblicitario continua a premiare le piattaforme digitali, che nel 2023 hanno raccolto il 78% degli investimenti pubblicitari online. Gli editori italiani, pur mantenendo una discreta quota di pubblico, faticano a monetizzare i propri contenuti in modo adeguato, anche a causa della proliferazione di contenuti gratuiti e non professionali che saturano l’offerta informativa.
Giovani e social media: tra dipendenza, cyberbullismo e linguaggio d’odio
Uno degli aspetti più preoccupanti evidenziati dalla relazione riguarda l’impatto del digitale sulle fasce più giovani della popolazione. I dati mostrano che oltre il 95% dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni è attivo sui social media, con una media di utilizzo giornaliero di oltre 3 ore. L’uso precoce e non sempre controllato di piattaforme come TikTok, Instagram e Snapchat espone i minori a contenuti inappropriati, cyberbullismo, sfide virali pericolose e dinamiche di dipendenza emotiva.
Agcom denuncia la presenza crescente di fenomeni di odio digitale, sia tra coetanei sia rivolti a categorie vulnerabili. Insulti razzisti, omofobi, sessisti o rivolti a persone con disabilità si moltiplicano, spesso in assenza di un’adeguata moderazione da parte delle piattaforme. La solitudine digitale, l’ansia da prestazione e la ricerca compulsiva di approvazione sociale sono elementi che concorrono ad aggravare il disagio psicologico tra i più giovani. La relazione chiede una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme, in particolare sull’età minima per l’accesso, sull’uso dei dati personali e sull’efficacia dei filtri di contenuto.
Educazione digitale e nuovi strumenti per una cittadinanza consapevole
Per affrontare le criticità emerse, Agcom sollecita l’introduzione di un piano nazionale per l’educazione digitale, da integrare nei curricula scolastici a partire dalle scuole primarie. L’obiettivo è formare cittadini digitali consapevoli, capaci di distinguere l’informazione affidabile dalla manipolazione, di riconoscere le fake news, di rispettare gli altri anche online e di usare i social media in modo responsabile. Agcom propone la creazione di un osservatorio permanente sulle competenze digitali, con il coinvolgimento di scuole, università, media, piattaforme e istituzioni.
Nel documento si sottolinea anche l’urgenza di potenziare le autorità di controllo e i meccanismi di enforcement nei confronti delle grandi piattaforme digitali. In particolare, viene richiesto un rafforzamento del Digital Services Act europeo, con strumenti concreti per obbligare le piattaforme a rimuovere tempestivamente contenuti illegali, contrastare la disinformazione sistemica e tutelare i minori.
La relazione Agcom 2024 rappresenta un invito a intervenire in modo sistemico, superando l’approccio emergenziale e frammentato che ha finora caratterizzato la gestione dell’ecosistema digitale in Italia. Il crescente divario tra il grado di connessione tecnologica e la preparazione culturale degli utenti italiani rischia di tradursi in una crisi della cittadinanza democratica, se non affrontato con una visione di lungo periodo.

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