top of page

Agcom: italiani sempre più connessi ma impreparati nell’era dell’odio digitale, allarme su disinformazione e cyberbullismo

L’Italia è sempre più connessa, ma anche sempre più esposta ai rischi del digitale, in un contesto in cui l’accesso all’informazione è diventato tanto capillare quanto vulnerabile. È quanto emerge dalla Relazione annuale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), presentata ufficialmente il 2 luglio. Il documento analizza lo stato dei media, delle telecomunicazioni, delle piattaforme digitali e del mercato dell’informazione, delineando un quadro nel quale la penetrazione di Internet e dei social media ha raggiunto livelli mai registrati prima, ma a fronte di una scarsa preparazione culturale e critica da parte degli utenti italiani.


Secondo i dati raccolti, l’89% della popolazione accede regolarmente alla rete, con un utilizzo crescente delle piattaforme online come principale fonte informativa. Il 72% dei cittadini riceve notizie principalmente da Internet, con una preferenza crescente per i social network, che superano ormai sia la televisione sia la stampa tradizionale. Tuttavia, questa evoluzione non è stata accompagnata da un adeguato livello di alfabetizzazione digitale, rendendo gli utenti vulnerabili alla disinformazione, alla manipolazione e all’esposizione a contenuti d’odio, violenti o discriminatori.


Disinformazione in aumento: social e AI tra i principali vettori

Agcom lancia un chiaro allarme sulla diffusione incontrollata della disinformazione online. La relazione sottolinea che i contenuti manipolativi, le notizie false e le teorie complottiste si diffondono con grande rapidità, sfruttando la struttura virale delle piattaforme digitali. Un problema acuito dalla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, che permette la produzione automatica e realistica di contenuti falsi, dai testi agli audio, fino ai video.


La presenza di bot, account falsi e strategie coordinate di amplificazione dei messaggi distorsivi ha raggiunto livelli preoccupanti, incidendo sul dibattito pubblico e sulla percezione della realtà da parte dei cittadini. L’Autorità ha monitorato oltre 60 episodi di disinformazione massiva nel 2023, con picchi durante le campagne elettorali, le crisi internazionali e le emergenze sanitarie. Le piattaforme più coinvolte risultano Facebook, TikTok e Telegram, mentre YouTube e X (ex Twitter) presentano fenomeni più legati alla radicalizzazione politica e ideologica.


Il problema, secondo Agcom, non è solo quantitativo ma anche qualitativo. I contenuti disinformativi risultano spesso indistinguibili da quelli autentici, soprattutto per i cittadini meno attrezzati a livello critico. A pesare è anche la debolezza strutturale del sistema editoriale italiano, con una progressiva erosione della stampa locale, la crisi della pubblicità tradizionale e una crescente dipendenza dalle piattaforme digitali per la distribuzione dei contenuti giornalistici.


La fragilità del sistema informativo e il ruolo delle piattaforme

Il sistema informativo nazionale si trova oggi a dover fronteggiare una duplice sfida: da un lato la competizione con i grandi attori globali del digitale, dall’altro la difficoltà a garantire standard qualitativi, sostenibilità economica e indipendenza editoriale. La relazione Agcom evidenzia come oltre il 70% del traffico informativo online sia oggi mediato da piattaforme come Google e Meta, che operano come gatekeeper di fatto dell’informazione, determinando visibilità, accessibilità e remunerazione dei contenuti.


Questa situazione genera una concentrazione del potere informativo in mani private e internazionali, con regole poco trasparenti e criteri algoritmici non sempre coerenti con l’interesse pubblico. La mancanza di strumenti di controllo e di contrattazione da parte degli editori nazionali aggrava il rischio di squilibri strutturali. Agcom sottolinea la necessità urgente di un nuovo quadro normativo che regolamenti il rapporto tra editori e piattaforme, introducendo obblighi di trasparenza, equa remunerazione e tutela del pluralismo.


Nel frattempo, il mercato pubblicitario continua a premiare le piattaforme digitali, che nel 2023 hanno raccolto il 78% degli investimenti pubblicitari online. Gli editori italiani, pur mantenendo una discreta quota di pubblico, faticano a monetizzare i propri contenuti in modo adeguato, anche a causa della proliferazione di contenuti gratuiti e non professionali che saturano l’offerta informativa.


Giovani e social media: tra dipendenza, cyberbullismo e linguaggio d’odio

Uno degli aspetti più preoccupanti evidenziati dalla relazione riguarda l’impatto del digitale sulle fasce più giovani della popolazione. I dati mostrano che oltre il 95% dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni è attivo sui social media, con una media di utilizzo giornaliero di oltre 3 ore. L’uso precoce e non sempre controllato di piattaforme come TikTok, Instagram e Snapchat espone i minori a contenuti inappropriati, cyberbullismo, sfide virali pericolose e dinamiche di dipendenza emotiva.


Agcom denuncia la presenza crescente di fenomeni di odio digitale, sia tra coetanei sia rivolti a categorie vulnerabili. Insulti razzisti, omofobi, sessisti o rivolti a persone con disabilità si moltiplicano, spesso in assenza di un’adeguata moderazione da parte delle piattaforme. La solitudine digitale, l’ansia da prestazione e la ricerca compulsiva di approvazione sociale sono elementi che concorrono ad aggravare il disagio psicologico tra i più giovani. La relazione chiede una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme, in particolare sull’età minima per l’accesso, sull’uso dei dati personali e sull’efficacia dei filtri di contenuto.


Educazione digitale e nuovi strumenti per una cittadinanza consapevole

Per affrontare le criticità emerse, Agcom sollecita l’introduzione di un piano nazionale per l’educazione digitale, da integrare nei curricula scolastici a partire dalle scuole primarie. L’obiettivo è formare cittadini digitali consapevoli, capaci di distinguere l’informazione affidabile dalla manipolazione, di riconoscere le fake news, di rispettare gli altri anche online e di usare i social media in modo responsabile. Agcom propone la creazione di un osservatorio permanente sulle competenze digitali, con il coinvolgimento di scuole, università, media, piattaforme e istituzioni.


Nel documento si sottolinea anche l’urgenza di potenziare le autorità di controllo e i meccanismi di enforcement nei confronti delle grandi piattaforme digitali. In particolare, viene richiesto un rafforzamento del Digital Services Act europeo, con strumenti concreti per obbligare le piattaforme a rimuovere tempestivamente contenuti illegali, contrastare la disinformazione sistemica e tutelare i minori.


La relazione Agcom 2024 rappresenta un invito a intervenire in modo sistemico, superando l’approccio emergenziale e frammentato che ha finora caratterizzato la gestione dell’ecosistema digitale in Italia. Il crescente divario tra il grado di connessione tecnologica e la preparazione culturale degli utenti italiani rischia di tradursi in una crisi della cittadinanza democratica, se non affrontato con una visione di lungo periodo.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page