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Wall Street in calo tra tensioni geopolitiche e timori sull’inflazione


I principali indici di Wall Street hanno chiuso in forte calo giovedì, appesantiti dalle crescenti preoccupazioni degli investitori per l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro. Le tensioni hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando nuovi timori sull’inflazione.


Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Teheran dovrà raggiungere un accordo o affrontare un’offensiva prolungata. Tuttavia, un alto funzionario iraniano ha definito la proposta americana “unilaterale e ingiusta”, pur lasciando intendere che il dialogo diplomatico non è del tutto interrotto.


L’assenza di segnali concreti di distensione ha fatto salire il petrolio di oltre il 5%, cancellando così i guadagni registrati nella seduta precedente, quando i mercati avevano scommesso su una possibile de-escalation del conflitto in corso da circa quattro settimane.


Alle 14:20 ET (18:20 GMT), il Dow Jones Industrial Average ha perso 428,89 punti, pari allo 0,92%, attestandosi a 46.000,14, l' S&P 500 ha ceduto 98,72 punti, pari all'1,50%, chiudendo a 6.493,18 e il Nasdaq Composite ha perso 455,11 punti, pari al 2,07%, chiudendo a 21.474,71. 


Il Nasdaq è sceso di oltre il 10% rispetto al massimo storico di chiusura del 29 ottobre, avviandosi quindi verso una fase di correzione.


Tra gli undici settori principali dello S&P 500, solo quattro hanno chiuso in territorio positivo: l’energia ha guidato i rialzi, mentre i comparti delle comunicazioni e della tecnologia hanno registrato le perdite più marcate.


Meta e Alphabet in calo dopo i verdetti


Il settore delle comunicazioni è stato penalizzato anche dalle decisioni giudiziarie che hanno ritenuto Meta e Google (Alphabet) responsabili nei primi processi legati a una crescente ondata di cause contro le piattaforme social, accusate di aver arrecato danni ai minori. I titoli Meta hanno perso quasi l’8%, mentre Alphabet ha ceduto circa il 3%.


Nel comparto tecnologico, il settore dei semiconduttori ha inciso negativamente sull’andamento dei mercati: l’indice Philadelphia Semiconductor ha perso oltre il 4%, interrompendo una serie di tre sedute consecutive in rialzo. A trascinare al ribasso il Dow Jones sono stati soprattutto i titoli Nvidia, leader nei chip per l’intelligenza artificiale, in calo del 3,7%.


Secondo quanto segnalato dall’OCSE, il conflitto in Medio Oriente rischia di compromettere il percorso di crescita dell’economia globale, anche a causa della quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, che potrebbe spingere ulteriormente l’inflazione.


L’aumento dei prezzi del petrolio sta complicando il compito delle banche centrali: i timori inflazionistici rendono infatti meno probabile un allentamento della politica monetaria. I mercati ora non si aspettano più tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno, mentre prima dell’escalation con l’Iran erano previsti due interventi al ribasso, secondo il FedWatch Tool del CME Group.


Sul fronte macroeconomico, i dati hanno evidenziato un lieve incremento delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, segnale di un mercato del lavoro ancora solido e che lascia alla Fed margine per mantenere invariati i tassi, monitorando al contempo gli effetti del conflitto.


Tra i singoli titoli, Olaplex ha registrato un forte balzo del 50%, raggiungendo i 2 dollari, dopo l’annuncio dell’accordo con la tedesca Henkel per l’acquisizione del marchio di prodotti per capelli per 1,4 miliardi di dollari.


Al contrario, i titoli delle società aurifere quotate negli Stati Uniti hanno subito pressioni a causa del calo dei prezzi dell’oro, scesi di oltre l’1%: Sibanye Stillwater e Harmony Gold hanno entrambe perso più del 3%.


Sul New York Stock Exchange, i titoli in calo hanno superato quelli in rialzo con un rapporto di 2,88 a 1, con 111 nuovi massimi e 143 nuovi minimi. Anche sul Nasdaq ha prevalso la debolezza, con 3.175 titoli in ribasso contro 1.451 in rialzo, per un rapporto di 2,19 a 1. L’indice S&P 500 ha infine registrato 20 nuovi massimi a 52 settimane e sette nuovi minimi.




Fonte: investing.com

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