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A Tunisi arriva l’asfalto intelligente progettato a Palermo: il test urbano che sfida traffico, clima e sostenibilità

Un tratto stradale della capitale tunisina si è trasformato in un laboratorio a cielo aperto per una tecnologia innovativa sviluppata in Italia. Si tratta dell’asfalto del futuro, ideato e progettato presso i laboratori del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo, che ora viene testato nel traffico reale di Tunisi. Il progetto, frutto della cooperazione internazionale tra enti universitari e soggetti istituzionali, è parte del programma europeo Horizon 2020 e rientra nell’iniziativa ReRoad.


L’obiettivo principale è quello di verificare le performance in condizioni climatiche estreme, in una città dove le elevate temperature estive, l’umidità e il traffico congestionato rappresentano fattori determinanti per valutare la resistenza e l’adattabilità del nuovo materiale. Il manto, infatti, è stato progettato per rispondere in modo intelligente agli stress termici, meccanici e ambientali che normalmente accelerano il degrado delle infrastrutture stradali.


Il progetto pilota copre un tratto urbano in cui l’asfalto è stato posato utilizzando tecnologie all’avanguardia che integrano materiali riciclati, sensori di monitoraggio e leganti bituminosi modificati. L’asfalto sperimentale è dotato di una rete di rilevatori in grado di monitorare, in tempo reale, parametri come temperatura, umidità, carichi dinamici e tasso di usura. Questi dati vengono trasmessi a una piattaforma digitale sviluppata a Palermo, che permette l’elaborazione dei risultati e il confronto con le previsioni teoriche.


L’aspetto più innovativo della miscela risiede nella sua capacità di adattarsi alle condizioni ambientali. I materiali impiegati includono polimeri reattivi e additivi che conferiscono elasticità e durabilità. A differenza degli asfalti tradizionali, questo nuovo composto resiste a deformazioni permanenti anche in presenza di sollecitazioni elevate e non si deteriora facilmente in ambienti umidi o sotto l’azione combinata del traffico pesante e del calore. L’effetto è quello di ridurre la formazione di crepe, buche e scollamenti, abbattendo i costi di manutenzione e prolungando il ciclo di vita della pavimentazione.


Un ulteriore vantaggio riguarda la sostenibilità ambientale: nella miscela sono stati utilizzati aggregati riciclati provenienti da demolizioni stradali e rifiuti di plastica trattata, che rendono il prodotto finale più leggero e meno energivoro in fase di produzione. Anche l’applicazione del materiale è stata progettata per essere meno impattante rispetto ai cantieri tradizionali: grazie a tecniche a caldo controllato, si riduce l’emissione di fumi e polveri durante la posa, migliorando le condizioni di lavoro e l’impatto sull’ambiente urbano.


A coordinare il progetto è il team di ricerca palermitano, composto da ingegneri, chimici e informatici specializzati in materiali stradali e sensoristica. I dati raccolti a Tunisi saranno fondamentali per perfezionare il modello teorico e adattarlo ad altri contesti climatici. L’obiettivo a medio termine è infatti quello di esportare la tecnologia in altre città mediterranee con problematiche analoghe, dove le alte temperature estive e la densità di traffico accelerano il deterioramento delle strade.


Nel frattempo, il progetto ha già attirato l’interesse di enti pubblici e gestori stradali anche in Italia. Alcune amministrazioni locali si sono dette disponibili ad avviare test in aree urbane ad alta criticità, come zone industriali o assi viari particolarmente congestionati. Le sperimentazioni future potrebbero coinvolgere anche ambienti montani e litoranei, per valutare la resistenza dell’asfalto a sbalzi termici, gelo e salsedine.


L’asfalto del futuro, così come è stato ribattezzato dal team che lo ha sviluppato, rappresenta un esempio concreto di come la ricerca applicata possa incidere sulla vita quotidiana e migliorare la qualità dell’ambiente urbano. Il collegamento diretto tra università, enti di ricerca internazionali e amministrazioni pubbliche ha permesso di superare la fase di laboratorio e arrivare a una sperimentazione su larga scala in contesto reale.


Tunisi, con le sue caratteristiche climatiche e infrastrutturali, si presenta come un banco di prova ideale per testare limiti e potenzialità del materiale. L’interesse crescente attorno al progetto dimostra quanto il tema della manutenzione stradale sostenibile e intelligente sia ormai al centro delle agende politiche e urbanistiche, non solo nei paesi industrializzati ma anche nei contesti in rapido sviluppo.


La collaborazione scientifica tra l’Italia e la Tunisia su questo fronte non è episodica. Da tempo sono attivi accordi bilaterali nel campo dell’ingegneria ambientale e delle tecnologie urbane. Questo progetto rafforza una cooperazione che, attraverso l’innovazione, può diventare un modello replicabile anche in altre aree del Nord Africa e del Medio Oriente.


Il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità del nuovo materiale di mantenere prestazioni elevate nel tempo, non solo nei mesi immediatamente successivi alla posa, ma anche nel medio periodo, a fronte di carichi ripetuti e condizioni ambientali variabili. Proprio per questo, il monitoraggio costante e l’analisi predittiva dei dati rappresentano elementi centrali del progetto. Le informazioni raccolte dai sensori non solo forniranno una fotografia precisa delle prestazioni, ma potranno essere utilizzate per ottimizzare gli interventi futuri, guidare le scelte progettuali e ridurre drasticamente i margini di errore nella realizzazione delle nuove pavimentazioni urbane.

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