Wall Street in calo tra petrolio ai massimi e timori di inflazione
- piscitellidaniel
- 4 ore fa
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Lunedì Wall Street ha chiuso in calo, mentre il prezzo del petrolio ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi anni, alimentando nuove preoccupazioni sull’inflazione.
Nelle prime fasi della seduta, tutti e tre i principali indici azionari statunitensi hanno perso oltre l’1%. Successivamente sono riusciti a ridurre parzialmente le perdite, pur faticando a recuperare dopo il forte ribasso registrato nella settimana precedente.
Il settore tecnologico ha mostrato segnali di ripresa, sostenuto in particolare dai titoli legati ai semiconduttori, che hanno contribuito a limitare il calo del Nasdaq.
Nel frattempo, i prezzi del petrolio hanno toccato i massimi dalla metà del 2022 a causa della riduzione dell’offerta provocata da interruzioni nelle spedizioni, mentre il conflitto tra Stati Uniti e Israele da una parte e l’Iran dall’altra è entrato nel suo decimo giorno. Il rincaro dell’energia rischia di tradursi in una nuova pressione inflazionistica, proprio mentre molti consumatori statunitensi faticano già a far fronte all’aumento del costo della vita.
Queste preoccupazioni, insieme al rapporto sull’occupazione pubblicato venerdì e risultato più debole del previsto, riaccendono il timore di una possibile stagflazione. In uno scenario del genere, la Federal Reserve si troverebbe divisa tra i due obiettivi del suo mandato: mantenere la stabilità dei prezzi e garantire la piena occupazione. Nonostante ciò, secondo lo strumento FedWatch del CME, i mercati finanziari si aspettano in larga parte che la banca centrale lasci invariati i tassi di interesse almeno per tutta la prima metà dell’anno.
Le speranze di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente si sono ulteriormente ridotte dopo che l’Iran ha indicato Mojtaba Khamenei come successore del padre alla guida suprema del Paese. La decisione è stata giudicata inaccettabile dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che continua a chiedere la resa incondizionata dell’Iran.
All’avvio della seduta, l’indice di volatilità del CBOE, noto anche come “indice della paura”, ha raggiunto il livello più alto da aprile 2025, subito dopo lo shock dei dazi annunciati da Trump nel cosiddetto “Giorno della Liberazione”. Successivamente è sceso, tornando sui livelli comunque elevati registrati venerdì.
Il Russell 2000 ha ceduto l’1,1%, portandosi a oltre l’8% sotto il massimo storico di chiusura toccato il 22 gennaio. Una discesa del 10% o più rispetto a quel livello segnerebbe ufficialmente l’ingresso dell’indice delle small cap in fase di correzione.
Anche il Dow Transports, considerato particolarmente sensibile all’andamento dell’economia, ha registrato un calo del 2%.
Il Dow Jones Industrial Average è sceso di 458,32 punti, ovvero dello 0,96%, a 47.043,77, l' S&P 500 ha perso 37,52 punti, ovvero dello 0,56%, a 6.702,50 e il Nasdaq Composite ha perso 43,73 punti, ovvero dello 0,20%, a 22.343,72.
Tra gli undici principali settori dell’S&P 500, l’unico a muoversi in territorio positivo è stato quello tecnologico. Le flessioni più marcate hanno invece riguardato i comparti finanziario e dei beni di consumo discrezionali.
Le vendite hanno colpito soprattutto i titoli dei costruttori di case e quelli bancari, scesi rispettivamente del 2,6% e del 2,4%.
In controtendenza l’indice Philadelphia Semiconductor, che ha nettamente sovraperformato il mercato: i produttori di chip SanDisk, Broadcom e Nvidia hanno registrato rialzi compresi tra l’1,2% e il 6,6%.
Sul fronte macroeconomico, nel corso della settimana sono attesi diversi dati potenzialmente rilevanti per i mercati: l’indice dei prezzi al consumo pubblicato dal Dipartimento del Lavoro, la seconda stima del PIL del quarto trimestre diffusa dal Dipartimento del Commercio e il rapporto sulle spese per consumi personali, uno degli indicatori più osservati per valutare l’andamento dell’inflazione.
Alla Borsa di New York i titoli in calo hanno nettamente superato quelli in rialzo con un rapporto di 3,28 a 1. Nel corso della seduta si sono registrati 91 nuovi massimi e 192 nuovi minimi.
Sul Nasdaq, invece, 1.512 titoli hanno chiuso in aumento mentre 3.162 hanno perso terreno, con i ribassi che hanno superato i rialzi con un rapporto di 2,09 a 1.
Per quanto riguarda i massimi e minimi delle ultime 52 settimane, l’S&P 500 ha segnato 4 nuovi massimi e 9 nuovi minimi, mentre il Nasdaq Composite ha registrato 41 nuovi massimi e 173 nuovi minimi.
Fonte: investing.com




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