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Telco europee contro Musk: nasce il progetto di un’alleanza per i servizi satellitari

10 set
Tempo di lettura: 3 min

Le grandi telecomunicazioni europee preparano una possibile risposta allo strapotere di Starlink nel mercato delle connessioni satellitari. Deutsche Telekom, Orange, Vodafone e Telefónica sono in trattative preliminari per valutare la costituzione di un consorzio destinato a partecipare alla futura assegnazione delle frequenze satellitari dell’Unione europea e sviluppare servizi di collegamento diretto tra satellite e smartphone. Il progetto non ha ancora raggiunto una decisione definitiva, ma rappresenta uno dei tentativi più significativi degli operatori continentali di costruire una capacità comune in un settore nel quale la società di Elon Musk dispone oggi di un vantaggio tecnologico e industriale considerevole.


Il terreno sul quale potrebbe svilupparsi la sfida è la banda dei 2 GHz, utilizzabile per i servizi mobili satellitari. Le attuali autorizzazioni europee sono destinate a scadere nel maggio del 2027 e Bruxelles sta ridisegnando il sistema di assegnazione con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione. Una parte dello spettro dovrebbe essere riservata a un operatore controllato prevalentemente da soggetti europei, mentre un’altra componente sarà collegata alle esigenze delle comunicazioni sovrane e al sistema IRIS². Un’ulteriore quota resterà accessibile alla competizione internazionale. È proprio sulla porzione destinata agli operatori comunitari che potrebbe concentrarsi l’interesse del consorzio formato dalle quattro grandi compagnie telefoniche.


La posta in gioco va oltre la semplice disponibilità di nuove frequenze. Le tecnologie Direct-to-Device, o D2D, permettono infatti a telefoni mobili compatibili di collegarsi direttamente ai satelliti quando manca la copertura delle normali antenne terrestri. In prospettiva, questi sistemi possono offrire messaggistica, chiamate e trasmissione dati nelle zone rurali, in mare, nelle aree montane o durante emergenze nelle quali le infrastrutture tradizionali risultano indisponibili. L’integrazione tra reti mobili e satellitari potrebbe quindi diventare una componente essenziale delle future telecomunicazioni, eliminando progressivamente alcune delle attuali zone prive di copertura e rafforzando la resilienza delle reti.


Starlink, controllata da SpaceX, parte da una posizione di forza grazie a una costellazione già operativa e a una capacità di lancio difficilmente replicabile nel breve periodo. Proprio questa superiorità ha alimentato in Europa un dibattito sulla dipendenza da infrastrutture tecnologiche statunitensi considerate sempre più strategiche. Il tema ha assunto anche una dimensione geopolitica, perché le comunicazioni satellitari sono diventate fondamentali non soltanto per cittadini e imprese, ma anche per protezione civile, sicurezza e difesa. L’obiettivo europeo è quindi evitare che un’infrastruttura decisiva per le comunicazioni del futuro dipenda esclusivamente dalle decisioni di grandi gruppi extraeuropei.


Il progetto presenta tuttavia diversi elementi di complessità. Le quattro società coinvolte hanno già sviluppato accordi individuali con operatori satellitari internazionali, creando rapporti che dovranno essere conciliati con un’eventuale strategia comune. Vodafone, per esempio, è legata ad AST SpaceMobile, mentre altri operatori europei hanno avviato collaborazioni con società statunitensi attive nella connettività satellitare. A questo si aggiunge il problema dell’infrastruttura: l’Europa non dispone ancora di una costellazione commerciale paragonabile per dimensioni e capacità a quella costruita da SpaceX. Il programma IRIS² punta a ridurre questa distanza, ma richiede ancora anni di investimenti e sviluppo prima di raggiungere la piena operatività.


La possibile alleanza assume perciò anche un valore industriale. Unendo clienti, spettro, infrastrutture terrestri e capacità finanziaria, Deutsche Telekom, Orange, Vodafone e Telefónica potrebbero raggiungere una scala difficilmente ottenibile attraverso iniziative separate. Una gestione condivisa delle frequenze consentirebbe inoltre agli operatori di avere maggiore forza contrattuale nei rapporti con i proprietari delle costellazioni satellitari. Rimarrebbero da definire governance, investimenti e condizioni di accesso, oltre agli inevitabili controlli sotto il profilo della concorrenza, considerando il peso che le quattro compagnie possiedono nei principali mercati europei.


La partita delle comunicazioni satellitari si inserisce così nel più ampio progetto di sovranità digitale europea. Dopo semiconduttori, cloud, intelligenza artificiale e infrastrutture energetiche, anche lo spazio è diventato un terreno sul quale Bruxelles cerca di ridurre le dipendenze strategiche. Per le telecomunicazioni tradizionali significa affrontare una trasformazione importante: la rete del futuro non sarà più soltanto composta da fibra ottica e antenne mobili, ma integrerà infrastrutture terrestri e costellazioni in orbita. La possibile intesa tra i quattro grandi operatori europei mostra che il confronto con Musk non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche il controllo delle frequenze e delle infrastrutture sulle quali viaggeranno le comunicazioni del prossimo decennio.

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